Anginofobia: quando il cibo fa paura

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, affrontiamo un tema spesso sconosciuto: l’anginofobia.

Il tema dei disturbi alimentari è tra i più dibattuti negli ultimi anni quando si parla di salute fisica e benessere psicologico. E ciò non dovrebbe stupirci. Secondo i dati ABA-ISTAT, in Italia sono circa 3 milioni le persone che vivono con un disturbo del comportamento alimentare (DCA), un numero in aumento del 30% rispetto ai dati precedenti alla pandemia[1].

Ci sono disturbi, però, che spesso passano in secondo piano. Noi di Nxwss crediamo che nessuno debba essere lasciato indietro: oggi parliamo di anginofobia.

La paura di deglutire

Seppur definita esaustivamente con il termine “fobia”, ovvero “paura” (dal greco phobos), l’anginofobia è classificabile anche come un Disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato. E ciò è vero soprattutto se si considerano le conseguenze. Ma partiamo con ordine.

Che cos’è l’anginofobia?

L’anginofobia rappresenta una paura persistente e prolungata relativa alla deglutizione del cibo. Una risposta nervosa della psiche provoca un irrigidimento dei muscoli laringofaringei e della lingua, provocando così un ostacolo all’ingestione che non è più solo psichico ma anche fisico

Il rapporto tra mente e corpo è molto più forte di quanto si possa immaginare. Non bisogna dimenticare che in alcuni casi riuscire a risalire alle cause di un disagio apparentemente fisico necessita una profonda indagine psicologica. Le componenti del nostro corpo, infatti, sono in continua comunicazione, ed è proprio la psiche il centro di interpretazione, mediazione e attivazione dei comportamenti.

Nel caso dell’anginofobia, il suddetto irrigidimento comporta molto spesso sintomi conseguenti, come attacchi di panico o stati di forte ansia, e affermare cosa provochi l’altro non è sempre facile.

Le cause

Come tutte le fobie, anche l’anginofobia può insorgere in casi di forte stress e a seguito di esperienze depressive. Tuttavia, forti traumi legati al cibo giocano un ruolo importante nella manifestazione di quello che è definibile come un disturbo da stress post-traumatico. Come si è detto precedentemente, l’anginofobia è infatti un disturbo dell’alimentazione “atipico”, e sarebbe più corretto identificarla come una causa di possibili disturbi del comportamento alimentare. La paura legata alla deglutizione spinge il soggetto ad evitare l’atto del mangiare cibi solidi, al quale associa stati di forte ansia e stress, con la conseguenza di vivere periodi di grave malnutrizione che, per certi aspetti, vanno a contrapporsi ad un disturbo identificabile con l’anoressia

fonte

La testimonianza di Sara Divona

L’anginofobia, purtroppo, non è solo questo. Per comprendere meglio questo disturbo abbiamo deciso di dare voce a Sara Divona, che da anni convive con l’anginofobia e ha deciso di raccontarla sui social. La sua storia ha avuto inizio nel 2013, quando, ancora giovanissima, ha vissuto un trauma che ha cambiato totalmente la sua vita.

Era pomeriggio, stavo facendo i compiti e, mentre stavo facendo merenda, un boccone di fesa di tacchino mi rimase bloccato in gola. Non mi stava andando di traverso, stavo soffocando. Ero diventata tra il viola e il nero, mi ero paralizzata, gli occhi mi erano usciti fuori dallo spavento e non passava nemmeno un filo di ossigeno. Ad un certo punto ho visto una nube nera e stavo per chiudere gli occhi. Il miracolo si è verificato quando mia madre, che fortunatamente era in cucina con me, si è resa conto dell’emergenza e - dopo aver urlato a oltranza - si è precipitata su di me, dandomi botte trasversali sulla schiena e, infine, asportando con l’unghia la parte superficiale del bolo incastrato. Ad oggi, se in quel momento non ci fosse stata lei, io non sarei qui. 

