L’italia non è smart, ha un problema col digitale

di Alessia Giurintano
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

Il rapporto della Commissione UE sul Decennio Digitale (iniziativa volta a recuperare la carenza tecnologica), ha mostrato un dato di fatto che dovrebbe preoccupare lo Stato Italiano.

Infatti, in Italia si registrano pochissimi specializzati in tecnologie delle comunicazioni, un quarto in meno (in media), rispetto agli altri paesi europei.

L’Italia scarseggia sul piano delle competenze di base e avanzate relative al mondo digitale. A tutti gli effetti, non siamo un paese smart.

i giovani e il digitale

Il Decennio Digitale e gli obiettivi UE

Il programma politico del Decennio digitale, con traguardi e obiettivi concreti per il 2030, guida la trasformazione digitale dell’Europa.

Il 15 dicembre 2022, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha firmato la Dichiarazione europea sui diritti e i princpi digitali.

La Dichiarazione, presentata alla Commissione nel gennaio 2022, presenta l’impegno dell’UE per una trasformazione sicura, protetta e sostenibile.

Al centro sono poste le persone, la sicurezza, le infrastrutture e i servizi pubblici, per un unico focus.

Un obiettivo del progetto prevede che, entro il 2030, l’80% della popolazione europea abbia competenze digitali di base. La media UE attuale è del 54%. L’Italia è drammaticamente ferma al 46%.

«Ciò compromette la loro capacità di beneficiare delle opportunità digitali ed esercitare la cittadinanza digitale e ha impatto negativo sull’inclusività dell’Italia» scrive la Commissione.

problema col digitale

Le prospettive digitali italiane preoccupano per i giovani

Le Università Italiane non registrano abbastanza laureati in ambito digitale, e in aggiunta le aziende non si impegano per formare su questo aspetto i propri lavoratori. Il programma politico di Bruxelles segnala:

«Il numero di imprese che offrono effettivamente formazione ai propri dipendenti è ancora insufficiente».

Il Medioevo digitale italiano aumenta le disuguaglianze

l’ISTAT, certifica il divario digitale geograficamente diffuso a “macchia di leopardo” con effetti negativi destinati a incrementare le diseguaglianze sociali esistenti.

Il punto focale è che tale ritardo pesa e ostacola la crescita del Paese, che versa già in una condizione precaria sul fronte economico.

Il problema non è solo sociale, ma anche politico. Lo sostiene Alfonso Fuggetta, responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda digitale del Politecnico di Milano.

La politica italiana deve farsi carico del problema, per affrontare il successivo che è quello delle competenze.

Di Alessia Giurintano

Fonti: Europatoday, Corrierecomunicazioni, ilsole24ore, Commissione Europea


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