L’unico modo di affrontare la crisi ambientale è non lasciare niente e nessuno fuori
Siamo tutti collegati: con la Terra, con gli altri esseri viventi con cui condividiamo il Pianeta, con le altre persone. Suona un po’ naive? Forse. Ma la conferma ci arriva dall’IPBES, il cui report ha come focus l’interdipendenza tra biodiversità, crisi climatica, cibo, acqua e salute.
La crisi climatica rappresenta la macro problematica del nostro secolo. Macro, perchè si tratta di un fattore chiave che ritroviamo anche dietro ad altre questioni: dalla perdita di biodiversità alla sicurezza alimentare, va ad amplificare le crisi e le difficoltà che riguardano la questione socio-ambientale.
Infatti, l’emergenza ecologica non riguarda solo l’ambiente, ma incide anche sugli aspetti economici e sociali del nostro tempo, trasformandosi in una questione politica.
Quindi quali collegamenti esistono tra biodiversità, acqua, salute, cibo e crisi climatica? A rispondere a questa domanda è l’Assessment Report on the Interlinkages Among Biodiversity, Water, Food and Healthknown - o più in breve Nexus Report - rilasciato dall’IPBES (Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) a dicembre 2024. Vediamo cosa ne è emerso.
Biodiversità: quali sono le sfide che bisognerà affrontare
Nel rapporto viene evidenziato come la biodiversità si trovi in uno stato di declino globale - in gran parte a causa dell’attività antropica - con impatti importanti sulla sicurezza alimentare, sulla qualità e sulla disponibilità dell'acqua, sulla salute e sul benessere, sulla resilienza alla crisi climatica e su altri servizi ecosistemici.
Non viene risparmiata nemmeno l’economia: infatti, più della metà del PIL globale - leggiamo nel report - dipende dalla natura. Inoltre, più si rimandano le azioni per proteggerla, più aumenteranno i costi per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.
Il Nexus report ci ricorda che non siamo tutti uguali
Un altro punto che viene affrontato nell’analisi dell’IPBES è che la crisi climatica colpisce in maniera diversa i diversi paesi: nonostante negli ultimi anni abbiamo cominciato a sentire l’emergenza ecologica sempre più vicina, i danni maggiori continuano a subirli i paesi in via di sviluppo, le popolazioni native e le comunità locali e chi si trova in situazioni vulnerabili nei paesi ad alto reddito.
Il report sottolinea che seppur ricerca e innovazioni abbiano apportato dei miglioramenti dell'interdipendenza degli elementi in causa, è necessario andare più a fondo e integrare nella ricerca anche questioni indirette come possono essere commercio e consumo.
Biodiversità: quali prospettive per il futuro?
Tramite la valutazione di 186 scenari diversi provenienti da ben 52 studi separati - proiettati al 2050 e al 2100 - sappiamo che se le cose rimarranno come sono non vedremo chissà quali miglioramenti, anzi potremmo incorrere in un peggioramento della crisi climatica e in un aumento delle sfide per raggiungere gli obiettivi politici globali.
Il rapporto ci dice anche che i risultati saranno scarsi anche se ci concentreremo su uno solo dei fattori tra crisi climatica, cibo, acqua, biodiversità e salute: ad esempio - leggiamo - se ci dovessimo concentrare solo sulla sicurezza alimentare, potremmo incorrere in un ulteriore un'intensificazione della produzione, con scarsi risultati in ambito di sostenibilità.
Un approccio inclusivo di tutti e cinque i fattori è quindi necessario per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
In che modo è possibile raggiungere gli obiettivi di sostenibilità? Qualche ipotesi dell’IPBES
È possibile gestire correttamente la biodiversità, la gestione e la disponibilità di acqua e cibo e la biodiversità? Secondo l’IPBES la risposta è sì e le soluzioni le ritroviamo in gran parte nella natura: ripristinare gli ecosistemi, gestire della biodiversità in modo da ridurre la diffusione di zoonosi (quelle malattie che possono essere passate da una specie all’altra), migliorare i paesaggi, seguire diete sane e sostenibili, supportare i sistemi alimentari indigeni.
Se è vero che può suonare un po’ naive va ricordato: siamo tutti collegati. Con la Terra, le risorse e le altre persone. Non possiamo sperare che la nostra separazione dalla natura - perpetrata per secoli e ancora in corso - dia risultati positivi in fatto di sostenibilità.
Il primo passo per raggiungere la meta è riconoscere che siamo parte del sistema Terra, che siamo una specie tra le altre e che la nostra sopravvivenza dipende anche dalla sopravvivenza - e salute - degli altri organismi che camminano accanto a noi ogni giorno su questo Pianeta.
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