Dopo quel giorno, Sara ha vissuto mesi di difficoltà a mangiare, finendo per pesare soltanto 37kg

All’ospedale, invece, soltanto una dieta da seguire: senza far parola del trauma, nessuno aveva capito si trattasse di anginofobia. E, dopo anni di “latenza”, nel 2020 il suo corpo ha manifestato nuovamente i segnali del trauma.

Durante i primi mesi della quarantena ebbi delle paralisi alla lingua (che successivamente scoprii che erano dettate da un fortissimo stress emotivo) e ad ottobre 2020, dopo diversi mesi, mi resi conto che qualcosa non andava. La mia gola stava iniziando ad irrigidirsi e cercavo di capire per quale motivo. I mesi passarono e questi sintomi non facevano altro che peggiorare. Così a gennaio 2021 decisi di intraprendere un percorso terapeutico per parlare per la prima volta del trauma che avevo subìto 8 anni prima. Nel frattempo, a luglio 2021 iniziai a mangiare liquido perché l’ansia durante i pasti era arrivata a divorarmi dentro. A settembre 2021 fui portata in neuropsichiatria presso il policlinico Umberto I, dove mi somministrarono dei farmaci. Nel corso dei mesi arrivai a prendere 9 pasticche al giorno. A dicembre 2021 interruppi anche quel percorso, perché non percepivo alcun beneficio. Nello stesso periodo iniziai la terapia EMDR, che è quella che tuttora sto seguendo e che mi sta portando diversi risultati gratificanti. Ad oggi mangio ancora cibo frullato, ma sto piano piano diminuendo la quantità di liquidi presente nei cibi e sto anche reintroducendo alcuni cibi solidi piccoli o densi, come la pastina, il riso e lo yogurt.

Come si convive con l’anginofobia?

Fare esperienza di un disturbo e cercare di affrontarlo è per chi lo vive una battaglia. L’anginofobia non è da meno: a riferirlo è la stessa Sara che, dopo anni, ora utilizza il suo profilo Instagram per dare consigli a chi si trova nella sua stessa situazione.


All’inizio è difficile imparare a conviverci; ci si sente soli, inadatti e fuori dal mondo. Ma poi, abituandosi e accettando la cosa, ci si convive adottando strategie per far sì che l’anginofobia non prenda il pieno controllo della propria vita. Si può superare senz’altro, unendo due requisiti fondamentali: la volontà di risolverla e debellarla e l’ausilio della psicoterapia.

L’importanza di chiedere aiuto

Anche in questo caso, la parola chiave è “chiedere aiuto”. Le difficoltà psicologiche, per la loro origine “interna”, vengono spesso nascoste, occultate. Raccontare di un proprio disagio psichico è per molti mettersi a nudo negativamente, esporsi ai giudizi degli altri.

Chiedere aiuto è invece il passo fondamentale da compiere per riuscire ad acquisire nuovamente un benessere psicologico

Se soffrite di anginofobia, parlatene con la vostra famiglia o con persone a voi care. Non reprimete tutto dentro come ho fatto io, esternate ciò che provate. Perché chi vi ama davvero vi aiuta, non vi giudica. Mettete da parte la paura di essere giudicati e affrontate questo nodo. Fatelo per voi stessi. Perché un domani chi sorriderà guardandosi alle spalle sarete voi, ripensando a quanto bene avete fatto a voi stessi.

DCA e sensibilizzazione

Sono sempre più numerose le realtà che, attraverso i social e non, cercano di accendere i riflettori su disturbi che, come visto in apertura, risultano sempre più incidenti. Di DCA ne abbiamo parlato qualche mese fa con la fondatrice di Animenta e oggi, cogliendo l’occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, anche noi di Nxwss abbiamo deciso di fare la nostra parte. La testimonianza di Sara ha dimostrato di quanto importanti siano gli eventi che ci accadono tutti i giorni, e di quanto eventi traumatici possano avere un impatto determinante nelle nostre vite. Nel lungo periodo i traumi possono significare limiti, ansie, paure, e parlarne è l’unico modo per liberarsi di quello che per molti è il macigno psicologico dei disturbi alimentari.

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