Non siamo i nostri pensieri: come rompere i loop mentali

Scopri come i pensieri influenzano la tua realtà. La Dott.ssa Chiara Croce svela esercizi pratici e consigli per osservare i tuoi pensieri senza identificarti in essi.

“Noi non siamo i nostri pensieri”

Sembra uno di quei slogan New Age, vero? Eppure, dietro queste 5 parole si nasconde una verità che potrebbe ribaltarti la giornata (e forse anche la vita). Quanti di noi, passata quella mezz’ora di abbiocco mattutino, si svegliano già immersi in un fiume di pensieri — l'ansia di non fare abbastanza, il rewind infinito di un litigio, o quella vocina fastidiosa che ci ripete che non siamo all’altezza? Che il 90% circa dei nostri pensieri di oggi sono gli stessi di ieri dovremmo saperlo già. Ma cosa succede se siamo bloccati in questo loop senza fine? Come si può cambiare questa abitudine pervasiva? 

A indagare questo intricato argomento con noi questa volta è stata la dottoressa Chiara Croce, divulgatrice e lifecoach sulle principali piattaforme online. Non serve ritirarsi in un monastero o diventare un guru. Bastano pochi minuti al giorno e la costanza di scegliere di dedicarsi un po’ di tempo per sperimentare un cambiamento potente, e, piccola premessa: puoi iniziare proprio mentre aspetti il caffè al bar. Difficile a crederlo, ma ecco una serie di motivi per cominciare a farlo.

Il nostro cervello è lo stesso di 100 mila anni fa

Sebbene oggi il mondo sia cambiato e i pericoli e le sfide odierne siano diverse dall’età preistorica, il nostro cervello è rimasto ancorato agli schemi primitivi. La sua priorità è la nostra sopravvivenza per cui l’inconscio ci spinge a evitare l’ignoto, a rifugiarci in ciò che conosciamo e controlliamo, perché è lì che percepiamo sicurezza. Questa programmazione profonda è il motivo per cui affrontare il nuovo ci spaventa tanto. É come se il nostro cervello ci dicesse di non uscire mai dalla gabbia che ci creiamo nelle nostre menti, sebbene fuori non ci sia più alcun predatore in agguato.

Oggi il meccanismo è identico, ma gli input sono radicalmente cambiati. Invece di cibo o sicurezza fisica, cerchiamo dopamina attraverso l’approvazione, un messaggio sul telefono, o una serie TV. Le "ricompense" moderne sono immediate e virtualmente infinite, a differenza di quelle antiche che richiedevano sforzo e tempo. Questo provoca un sovraccarico del nostro sistema di ricompensa, rendendoci più inclini alla dipendenza da stimoli facili e veloci. Paradossalmente, la stessa dopamina che ci spingeva a esplorare nuovi territori ora ci lega a una giostra di gratificazioni superficiali, mantenendoci in quella "gabbia mentale" che la nostra programmazione ancestrale fatica a riconoscere come tale.

Il 90% percento dei nostri pensieri sono sempre gli stessi

«Il cervello umano è un sofisticato strumento di sopravvivenza che, paradossalmente, ci tiene ancorati al passato evolutivo. Nato per gestire rischi concreti come predatori e scarsità di risorse, oggi si trova immerso in una modernità che non richiede più lotte fisiche per sopravvivere, ma che ci assale con stimoli infiniti e pensieri incessanti. La nostra tendenza a rimanere nella zona di comfort, la paura del nuovo e il filtro della realtà attraverso il RAS sono strategie evolutive per risparmiare energia e concentrarla dove più serve. Il Reticular Activating System (RAS), una piccola ma potentissima parte del cervello, seleziona cosa percepire e cosa ignorare, un po’ come un filtro che decide cosa è rilevante, e cosa no. Ma il RAS può presentarsi come un’arma a doppio taglio: se sei abituato a concentrarti su preoccupazioni o insicurezze, la mente continuerà a filtrare la realtà secondo quei parametri. Ecco perché è cruciale imparare a focalizzarsi su ciò che si vuole e non su ciò che non si vuole. Tuttavia, questi meccanismi, così utili in un contesto primitivo, ci frenano nell'esplorazione dell’evoluzione del singolo individuo nel contesto moderno. É incredibile come il nostro cervello sia così sofisticato, ma al contempo, così primitivo».

Ma se non siamo i nostri pensieri come possiamo distinguerci da essi?

