Tabù: come cambia la cultura del sesso nel tempo
Lo facciamo (quasi) tutti, ma viviamo in mezzo ai tabù. Qual è la storia del sesso? C’è davvero c’è differenza tra “fare sesso” e “fare l’amore”?
Il sesso fa parte della specie umana da sempre, seppur in maniere differenti.
Nonostante i tanti progressi che la società attuale ha fatto e sta facendo, rendere il sesso meno tabù non è tra questi.
Perché non riusciamo a parlarne liberamente? Cosa ci frena?
La storia del sesso
Da tempo immemore l’erotismo ha una storia travagliata: come una pallina da ping-pong, viene sballottato tra il tabù e la libertà. Questi due concetti si sono alternati nel corso degli anni, rendendo sempre un po’ oscuro il tema del sesso, come se non potesse essere compreso fino in fondo. Un attimo prima se ne parla liberamente e l’attimo dopo viene vissuto con un occhio di riguardo.
La libertà del Medioevo
“L’età di mezzo” (dal latino media aetas) è stata definita un’era buia da Petrarca, la quale ha preceduto invece la luce dell’umanità, ossia l’Umanesimo e il Rinascimento. La forte arretratezza da cui è stato caratterizzato, però, è in netto contrasto con la libertà con cui la società medievale viveva il sesso.
Si scriveva di sesso in totale libertà, esso poteva essere vissuto senza proibizioni, tanto dagli uomini quanto dalle donne. Il famoso “threesome” c’era già ai tempi, come si può leggere in una novella di Boccaccio, quando un uomo trova la moglie a letto con un altro ragazzo e decidono di passare la notte tutti e tre assieme.
Salimbene da Parma, cronista francescano, narrava di un vescovo a cui una donna aveva chiesto di benedirle la vulva. Richiesta che, oggi, apparirebbe come non consona, che allora invece era stata accolta dal vescovo senza troppi problemi.
Altri, invece, sottolineano la nascita dei primi tabù proprio in questo periodo, come il divieto, per le donne che avevano appena partorito, di entrare in chiesa previa una purificazione.
La chiusura dell’Età moderna
I grossi scandali avvenuti nel XVI, come la leggenda nera che aleggiava attorno a Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, non hanno placato i tabù sul sesso. La nobildonna, infatti, è stata accusata più volte di incesto con il padre e il fratello, Cesare Borgia, e di partecipare a parecchie orge.
Nonostante la diffusione di queste pratiche, nel 1559 nasce l’indice dei libri proibiti, pubblicato per la prima volta da papa Paolo IV. In questo elenco vi erano tutti i testi ritenuti impuri o che propagavano idee lontane dalla dottrina ecclesiastica del tempo. Ovviamente vi rientrarono anche tutti i libri che parlavano apertamente di sesso, come il sopraccitato Decameron di Boccaccio.

L’epoca vittoriana
Si intravede uno spiraglio di apertura verso il mondo del sesso quando il medico inglese Joseph Granville creò il primo vibratore.
Apertura che non sovrasta però i continui tabù: in particolare, l’industrializzazione ha delineato nuovi ruoli dell’uomo e della donna. Quest’ultima era icona di purezza e castità e il suo ruolo si limitava alla casa e alla famiglia, benché pratiche come la prostituzione fossero tollerate.
Sex, drugs and rock ’n’ roll
Il Novecento ha lentamente stravolto queste visioni del sesso. L’epoca nazi-fascista incentivava la sessualità poiché si riteneva utile incrementare le nascite. Dall’avere un ruolo marginale, la donna passa al centro della famiglia, con una vera e propria mercificazione del corpo atta a generare figli.
Gli anni ’60 e ’70, poi, sono stati portatori di una vera e propria rivoluzione dei diritti partita dagli studenti delle università americane. È in questo periodo che si diffonde il motto “Sex, drugs and rock ’n’ roll”, una cultura sessuale da vivere liberamente.
Oggi la situazione non è molto diversa: il sesso viene praticato come unione di due corpi, scindendo i sentimenti che legherebbero le due persone; il 77,4% ritiene separabili amore e sesso. Oggi il 13,1% ha avuto rapporti con tre o più persone e si tende a praticare più sesso con più amanti differenti.
Eppure, nonostante molte pratiche sessuali e il sesso stesso siano così diffusi, facciamo ancora fatica a parlarne. Perché?
Mettersi a nudo
Il sesso rappresenta la sfera più intima delle persone. Incarna gli istinti più reconditi, è spontaneo e, non a caso, quando ci spogliamo delle nostre insicurezze e dei nostri problemi, si parla di “mettersi a nudo”.
Dato che il sesso appartiene all’Io più nascosto, ciò potrebbe aver intensificato i tabù che sono nati. Non tutti sono propensi a parlarne, meno se ne parla e meno si sa: ciò potrebbe aver incentivato tutte le leggende metropolitane annesse alla sfera sessuale.
Abbiamo intervistato la psicologa e sessuologa Erika Desambrois per analizzare meglio il pensiero sul sesso nella nostra società.
«Il fatto che sia una sfera intima non aiuta. È come mettersi a nudo nel vero senso della parola. Quello che dico sempre ai miei pazienti è cercare di capire anche con chi vogliamo parlare di sessualità. Non è necessario parlarne con tutti perché magari ci sentiremmo giudicati». Non siamo tutti uguali e probabilmente affrontare un argomento tale con chi non lo vive serenamente sarebbe solo controproducente.

