Emily Dickinson: l’Universo di una voce in una stanza

di Maugeri Costanza
11 Min.

Bentornati cari lettori e care lettrici, quella di oggi è una puntata poetica speciale. Questa settimana ho collaborato con Davide Avolio, poeta emergente o meglio poetastro napoletano, come ci suggerisce la bio del suo profilo Instagram.

Abbiamo deciso di presentarvi Emily Dickinson, una delle voci poetiche più complesse e affascinanti della letteratura mondiale. Davide, inoltre ci reciterà una delle sue poesie più significative: “Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi”, di cui troverete il video alla fine dell’articolo.

Siete pronti? Vi accompagneremo dentro l’Universo di un’anima straordinaria.

Chi è Emily Dickinson?

Emily Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, Massachusetts (Stati Uniti), figlia di una famiglia benestante, secondogenita di tre fratelli: Austin, il maggiore e Lavinia, la minore.

Il padre l’avvocato Edward Dickinson, fondatore dell’Amherst college e la madre Emily Norcross vollero assicurare un’ottima educazione ai tre figli, anche se la poetessa in una lettera all’amico Thomas W. Higginson scriverà:

Il Babbo, troppo occupato con le sue Carte per accorgersi di quello che faccio, mi ha comprato tanti Libri, ma mi raccomanda di non leggerli, perché ha paura che mi confondano la Mente.

Nel 1840 fu iscritta all’accademia di Amherst, dove studiò letteratura, religione, storia, matematica, geografia, biologia, greco e latino. A casa seguì, inoltre, lezioni di botanica, da quest’ultima rimase così tanto affascinata da iniziare a redigere un personale erbario, in cui raccolse fiori e piante accompagnati dai loro rispettivi nomi.

Una pagina dell’erbario di Emily Dickinson

Terminata l’Accademia s’iscrisse al seminario femminile di Mount Holyke, qui ricevette una rigida educazione puritana, nonostante ciò non coltivò mai un sentimento religioso. L’Estate succesiva torno a casa e non riprese mai più gli studi.

Emily Dickinson tra il lavoro nella serra, le passeggiate in natura e la Poesia.

Una volta fatto ritorno a casa, la poetessa condusse una vita tranquilla tra il lavoro nella serra, le passeggiate in natura con il suo cane Carlo e la Poesia nascosta nei cassetti della sua stanza. Figura fondamentale nella vita della Dickinson fu la sorella Lavinia. Ella fino alla morte di Emily si preoccupò di mantenere intorno a lei un ambiente sereno e armonioso che, potesse in qualche modo proteggere e nello stesso tempo far esplodere la sua sensibilità poetica.

I Maestri, gli amici e gli amori della Dickinson: pochi ma buoni

Emily Dickinson e Susan Gilbert

Emily Dickinson condusse una vita sostanzialmente solitaria, forse anche perchè non le piacque mai l’idea di instaurare rapporti superficiali, coltivò, invece, pochi ma profondi rapporti umani. Tenendo fede alla sua continua ricerca di autenticità.

Susan Gilbert, amica d’infanzia e moglie del fratello Austin dal 1856. Emily e Susan ebbero un rapporto profondissimo e autentico che la stessa poetessa definì: un amore platonico. La cognata fu una delle pochissime persone, a cui la Dickinson diede la possibilità di leggere le sue opere.

Thomas Wentworth Higginson, politico statunitense con il quale Emily ebbe un rapporto quasi maestro-allieva. I due ebbero un’ interessante corrispondenza epistolare:

«Signor Higginson, è troppo profondamente occupato per dirmi se la mia Poesia è viva?».

 Charles Wadsworth, uomo sposato, con figli di cui la poetessa si innamorò follemente.

Gli anni della clausura poetica: l’immaginazione viaggia in una stanza

La stanza di Emily Dickinson

Nel 1880 Emily Dickinson, all’età di cinquant’anni inizia una clausura nella sua stanza, vestita interamente di bianco, colore che la accompagnerà per il resto della vita e che rappresenta, forse, la volontà di volersi approcciare ai versi poetici quasi come fossero il primo pianto di una bambina appena nata, con la stessa essenzialità, intimità e purezza.

Trascorreva le sue giornate con la matita in mano e gli occhi alla finestra, unico suggerimento di mondo che ebbe, ma che le bastò per dare sfogo alla sua immaginazione, alla sua liricità.

Morì il 15 Maggio 1886, due anni dopo la morte del nipote, che la sconvolse. Dolore che la avvicinò in maniera irrimediabile alla morte. Poche settimane prima di spirare, nella sua ultima lettera scrisse due parole ricche dell’essenza di una vita, che si affaccia alla suprema fine con serenità: “Mi chiamano“.

