Cerdita: i disturbi alimentari possono soffocarci
A Sara vengono rubati i vestiti ed è costretta a percorrere un lungo tratto di strada in bikini. Il suo destino si intreccerà con quello di un serial killer che dopo aver assistito all'episodio di bullismo assumerà anche il ruolo di vendicatore.
La scorsa estate, mentre tutta l’attenzione mediatica era volta al fantomatico Barbenheimer, si insinuava in sordina nelle sale cinematografiche Piggy (Cerdita), un thriller spagnolo diretto da Carlota Pereda. I risultati non hanno tardato ad arrivare: un premio goya, 45 mila euro al box office e una presenza alla Festa del cinema di Roma.
Il film riprende perfettamente il concept e le scene iniziali del suo omonimo cortometraggio, di cui oggi abbiamo deciso di parlarvi (che è comunque completo e autoconclusivo in realtà, n.d.r.).
La trama di Cerdita
Il corto ruota attorno a Sara: è estate e la protagonista viene presa di mira da un gruppo di ragazze che la bullizzano e chiamano "Cerdita" (maialina).
L’aggressione passa dal verbale al fisico durante un pomeriggio in piscina. Derubata dei suoi vestiti, Sara è costretta a camminare per chilometri in bikini fino a quando il suo destino si incrocia con quello di un serial killer che, testimone dell’episodio di bullismo, assume il ruolo di vendicatore.
Persino l'ambientazione, in un “tranquillo” villaggio rurale spagnolo immerso in un'estate opprimente e afosa, accentua la tensione e l'alienazione della protagonista; mentre le sensazioni di isolamento e disperazione sono elementi che a noi sembra di vivere insieme a lei.
Sara corre in bikini verso casa.
La rete che soffoca Sara in piscina: la metafora oltre la scena
Non è la conclusione la parte che vi rimarrà più impressa.
Senza troppi spoiler, Sara si ritrova a lottare per respirare sotto una trappola pesca-oggetti (quella usata per raccogliere la sporcizia nelle piscine). In quella scena la regista è riuscita a ricreare visivamente la sensazione di soffocamento che si prova di fronte al giudizio degli altri, in particolare per chi è vittima di bullismo e soffre di disturbi alimentari (DCA). Il respiro affannoso della protagonista non è solo una reazione fisica, ma rappresenta il simbolo della tensione psicologica che le viene imposta da chi la giudica per il suo corpo: la rete diventa così una barriera fisica e simbolica, un ostacolo tra Sara e il mondo che la circonda, fatto di scherno e crudeltà. Un momento suggestivo che rimane impresso non solo per la spietatezza (ma anche sì, ndr), ma soprattutto per la sensazione quasi fisica di soffocamento che è possibile percepire in quanto spettatori.
«Hey, didn't you know pigs sre not allowed in the pool?», dal minuto 4.20 del corto. Qui le bulle mettono in testa a Sara, la protagonista, la rete pesca-oggetti.
Queste immagini hanno una potenza tanto visiva quanto metaforica. Si lega perfettamente a una riflessione più complessa sui disturbi alimentari, in cui il controllo del corpo e dell'immagine diventa un meccanismo di sopravvivenza e difesa per chi si sente costantemente sotto attacco: ogni insulto si trasforma in un macigno che va ad aggiungersi alla lotta contro se stessi, ma soprattutto alle aspettative e ai canoni della società.
Dalla sofferenza alla vendetta: alimentare o mettere un punto al circolo di violenza?
In Cerdita la violenza subita si trasforma in rabbia repressa, e Sara verso la fine si trova a un bivio morale: seguire il desiderio di vendetta o superare i suoi sentimenti di rabbia?
Cerdita non offre risposte semplici o consolatorie… ma il finale non vogliamo spoilerarvelo!

Piggy (Cerdita) è disponibile su Youtube gratuitamente.
Correlazione tra bullismo e disturbi alimentari (DCA)
Cerdita scava a fondo in questa complessa correlazione tra bullismo e disturbi alimentari e decide di farlo attraverso un linguaggio visivo potente, tra inquadrature claustrofobiche e colori cupi.
Secondo il Centro DCA, il 65% delle persone con disturbi alimentari attribuisce la propria patologia anche al bullismo subito. La pressione sociale per aderire a canoni estetici irraggiungibili (e spesso nemmeno fisionomicamente impossibili) porta molte persone a sviluppare condizioni come l'anoressia, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata.
L’aspetto fisico, tuttavia, non è la causa del bullismo, ma funge spesso da capro espiatorio: spesso a essere bullizzate sono le persone che i bulli percepiscono come fragili o diverse, prendendo di mira caratteristiche superficiali per mascherare insicurezze e conflitti personali.
Film come Cerdita tentano di scuotere le coscienze e sensibilizzare portando sullo schermo una rappresentazione cruda e impietosa della realtà. Questo cortometraggio, però, oltre a mostrarci la realistica e tangibile sofferenza di chi subisce bullismo ci ricorda che nella vita reale i bulli raramente pagano per i loro errori.
Film simili a Cerdita
Nel corso degli anni, molti registi hanno cercato di sensibilizzare il pubblico sui temi del bullismo e dell'emarginazione sociale.
- "Mean Girls" (2004), diretto da Mark Waters. Un esempio di certo più ironico e leggero. La protagonista, Cady, si trova catapultata in un mondo di dinamiche sociali toxic quando inizia a frequentare le ragazze più popolari della scuola, scatenando rivalità e attacchi psicologici che poco si addicono alla sua identità.
- Per un approccio più oscuro e vicino a quello di "Cerdita" troviamo "Carrie - Lo sguardo di Satana" (1976), tratto dal romanzo di Stephen King e diretto da Brian De Palma. Carrie è una giovane ragazza tormentata non solo dai suoi coetanei, ma anche dalla madre oppressiva. La sua storia si snoda in una spirale di violenza psicologica e fisica. Proprio come Piggy, termina in una catarsi di rabbia e vendetta che però si allontana dalle classiche narrazioni del bullismo per sposare invece quelle sovrannaturali e horror.
- Un altro film che tratta i temi dell'accettazione e dell'emarginazione è "Wonder" (2017), diretto da Stephen Chbosky. La storia segue Auggie, un bambino nato con una rara malformazione facciale, che deve affrontare non solo il giudizio e i pregiudizi dei suoi compagni di scuola, ma anche la sfida di accettare sé stesso in un mondo che spesso non accoglie chi è diverso. Mentre il tono è più delicato rispetto a "Cerdita", il messaggio di fondo è simile: la lotta per trovare il proprio posto in una società che tende a escludere chi non rispetta i canoni della normalità.
- Film come "The Perks of Being a Wallflower" (2012) di Stephen Chbosky e "Elephant" (2003) di Gus Van Sant affrontano anch'essi, in modi sì differenti ma altrettanto efficaci, i temi del bullismo e dell'alienazione.
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