Dentro la macchina social di Fratelli d’Italia: la politica, i giovani, le strategie e i retroscena

Pubblichiamo l’intervista integrale ad Alberto Di Benedetto, responsabile social di Fratelli d'Italia

1) Il No al referendum ha vinto con il 53,7% e un'affluenza sorprendente del 58,9%. Che tipo di campagna social ha organizzato FdI?


La campagna referendaria è stata impostata sui contenuti e sul merito della riforma, ma col tempo il dibattito è stato spostato - dall’opposizione - su un piano più politico, facendo perdere centralità al tema principale. Anche la necessità di rispondere alle accuse sui social ha contribuito a ridurre lo spazio per l’approfondimento della riforma. Credo una parte dell’opposizione non avesse interesse a entrare davvero nel merito, in molti in passato si erano espressi favorevolmente sui temi della riforma. 


È importante diversificare i contenuti e distinguere tra comunicazione stampa e social: sui social non deve essere banale, ma efficace e adattata alle piattaforme. Per questo utilizzavamo formati diversi su Facebook, Instagram e TikTok, riservando ad esempio i caroselli più approfonditi soprattutto a Instagram, che si presta meglio a questo tipo di contenuti.


2) Possiamo parlare di una strategia chiara ed efficace?


Sì. Dai report emerge infatti come FdI sia stato il partito che ha maggiormente dominato il dibattito online sulla riforma. La bontà dei contenuti si vedeva anche dalle condivisioni non solo da utenti vicini al partito, ma anche da persone esterne.

3) I giovani hanno votato in tantissimi e hanno trainato il No, secondo te hanno inciso i tanti divulgatori giovanissimi che si sono espressamente schierati contro la riforma?


Hanno sicuramente svolto un ruolo di convincimento, soprattutto tra i giovani che magari non hanno approfondito direttamente la riforma e si sono lasciati influenzare da messaggi ripetuti e molto semplificati. Quando si tratta di temi complessi, è sempre meglio approfondire direttamente il contenuto della riforma.


4) C’è un prima e un dopo referendum: come è cambiata la strategia comunicativa di Fratelli d’Italia. 


Non è cambiata la strategia comunicativa di Fratelli d’Italia. Si tratta sempre di una comunicazione politica che alterna la narrazione dell’attività di governo alle risposte alle critiche e agli attacchi dell’opposizione. Accanto ai contenuti istituzionali, ci sono anche momenti in cui si rispondono e si smontano le critiche, cercando di riportare al centro la realtà dei fatti politici. Questa dinamica di contrapposizione è tipica della politica e, di conseguenza, anche della comunicazione.


5) Come si gestisce la comunicazione digital e social di un partito?


Gestire la comunicazione digitale di un partito significa innanzitutto entrare nelle dinamiche politiche e, allo stesso tempo, comprendere a fondo le logiche dei social. Solo dall’unione di queste due dimensioni, politica e digitale, si può davvero costruire una comunicazione efficace. Gli elementi fondamentali sono due: la percezione politica e la percezione social. Se si possiedono entrambe, si è in grado di gestire la comunicazione di un partito in modo efficace. Ovviamente, lavorare per un partito in cui si crede rende tutto più naturale e facilita anche il raggiungimento di risultati migliori.


6) Insieme a Marina Improta hai scritto un libro “La battaglia social, i segreti della comunicazione digitale di FdI”… ad oggi, qual è lo stato della comunicazione politica in Italia?


Con il libro abbiamo deciso di “aprire le stanze” della comunicazione social di Fratelli d’Italia. Era una comunicazione che suscitava interesse anche al di fuori del nostro perimetro politico, anche a sinistra, e in molti ci chiedevano di raccontarla. Da qui la scelta di scriverlo. Non è un libro autocelebrativo, ma piuttosto un manuale e uno strumento divulgativo, pensato anche come stimolo per i ragazzi che vogliono avvicinarsi alla comunicazione social e che hanno quella passione. L’idea era proprio quella di accendere in loro una “miccia” e far capire meglio come funziona questo mondo. La comunicazione politica in Italia è in continua evoluzione. Alcuni partiti riescono a stare al passo meglio di altri, ma in generale c’è un processo di adattamento costante ai nuovi linguaggi e alle nuove piattaforme. Noi, ad esempio, abbiamo fatto un passo in avanti anche con la creazione di un podcast, Radio Atreju, che è stato uno dei primi podcast strutturati di un partito politico.


7) Attorno a FdI sono nate diverse pagine molto seguite che fanno contro informazione ("Siete dei poveri comunisti", ad esempio), è importante secondo te diversificare i canali da cui gli utenti possono apprendere notizie o interpretarle in maniera differente?


Sono pagine importanti perché permettono di esprimere concetti e portare avanti campagne che, dentro un partito istituzionale, non sempre è possibile comunicare allo stesso modo. L’obiettivo di pagine come “Siete dei poveri comunisti” è proprio quello di intercettare anche un pubblico più giovane e più ampio. In alcuni casi, quando personaggi o influencer di sinistra fanno campagna su determinati temi, un partito politico non può rispondere direttamente a livello personale, ma è più efficace farlo attraverso canali diversi e più “agili”. Queste pagine non si rivolgono solo agli elettori di Fratelli d’Italia o del centrodestra, ma cercano di raggiungere anche altri segmenti di pubblico. Con sorpresa, ho notato che sono seguite anche da ragazzi di sinistra, magari con un approccio critico, ma comunque presenti. E questo è un elemento importante, perché significa riuscire ad allargare il perimetro della comunicazione.

8) Meloni ha annunciato che non si dimetterà e il Governo arriverà a fine legislatura: come pensare di costruire la campagna che vi porterà alle prossime elezioni politiche?


La comunicazione è sempre in evoluzione, così come lo sono i temi da affrontare e i punti di forza da portare avanti in vista della campagna del 2027. Noi siamo pronti ad affrontare questa sfida elettorale e, allo stesso tempo, anche a proseguire per altri cinque anni di governo, ma sarà ovviamente il giudizio degli elettori a decidere. Sarà una campagna interessante e competitiva, soprattutto sul piano della comunicazione digitale, dove anche gli altri partiti stanno investendo sempre di più.


Articolo a cura di Jacopo Gasparetti

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