La Poesia di Emily Dickinson: un rito purificatore

Un Pettirosso(Pinterest)

Quando si parla di Emily Dickinson e della sua poesia bisogna necessariamente compiere una lenta e graduale espiazione da ogni forma di impurità che la vita abbia lasciato, finora, sui nostri occhi e sulle nostre spalle.
Si avverte il necessario bisogno di spogliarsi dai preconcetti, dalle catene del giorno, come se si sentisse intimamente l’impellente necessità di lavarsi e purificarsi le mani.
Una volta che si è dentro i suoi componimenti, questa sensazione si amplifica fino a diventare quasi meditata e ricercata.

I versi della poetessa di Amherst sono come un battesimo, un rito continuo in cui liberarsi da un peccato così vivido, di cui però non ci sentiamo colpevoli.
Emily Dickinson ci suggerisce la netta sensazione di aver cominciato a scrivere poesia col solo ed unico intento di eruttare qualcosa nascosto nelle profondità del suo animo.

Un animo fin troppe volte recluso, fin dalla sua stessa infanzia, ancor prima che la reclusione spettasse al corpo attraverso l’isolamento a cui lei stessa si sottopose.

La Poesia: un disarmante simbolismo quotidiano

Dalla finestra dalla quale osserva il mondo, nel periodo in cui ha scritto le sue meravigliose liriche (un periodo di circa ventiquattro anni ), traspare tutta l’essenza di un mondo ridotto ad un simbolismo quotidiano, che definirei quasi d’oggettistica.
La poetessa compie continui riferimenti alla natura, alle sue creature e alle figure che frequentano casa sua:

Non posso vivere con te. / Questa sarebbe vita, / ma la vita è laggiù – dietro lo scaffale. / Il
becchino ha la chiave – e vi ripone / la nostra vita – porcellana – / come una tazza rotta –
antiquata / che la massaia ha scartato.

Una massaia


Sono i primi versi di una poesia pura e lucente, scritta nel 1862, l’anno in cui, secondo i biografi, Emily comincia ad avvertire l’esigenza di recludersi e di abbandonare la vita sociale.

Lo scaffale, il becchino, la chiave, la porcellana, la tazza antiquata, la massaia.
È un linguaggio quotidiano, ma intriso di una capacità evocativa disarmante, che riesce a catturare l’essenza minima degli oggetti e a renderli colmi di significati attuali e pregni di una modernità che ci sconvolge.

Ci sconvolge soprattutto in relazione all’immagine di una donna che ci appare esclusa da un mondo che pur declama e viviseziona perfettamente.
Viene dunque da chiedersi, leggendo i versi di una delle voci poetiche più grandi della letteratura statunitense, se ad essere reclusi fossero, invece, proprio gli altri intorno a lei, “i liberi” di andare e dedicarsi agli uffici, agli impegni, agli scocciatori, ai matrimoni, alle facezie sociali.


Vale la pena interrogarsi per un attimo su quanto la sua volontaria segregazione non sfoci in una ricercata e nobile libertà d’animo che spicca il volo nelle ali di una rondine o nel becco di un merlo che ha appena catturato un verme.
Sono queste le fotografie a cui la penna di Emily ci abitua, le parole che usa comunicano un’evidente analisi profonda del verso e della spazialità dello stesso, tipica di chi dedica lunghe ore alla stesura anche solo di due parole.

L’uso del “trattino” per separare un vocabolo dall’altro, piuttosto che una comune virgola (che pur usa ), intende quasi rimarcare la distanza fra sé e un mondo a cui sente di non appartenere pur essendone così perdutamente parte.

La Poesia di Emily Dickinson canta l’Amore

Il bacio“, Francesco Hayez

Come chiunque venga crocefisso alla croce poetica, anche la Dickinson parla costantemente d’amore, persino quando non ne parla, anche quando vorrebbe tacere l’Amore.
E’ l’amore che le scorre fra i polpastrelli, che cola dalle dita e dagli occhi, finendo per imbrattare di meraviglia dei fogli trovati, purtroppo, troppo tardi.
Sarà la sorella Lavinia, a scoprire e a pubblicare più di 1800 poesie, solo 6 componimenti erano stati pubblicati da Emily in vita.

Emily ci dona la possibilità di apprezzare una poetica pura, tesa a valorizzare una solitudine mai ostentata, diretta a raggiungere una dimensione spirituale oggettivamente universale, motivo per cui ancor oggi leggere i suoi versi e la sua corrispondenza, ci affascina così tanto.

Davide Avolio recita: “Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi” di Emily Dickinson

Scritto da Costanza Maugeri e Davide Avolio


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