La carne rossa lavorata fa male anche al nostro cervello: cosa dice lo studio americano
Uno studio americano ha evidenziato come una dieta ricca di carni rosse lavorate aumenti del 13% la possibilità di sviluppare la demenza. Al contrario, la dieta mediterranea potrebbe migliorarla.
Sappiamo ormai bene che il consumo eccessivo di carne va evitato, dal momento che potrebbe portarci a sviluppare determinate patologie, come malattie cardiovascolari, obesità, diabete (il quale rappresenta la seconda causa di morte secondo la WHO) e antibioticoresistenza.
Inoltre - come afferma l’Airc - un consumo eccessivo di carne rossa (soprattutto lavorata) può portare a un rischio maggiore di sviluppare determinati tumori, come quelli dell'apparato gastro-intestinale, al colon-retto, allo stomaco e per dipendenti dagli ormoni: quello al seno, alla prostata e all'endometrio.
A questa lista, si aggiungerebbe ora anche il maggior rischio di sviluppare demenza e declino cognitivo: probabilità di incorrere in tali problematiche - con l’alto consumo di carne rossa lavorata - aumenterebbe di ben il 13%. Vediamo cosa dice lo studio americano che ha portato avanti la ricerca.
Alimentazione e salute cognitiva: attenzione ad eccedere con la carne rossa lavorata
Uno studio americano - pubblicato sulla rivista di neurologia Neurology - ha evidenziato come un maggior consumo di carne rossa lavorata porti ad avere più probabilità di sviluppare demenza e di avere una cognizione peggiore.
L'analisi della prima ha incluso 133.771 partecipanti (di cui il 65,4% donne) con un'età media di 48,9 anni, mentre l'analisi della funzione cognitiva ha coinvolto 17.458 partecipanti donne con un'età media di base di 74,3 anni.
I risultati dello studio ci dicono che è meglio diminuire le porzioni di carne rossa lavorata
I risultati hanno evidenziato come coloro che assumevano una quantità di carne rossa lavorata pari o maggiore di un quarto di porzione al giorno - rispetto a chi ne consumava meno di un decimo di porzione - avevano un rischio di sviluppare demenza più alto del 13% e un rischio di declino cognitivo più alto del 14%.
Un consumo più alto di carne rossa lavorata è stato quindi associato a un invecchiamento accelerato nella cognizione globale e nella memoria verbale, rispettivamente di 1,61 e 1,69 anni con l'aumento di una porzione al giorno.
Al contrario, la sostituzione di una porzione al giorno di carne rossa lavorata con noci e legumi sarebbe stata associata a un rischio inferiore del 19% per la demenza e del 21% per il declino cognitivo.
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Alimentazione e salute cognitiva: i benefici della dieta mediterranea
È sempre americana una ricerca - riportata da Lifegate - che, invece, mostrerebbe i benefici della dieta mediterranea per il nostro cervello.
Lo studio - i cui risultati sono ancora preliminari - avrebbe mostrato che più aumentava l’aderenza alla dieta mediterranea, maggiore era il miglioramento dell’integrità della sostanza bianca (parte del cervello - e del midollo spinale - che contiene le fibre nervose) ed erano meno presenti danni strutturali nel cervello.
Diminuire il consumo di carne non può che farci bene
Tali ricerche non fanno altro che rafforzare i benefici derivanti da un’alimentazione in cui le proteine animali non sono il centro della dieta ma rimangono marginali. Diminuirla il più possibile è quindi necessario per la nostra salute, ma anche per quella dell’ambiente: i prodotti di origine animale hanno un’impronta ambientale più alta rispetto agli alimenti di origine vegetale.
Da non lasciare fuori è anche la questione del benessere degli animali, i quali non possono che beneficiare della nostra eventuale scelta di diminuire il consumo di carne o di smettere totalmente di mangiarla.
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