I videogiochi possono essere degli alleati nella psicoterapia? In alcuni casi, sembrerebbe di sì
Avreste mai pensato che i videogiochi potessero essere parte di una psicoterapia? È proprio l’idea che si trova alla base della Video Game Therapy, la quale può fornire un aiuto importante in alcuni casi specifici, dal momento che fornisce al paziente un ambiente protetto in cui sperimentare le proprie emozioni.
Un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato il modo in cui i videogiochi potrebbero potenzialmente supportare il percorso psicoterapeutico tradizionale: nasce così la Video Game Therapy. Questa sembrerebbe essere utile soprattutto in alcuni casi neurologici specifici, ma la sua applicazione va ben oltre e può interessare anche disturbi psichiatrici – come psicosi, disturbi dell'umore e borderline – oltre che tossicodipendenze e ludopatie.
La sua efficacia risiederebbe in parte nel fatto che il paziente può sperimentare le sue emozioni all’interno di un ambiente protetto, privato, al riparo dai giudizi esterni. Ma vediamo nello specifico in cosa consiste, come funziona e se ci sono possibili rischi dovuti all’utilizzo dei videogiochi.
Video Game Therapy: di cosa stiamo parlando?
Ideata nel 2019 dal Dottor Francesco Bocci – psicoterapeuta – è stata concepita come strumento di contenimento emotivo e per supportare il lavoro clinico e terapeutico. L'idea sulla quale si basa la Video Game Therapy è proprio quella che immaginate: utilizzare i videogiochi come terapia. Più in particolare – come leggiamo nello studio pubblicato sulla rivista scientifica PubMed – punta a far riflettere su diversi aspetti del proprio stile di vita, emozioni e pensieri che prendono vita nell'ambientazione di gioco.
Di primo impatto si potrebbe pensare si tratti di una terapia pensata per bambini e adolescenti, ma in realtà risulterebbe adatta per diverse fasce anagrafiche, adulti compresi. Infatti – continua l’articolo – i videogiochi danno la possibilità di interagire in uno scenario immaginario in cui il paziente può esprimere gli aspetti più importanti di sé in completa libertà e in un ambiente protetto.
Fondamentale è che le capacità sviluppate attraverso l’esperienza di gioco non rimangano confinate nel mondo virtuale, ma vengano trasportate anche nella vita vera. E proprio per questo motivo i videogiochi – di cui alcuni specificatamente realizzati – sono stati utilizzati per la riabilitazione in casi di: lesioni cerebrali traumatiche, malattie neurodegenerative, DSA, ADHD e nella prevenzione del declino cognitivo nell'invecchiamento.
Non tutti i videogiochi sono uguali: bisogna scegliere quello più adatto al paziente
La Video Game Therapy – sottolinea lo studio – non è pensata per sostituire quella tradizionale, ma per affiancarla: sono complementari. E se ben integrata può portare diversi benefici, tra cui: attivazione della sfera emozionale e affettiva, promozione dell’alfabetizzazione emozionale, sentimento sociale, consapevolezza del proprio ruolo o identità in un dato momento della vita, promozione della concentrazione e dell'attenzione e comunicazione di alcune parti del Sé.
Per far sì che tale terapia sia funzionale, è necessario scegliere il videogioco giusto. In che modo? Attraverso la definizione e conoscenza, da parte del terapeuta, della personalità del paziente e a seguito della definizione degli obiettivi del percorso terapeutico. Ma questi due non sono gli unici due fattori da tenere in considerazione nella scelta del gioco: influiscono anche la diagnosi, il contesto di vita del paziente ed eventuali fattori di rischio da evitare. A una persona che soffre di ansia – per esempio – non verranno assegnati horror o giochi a tempo.
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E una volta avviata la terapia? Come funziona?
Solitamente, una volta entrati nel vivo della terapia il paziente è portato a guardare agli eventi passati in modi nuovi cercando di comprendere come le esperienze passate potrebbero aver influenzato le sue convinzioni e i suoi comportamenti presenti. Nel caso della Video Game Therapy, durante questa fase si ha un'immersione totale nella storia del videogioco, dando la possibilità al paziente di analizzare le emozioni negative – siano esse paura, ansia, tristezza o frustrazione – in tutta sicurezza e in uno spazio protetto.
Dopodiché si procederà alla fase del riorientamento, in cui il paziente dovrebbe essere pronto per il cambiamento e verrà quindi spinto a impegnarsi in azioni soddisfacenti ed efficaci nella vita quotidiana.
La Video Game Therapy presenta anche dei rischi
Un altro avvertimento che troviamo nello studio è che l'uso dei videogiochi in psicoterapia – in alcuni casi – potrebbe avere alcuni effetti negativi. Nel caso, infatti, in cui il gioco dovesse diventare eccessivo, si potrebbe incorrere in una dipendenza; questa – continuiamo a leggere – avrebbe una maggiore associazione con altri disturbi psichiatrici (tra cui disturbi affettivi, depressione, disturbi d'ansia e ADHD) che andrebbero quindi considerati come un probabile fattore di rischio.
In linea generale, però, i vantaggi sembrerebbero superare i rischi, specialmente perché la Video Game Therapy si svolge sotto la guida di un professionista che guida al meglio il paziente nelle varie sezioni di gioco.
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