Stigma: la dismorfofobia vista con gli occhi dei giovani
Il terrore delle imperfezioni è un tema ricorrente, soprattutto nelle giovani generazioni. Oggi parliamo di dismorfofobia attraverso gli occhi di aspiranti artisti.
Stigma è il titolo del cortometraggio che abbiamo scelto per parlare di un disturbo che si estende celatamente nella società: la dismorfofobia.
Scritto e diretto da Raffaele Pianese, il cortometraggio è frutto dell’operato congiunto dei giovani studenti di cinema dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, adottando uno stile surrealista e strizzando l’occhio al cinema del passato.
La trama di Stigma
Nonostante sia difficile delineare una vera e propria trama, protagonista del cortometraggio è il prodigio della fotografia Krzysztof Wolfsmann, il quale si contraddistingue per l’utilizzo delle bende nei suoi scatti che applica anche su di sé. Al centro di un’intervista, la domanda «perché sei sempre bendato?» provoca la scoperta della psiche dell’artista.
Stigma: la metafora della benda
Il cortometraggio, ricco di simbolismi, utilizza la benda come strumento cardine della propria autorivelazione. L’oggetto è infatti non solo ciò che nasconde, ma anche ciò che terrorizza quando viene tolto dal volto del protagonista. In un racconto in cui mondo interiore ed esteriore si uniscono, i giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti hanno dato una profonda prospettiva su quello che prende il nome di dismorfofobia.

Stigma è disponibile gratuitamente su YouTube
Disturbo da dismorfismo corporeo: la paura dei propri difetti
Avere particolare attenzione al proprio aspetto fisico è un comportamento che accomuna tutti. La percezione che l’individuo ha del proprio aspetto, al netto delle condizioni sociali che possono influenzarlo, ha un’importanza fondamentale nella costruzione e mantenimento dell’autostima e nella definizione dell’identità. E se è vero che noi percepiamo difetti che ad un occhio esterno risultano difficili da notare, è anche vero che pensare ossessivamente a ciò che di sbagliato c’è (o pensiamo che ci sia) nel nostro aspetto ricade nella sfera della psicopatologia.
Che cos’è la dismorfofobia?
Al contrario di quanto si possa dedurre dal nome, la dismorfofobia è classificata come un disturbo ossessivo-compulsivo. Come si è detto, la caratteristica peculiare di questo disturbo è un’ossessività riguardo i propri difetti, che si manifesta nei pensieri e negli atti. Per quanto riguarda l’interiorità delle persone affette da dismorfofobia, i pensieri di natura ossessiva possono divenire totalizzanti e minare così il benessere dell’individuo. Ed è proprio l’ossessività a spingere verso il ricorso continuo alla chirurgia estetica, come confermano anche i dati.
Epidemiologia della dismorfofobia
Secondo quanto riportato dall’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale[1], questo disturbo interessa tra l’1,7% e il 2,5% della popolazione mondiale. Una percentuale che aumenta fino al 15% se si considera la popolazione di coloro che si rivolgono ad interventi di chirurgia estetica.
Inoltre, ad essere colpiti sono soprattutto i giovani. L’età media di insorgenza si attesta infatti attorno ai 16-17 anni.
- Leggi anche: Anginofobia, quando il cibo fa paura
Il ruolo della società
Al di là delle cause legate all’insorgenza del disturbo appena descritto, è interessante approfondire, invece, l’aspetto non patologico della questione.
Negli ultimi decenni, l’aspetto fisico è stato messo sempre più al centro nel rapporto tra individuo e società, e ciò a causa soprattutto dei media. L’instaurazione di modelli (spesso irraggiungibili) di perfezione estetica ha creato un impulso sempre più forte verso il mettere in mostra non il Sé, ma la parte da noi giudicata come positiva del Sé. Quella parte, insomma, che mantiene e accresce la nostra autostima, e che ci permette di essere accettati dalla società.
La ricerca della perfezione
In questa spasmodica corsa verso una perfezione irraggiungibile, l’individuo mette completamente in gioco il suo benessere mentale. Soprattutto se perpetrati già in giovane età, questi comportamenti possono portare ad incapacità di accettarsi per quello che si è, continua idealizzazione e ricerca interna ed esterna dell’impeccabilità.
Comportamenti che oltre a rasentare condizioni potenzialmente patologiche come la personalità narcisistica, portano a sviluppare, per l’appunto, un’ossessione per il proprio corpo.

(fonte)
In che direzione ci stiamo muovendo?
Nonostante ciò, ogni giorno la società fa dell’immagine uno dei suoi pilastri fondamentali. Anche a causa di una scarsa attenzione e generale sottovalutazione delle pesanti conseguenze che l’utilizzo dei social media possono avere sulla psiche di un giovane individuo (e no, stavolta non si parla di dipendenza o cyberbullismo, che si trovano all’estremo), le giovani generazioni subiscono pesanti pressioni che, in teoria, non si dovrebbe subìre nel corso dello sviluppo, e l’età media si sta riducendo sempre di più. Ne consegue una sempre maggiore svalutazione dei valori, oltre che superficialità e insensibilità.
Film simili a Stigma
Chiudiamo il cerchio ritornando all’argomento di apertura: il cinema. Seppur non trattata con molta frequenza, la tematica dell’ossessione per l’estetica e per il corpo ha ispirato negli anni la creazione di opere interessanti.
Tra questi, figura certamente The Neon Demon (2016), scritto e diretto dal danese Nicolas Winding Refn. Il film, un thriller avente come protagonista un’aspirante modella, Jesse (interpretata da Mary Elle Fanning), racconta una vera e propria discesa negli inferi di Jesse nel mondo della moda, in cui l’immagine e l’estetica per una modella è tutto. A essere toccati sono anche temi come l’invidia e la malsana competitività.
- Leggi anche: Cerdita, i disturbi alimentari possono soffocarci
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Mi piace: 0
Commenti: 0
