Ok avere l’ansia, ma sai che cos’è e come funziona?

Tutti nel corso della propria vita hanno provato almeno una volta il sentimento di ansia, che per molti, purtroppo, rappresenta una realtà quotidiana, arrivando a veri e propri disturbi relativi a essa. Oggi scopriamo cos’è l’ansia e come funziona.

Un tema secolare

Al contrario di quanto si creda, i disturbi relativi all’ansia non sono affatto “problemi moderni”. Se è innegabile che le condizioni psicologiche dell’uomo contemporaneo siano sempre peggiori[ISTAT], minate da ritmi di vita sempre più stressanti, è anche vero che un interesse, medico e filosofico, riguardo l’ansia è presente sin dall’antica Grecia


Come riportato in uno studio del 2015[1], infatti, già Ippocrate descrisse e classificò come disturbi medici precise condizioni di ansia e fobia mentre, secoli più tardi, fu il celeberrimo Cicerone a definire con il termine latino angor un disturbo medico riguardante la mente, al pari di una malattia fisica. 


E nell’età antica molteplici furono i tentativi di combattere questo sentimento, per etimologia, opprimente. In un’epoca in cui la filosofia rappresentava il punto di incontro della saggezza e di tutti i tipi di conoscenze, furono per esempio gli epicurei a definire il percorso verso una vita felice, che fosse caratterizzata da atarassia e aponia


Nell’antica Roma furono invece gli stoici, come Seneca, a porsi sulla scia epicurea, seppur in tempi e modalità differenti. Naturalmente, ci troviamo in un contesto in cui l’ansia era ancora legata alla sua causa primordiale: la morte.


Che cos’è l’ansia?

A oggi la comunità scientifica definisce l’ansia come un sentimento di paura che si manifesta in situazioni di pericolo e stress. L’ansia, infatti, rientra nelle emozioni (come proprio la stessa paura) che si manifestano nelle cosiddette reazioni attacco-fuga, fondamentali per la sopravvivenza. 


Difatti, se non provassimo questi sentimenti, saremmo del tutto vulnerabili alle minacce del mondo esterno. Tuttavia, quando il sentimento d’ansia è presente con una intensità e ricorrenza tale da interferire con le attività quotidiane, si parla di un vero e proprio disturbo relativo a essa.


Come funziona? 

A controllare i tipi di reazioni descritte nel paragrafo precedente sono, nel cervello, tre strutture: l’ippocampo, il sistema limbico e l’amigdala. Quando ci troviamo dinanzi una situazione fortemente stressante, assistiamo all’attivazione di queste tre componenti cerebrali, le quali provocano il rilascio di numerosi neurotrasmettitori e neuropeptidi, come dopamina, adrenalina e ossitocina, responsabili delle reazioni sintomatiche che possiamo osservare sul nostro corpo (pallore, tachicardia e così via)[2].

©; (fonte)

Disturbi relativi all’ansia

Grazie agli enormi passi in avanti compiuti sul tema, oggigiorno siamo riusciti a riconoscere, classificare e trattare numerosi disturbi ansioso-depressivi che, secondo un report ISTAT del 2018, colpiscono mediamente il 7% della popolazione oltre i 14 anni. Disturbo da panico, disturbo da stress post-traumatico o disturbo d’ansia sociale sono solo alcune delle condizioni più comuni, che è importante non sottovalutare


Proprio il disturbo da panico, che può manifestarsi anche con attacchi di panico saltuari, rappresenta un disturbo ad alta incidenza che riguarda proprio i giovani: esso compare nell’età tardo-adolescenziale, e a essere più colpite sono le donne[3]


Inoltre, tra i disturbi relativi all’ansia, quello da panico risulta il più ereditabile[2]. A livello cerebrale, è stato osservato che le persone colpite da attacchi di panico mostrano un decremento dell’attività del lobo frontale, con un sostanziale incremento, invece, di attività da parte dell’amigdala destra[2]


Ciò, oltre a mettere in risalto il ruolo determinante proprio dell’amigdala in relazione ai disturbi relativi all’ansia, permette anche di sviluppare efficaci terapie per combatterli. E di altrettanta importanza è il sostegno psicologico ed emotivo che bisogna dare a tutti coloro che soffrono, quotidianamente, di una condizione tanto opprimente quanto limitante. 


Difatti, coloro che ne soffrono vivono spesso in uno stato di costante timore e paura che un attacco di panico possa manifestarsi da un momento all’altro, magari in contesti in cui il soggetto potrebbe sentirsi a disagio. Per questo motivo, un corretto supporto risulta di vitale importanza.


Ansia e suicidio

La presenza di disturbi ansioso-depressivi è certamente un fattore importante da considerare, soprattutto se messo in relazione al rischio di suicidio. Come abbiamo scoperto in un’intervista al Professore Maurizio Pompili, ordinario della facoltà di Psichiatria all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza", oltre che professore di Suicidologia alla facoltà di Medicina e Psicologia della stessa Università in un articolo dedicato alla giornata mondiale per la prevenzione al suicidio, la presenza di questi disturbi non risulta «esclusiva» se parliamo di disturbi psichici come causa del suicidio. Tuttavia, come emerso dalla suddetta intervista, è necessaria una specifica attenzione a partire già dai professionisti, «i quali devono valutare il rischio di suicidio con domande appropriate, con un rapporto empatico con il paziente e anche con metodi farmacologici che, in base alla diagnosi, possono ridurre il rischio suicidario», come dichiarato dal Prof. Pompili.




Bibliografia

[1] Crocq M. A. (2015). A history of anxiety: from Hippocrates to DSM. Dialogues in clinical neuroscience, 17(3), 319–325. https://doi.org/10.31887/DCNS.2015.17.3/macrocq


[2] Martin, E. I., Ressler, K. J., Binder, E., & Nemeroff, C. B. (2009). The neurobiology of anxiety disorders: brain imaging, genetics, and psychoneuroendocrinology. The Psychiatric clinics of North America, 32(3), 549–575. https://doi.org/10.1016/j.psc.2009.05.004


[3]  Kessler, R. C., Chiu, W. T., Jin, R., Ruscio, A. M., Shear, K., & Walters, E. E. (2006). The epidemiology of panic attacks, panic disorder, and agoraphobia in the National Comorbidity Survey Replication. Archives of general psychiatry, 63(4), 415–424. https://doi.org/10.1001/archpsyc.63.4.415

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