Basta fare una prova. «Nei miei corsi propongo spesso un esercizio semplice, ma estremamente efficace: impostare una sveglia durante un momento qualsiasi della giornata. Quando suona, bisogna fermarsi e dedicare un minuto a osservare il flusso dei propri pensieri. All’inizio può sembrare un’impresa ardua. La prima reazione è spesso quella di lasciarsi trascinare dal primo pensiero che passa. Un esempio può essere la lista della spesa, i litigi con le persone care, le bollette ecc. Ma il vero obiettivo è osservare senza identificarsi con ciò che passa nella nostra mente. Una volta che si riesce a farlo, ci si rende conto della quantità di pensieri che il nostro cervello produce: utili, inutili, banali, profondi... tutto si accumula in un flusso continuo. Ora, considera questo minuto e moltiplicalo per 24 ore. Ti sei mai chiesto cosa accadrebbe se fossimo davvero consapevoli di ogni singolo pensiero che attraversa la nostra mente? Probabilmente impazziremmo. La mente processa pensieri continuamente, ma tu non sei quei pensieri. Sei piuttosto l’osservatore di questi pensieri».

Troppi stimoli, troppi pensieri

Che viviamo in un’epoca di sovraccarico sensoriale lo sappiamo già: notifiche seguite da vibrazioni del telefono, banner, pubblicità ad ogni angolo del web, email, social media. Tutto sembra far rumore per catturare la nostra attenzione, ma la nostra mente, per sua natura, è selettiva. Abbiamo già visto come, secondo Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, la nostra energia mentale si concentra solo su ciò a cui decidiamo di prestare attenzione. Eppure oggi, non sempre scegliamo consapevolmente dove vada incanalata la nostra attenzione. La nostra mente filtra informazioni e crea schemi per risparmiare energia, ma spesso finiamo per essere soggiogati in loop mentali inutili e irrilevanti, quando non addirittura dannosi e nocivi. 

I pensieri come traumi e credenze limitanti

Siamo molto sensibili a quello che entra da fuori sotto forma di informazione. «Fin dalla nostra infanzia – spiega la dott.ssa. Croce –, interpretazioni distorte della realtà si radicano nel nostro inconscio. Un genitore assente non viene percepito come “sta lavorando per me”, ma come “non mi ama”. Un momento di solitudine non viene percepito come “un po’ di tempo per ricaricarsi” bensì come “non mi vuole nessuno, io non valgo niente”. Difficile non credere a queste affermazioni quando si presentano, anche perché il cervello è un cercatore di prove, e grazie al bias di conferma vede solo quello che vuole vedere. Queste credenze, spesso inconsapevoli, possono plasmare ilnostro modo di pensare e reagire per anni, creando nodi difficili da sciogliere. Parlare di queste ferite aiuta, ma non sempre basta. Serve un lavoro più profondo, che vada oltre la consapevolezza razionale e lavori con l’inconscio, utilizzando strumenti come la meditazione, l’ipnosi o tecniche specifiche come l’EFT (Emotional Freedom Technique)». 

Come si possono trasformare i pensieri negativi? 

«Una delle chiavi più efficaci è sicuramente la gratitudine. Un punto di partenza può essere anche qui un esercizio. Stavolta, però, usiamolo per coltivare la gratitudine e la contemplazione. Cominciare la giornata con tre cose la mattina appena svegli per cui essere grati può cambiare radicalmente il nostro modo di percepire il mondo. Si può fare anche la sera prima di andare a dormire. Ci sono una serie di infiniti motivi per essere grati e trovare appoggio nella realtà che ci circonda e non deve essere mica un evento straordinario: basta un raggio di sole, una tazza di caffè, o l’incontro con una persona cara. Questa pratica, ripetuta con costanza, crea una "base fertile" nella nostra mente, pronta ad accogliere e coltivare pensieri più positivi e costruttivi per il futuro».

Non sei ancora convinto?

Se concedi a te stesso lo spazio per coltivare pensieri con uno sfondo positivo, scoprirai una verità sorprendente: essi, proprio come le nuvole nel cielo, arrivano e vanno. Non sei tu a crearli e, soprattutto, non sei obbligato a trattenerli. Questa consapevolezza non farà sparire magicamente tutti i problemi, ma ti darà uno strumento fondamentale: il potere di scegliere su cosa focalizzarti. Lo spiega ancora meglio la dott.ssa Croce nel suo libro 'Volemose bene'. È un modo per radicarsi nell’essenziale, liberarsi dalla schiavitù del rumore mentale e riscoprire il valore primo della propria esistenza. Dopotutto, sei molto di più di quei pensieri fugaci che attraversano la tua mente.


Testi consigliati: 'Il potere di adesso' di Eckhart Tolle, 

Bayron Katy ‘Amare cio che è’.

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