Ecco il casco VR che può uccidere chi lo indossa

di Costanza
4 Min.

“L’idea di legare la vita vera all’avatar virtuale mi ha sempre affascinato, significa alzare istantaneamente la posta in gioco al massimo livello e costringere le persone a ripensare fondamentalmente al modo in cui interagiscono con il mondo virtuale e i giocatori che lo abitano.

Le grafiche sempre più dettagliate possono avvicinare l’apparenza del gioco alla realtà, ma soltanto la minaccia di conseguenze gravi può trasformarlo in realtà vera per te e per ogni altro giocatore.”

Palmer Luckey

Queste parole che avete appena letto sono state pronunciate da Palmer Luckey, l’inventore del casco VR Nerve Gear, che ti uccide davvero se muori in un videogioco.

Cosa dite? Non ci credete? Ebbene si. Se vi state chiedendo come funziona: ve lo spieghiamo subito!

Il casco omicida possiede tre cariche esplosive sullo schermo, che sono puntate verso il lobo frontale del giocatore e collegate a un fotosensore a banda stretta che rileva una specifica frequenza associata a un determinato colore.

“Quando compare una precisa schermata di game-over, le cariche esplodono, distruggendo istantaneamente il cervello dell’utente.”

L’inventore Palmer Luckey

Sottolineiamo che ha dichiarato di star progettando un meccanismo che non permetta di rimuovere o distruggere il casco. E’ inoltre concreta la possibilità che malfunzionamenti possano uccidere l’utente al momento sbagliato.

L’ispirazione del casco vr: il videogioco Sword Art Online

L’ispirazione di Palmer, inventore tra l’altro di Oculus, al quale Zuckerberg si è affidato per mettere le fondamenta al Metaverso, è stata il videogioco anime Sword Art Online. In quest’ultimo i giocatori, solo dopo aver indossato un casco vr NerveGear e aver iniziato il gioco, scoprono che un folle scienziato li ha intrappolati all’interno e che, se vogliono uscirne vivi (sia virtualmente che fisicamente) devono completarlo.

Luckey ha pubblicato il post riguardante il casco il 6 Novembre, nono anniversario dell’uscita del videogioco anime. Dalle prime dichiarazioni emerge che non verrà messo in commercio, ma rimarrà esposto come un’opera d’arte.

E se non fosse solo un gioco?

Luckey ha affermato che le tecnologie usate per costruire il casco, solitamente le applica ad un progetto diverso.

E se alludesse alla vincita di appalti, della sua azienda, di forniture di armamenti e dispositivi di difesa al governo americano per il quale sta già sviluppando nuove tecnologie belliche per le forze speciali statunitensi?

Dovremmo, forse, rivalutare il valore delle tecnologie virtuali?

Scritto da Costanza Maugeri


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Articoli Correlati