La sfera sessuale del XXI secolo
È davvero molto frequente che oggi, specialmente le donne, vengano giudicate per aver praticato il sesso senza avere una relazione con il potenziale partner.
Malgrado il 77,4% appurato sopra, se si intrattiene una relazione sessuale con qualcuno con cui non c’è un legame affettivo vero e proprio, si viene mal giudicati. Insomma, si predica bene ma si razzola male.
«Qui dipende dalla fascia generazionale, dalle persone, da tanti fattori. Ci sono persone che hanno piacere a vivere il sesso e sentono desiderio soltanto quando si trovano all’interno di una relazione. Non per forza relazione amorosa, ma l’interazione con un’altra persona con la quale c’è un legame affettivo e sentimentale. Per altre persone questo non è necessario. Le persone possono essere libere di fare quello che vogliono. Ciò che deve passare è il concetto che il sesso è libero, è fatto di persone che lo vivono liberamente, chiaramente con rispetto reciproco e consenso».
- Per approfondire, leggi questo articolo: Che significato ha il sesso oggi?
Il sesso sdoganato dai tabù: la masturbazione femminile
L’atto sessuale è da sempre altalenante: dove c’era apparente apertura, dietro si nascondevano infiniti tabù.
Oggi viene sì praticato abbastanza liberamente, ma il giudizio è sempre dietro l’angolo, così come il pudore quando se ne sente parlare.
«Credo che i tabù legati al sesso ci siano sempre stati e continuino ad esserci tuttora. Ogni sfera ha i propri tabù: la masturbazione femminile, per esempio, lo è stata per tanto tempo. Oggi lo è meno». L’84% delle 1.200 donne intervistate dall’Associazione Italiana Sessuologia Psicologia Applicata (AISPA) ha dichiarato di essersi masturbata almeno una volta nella vita, mentre la metà ha sperimentato l’utilizzo di un sex toys.

“Fare sesso” o “fare l’amore”
Due espressioni differenti per esprimere lo stesso concetto. L’espressione “fare l’amore” è vestita di più significati rispetto a “fare sesso”. Spesso viene usato - magari all’interno delle coppie - per simboleggiare l’atto che congiunge due anime. A volte, sembra si tenda a preferirla come espressione piuttosto dell’altra per evitare di dire “sesso”, a conferma di quanto i tabù siano radicati in noi.
«Pensiamo anche a tutta la censura sui social. La parola “sesso” è vista come da evitare, da censurare perché sporca e brutta. A volte, quindi, l’espressione “fare l’amore” è usata come edulcorante», conclude la Dott.ssa Desambrois.
Sicuramente tutti i tabù che ancora persistono non aiutano la società a sdoganare l’argomento. Inoltre, se una persona fa “l’amore” non è necessariamente più brava di chi fa solo “sesso”. Vengono investite di due significati diversi in base alla relazione in cui ci si trova, ma bisogna sempre ricordarsi che siamo tutti liberi di vivere questa sfera intima come preferiamo, non dimenticando il rispetto e il consenso, come detto sopra.
Forse, il fatto che il sesso appartenga agli istinti più primordiali l’ha sempre reso un argomento più delicato rispetto ad altri.
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