Se soffri di vulvodinia devi assolutamente leggere questo articolo

Soffrire di vulvodinia significa convivere con un bruciore costante nella zona vulvare ma anche vedere la propria vita sessuale invalidata a causa del dolore insopportabile. Ma è possibile trattarla. Cerchiamo di capire come in questo articolo.

Se soffrite di vulvodinia è probabile che vi siate trovate a dover affrontare un percorso fatto di tamponi, ovuli, creme e di “ti devi solo rilassare”. Magari avete pensato che il bruciore costante che sentite fosse dovuto alla candida o a qualche altra infezione. Magari avete anche pensato che non vi sareste più potute godere la vostra vita sessuale, perché ormai l’avete associata al dolore. Magari vi siete paralizzate quando vi hanno detto che si tratta di un disturbo cronico, pensando sia incurabile. 

E invece una cura c’è. La vulvodinia è trattabile, esiste una terapia, bisogna solo trovare una specialista o uno specialista che se ne occupi.

Nell’articolo di oggi vi parliamo di questo disturbo per conoscerlo un po’ meglio e per esserne meno spaventate.

Vulvodinia: cos’è e quali sono i suoi sintomi

Così come la descrive l’Associazione Italiana Vulvodinia - il portale scientifico ad essa dedicato - la vulvodinia rappresenta una sindrome dolorosa e cronica che si manifesta nella zona della vulva e che colpisce tra il 12% e il 15% delle donne nel corso della loro vita. Stiamo parlando di una donna su sette: non può quindi essere definita una patologia rara. 

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il sintomo principale è un dolore persistente - che può anche prendere la forma di bruciore, fitta o scossa - senza che siano presenti lesioni visibili e localizzato nella zona vulvare. Inoltre, è spesso associata ad altri disturbi, come il vaginismo, che rende dolorosa e difficoltosa la penetrazione durante i rapporti sessuali, invalidando la vita sessuale della donna che ne soffre, ma anche dolori mestruali e sindrome del colon irritabile.

Come per molte malattie invisibili, però, la diagnosi non avviene con facilità, inoltre le specialiste e gli specialisti che si occupano del suo trattamento non sono molti. 

Cosa significa soffrirne e conviverci?

Sicuramente l’impatto più pesante lo ritroviamo nella nostra vita sessuale. è vero, il sesso non è solo penetrazione, ma non possiamo negare che se ci troviamo all’interno di una relazione - a maggior ragione se etero - potremmo riscontrare dei problemi e potrebbero crearsi delle tensioni, delle ansie e anche delle insicurezze

Ma cerchiamo di non sentirci in difetto per questo: è normale preoccuparsi, anche il sesso fa parte della vita di coppia ed è giusto dargli la giusta importanza. Ma una relazione non è fatta solo di questo e se dall’altra parte abbiamo la fortuna di trovare un partner comprensivo e che ci sostiene, il rapporto non può che rafforzarsi. E magari può essere un’occasione per esplorare nuovi aspetti della nostra sessualità.

Ma esiste una terapia per la vulvodinia?

La vita sessuale non è però l’unico problema: come abbiamo già detto, possiamo sentire dolore o bruciore costante e incorrere in dolori mestruali più forti. Per questo motivo va trattata ed è possibile farlo attraverso i farmaci o tramite la fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico.

Come indica l’ISS, ci potrebbero prescrivere degli antidepressivi o antiepilettici al fine di diminuire la sensibilità delle terminazioni nervose. Esistono anche delle creme e degli anestetici che possiamo applicare localmente, ma hanno un effetto limitato nel tempo.

Per quanto riguarda la fisioterapia, può avvenire in diversi modi, a volte combinati: possiamo essere guidate nel rilassamento della zona vulvare, imparando a controllare la muscolatura, possiamo praticare un massaggio alla zona vulvare e perineale e, infine, ci potrebbero proporre la TENS - stimolazione nervosa elettrica transcutanea - che consiste in una leggera stimolazione elettrica che ci aiuta a inibire le terminazioni nervose coinvolte nel dolore.

Naturalmente, sarà la nostra ginecologa o la nostra ostetrica a consigliarci il percorso più adatto.

Buone pratiche che puoi seguire se soffri di vulvodinia

Oltre alla terapia e al trattamento del pavimento pelvico, ci sono alcune buone abitudini che possono essere seguite al fine di alleviare e prevenire il dolore. Ad elencarle è sempre l’Istituto Superiore di Sanità:

  • indossare biancheria di cotone;
  • non indossare pantaloni aderenti;
  • non indossare biancheria intima durante la notte;
  • utilizzare detergenti delicati e senza profumi;
  • durante la fase mestruale, usare solo assorbenti esterni e preferibilmente di cotone;
  • evitare sport e attività fisiche che causa sfregamento nella zona vulvare (equitazione, cyclette, spinning);
  • usare un cuscino a forma di ciambella nel caso il dolore si presenti quando si è sedute;
  • è possibile usare dei lubrificanti durante i rapporti;
  • infine - leggiamo - anche lo stress può causare la vulvodinia.

Concludiamo questo articolo con la speranza di avervi restituito un po’ di serenità su una questione tanto delicata, che ci fa sentire sbagliate e di cui, spesso e volentieri, non riusciamo a parlare.

In questo articolo abbiamo parlato anche dell’endometriosi e della vestibolodinia.

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