Perché c'è la "guerra" tra generazioni?
Il conflitto tra generazioni è una storia vecchia quanto il mondo. Ma è davvero necessaria?
Un sostituto? Una versione di noi più nuova e “fresca”? Che cosa rappresenta, per i membri di una generazione, chi viene dopo di loro?
Cerchiamo di capire perché sia diventata quasi una tradizione odiare la generazione successiva a quella in cui ci si trova.
Che sia paura del cambiamento?
Le generazioni
Viene indentificata così una porzione di popolo nata nello stesso periodo di tempo, accomunata o dagli anni o da eventi.
Già dalla definizione si potrebbero capire le differenze che, per natura intrinseca, esistono tra le generazioni: i Baby Boomer, ad esempio, sono nati tra il 1946 e il 1964, anni in cui si poté assistere a una forte crescita economica. Ciò ha contribuito all'acquisto di case di proprietà o al perseguimento dei propri obiettivi professionali.
La situazione economica, politica, come la moda o i valori permettono la creazione di queste masse di popolo, differenziandole tra loro per il diverso vissuto che si portano dietro.
Come nascono le generazioni?
La nascita di una generazione avviene dopo un cambiamento degli eventi quotidiani: il sociologo Karl Mannheim la individua circa tra i 16 e 25 anni di età degli individui, quando escono dal bozzolo e iniziano a frequentare la “vita all’esterno”.
Le persone, entrando in contatto tra di loro e, allo stesso tempo, con gli eventi sociali che accadono, riescono a formare una sorta di memoria collettiva, che permette quindi di attribuire una determinata simbologia a una generazione in particolare.
Quali sono le generazioni dell’età contemporanea?
Le più famose, e quelle che potremmo sentire più vicine poiché gli eventi che le hanno caratterizzate li abbiamo studiati a scuola, sono 7:
· La Greatest Generation, nati tra il 1901 e 1927, che hanno attraversato la Grande Depressione. Questo evento causò all’incirca una disoccupazione del 25%. Le famiglie caddero in rovina, così come le aziende furono costrette a chiudere.
· La Generazione della ricostruzione, nati tra il 1928 e 1945. Le persone nate in questo frangente credono nei valori “tradizionali”.
· I Baby Boomer hanno potuto vivere la grande crescita economica tra il 1946 e il 1964. Anch’essi ancorati ai valori tradizionali, hanno avuto la possibilità di comprare casa e ottenere facilmente il posto fisso. Hanno vissuto in una bolla di perfezione.
· La Generazione X: il disastro di Chernobyl ha portato una grossa attenzione all’ambiente nei nati tra il 1965 e il 1980.
· I Millennial, tra il 1981 e 1996. Più culture convivono insieme e le tecnologie (per come le conosciamo oggi) invadono le case. L’avvento dell’euro e della cittadinanza europea aprono le frontiere e permettono ai giovani di studiare altrove.
· La Generazione Z. Be’, noi. Nati tra il 1997 e il 2012. Siamo dinamici e tecnologici, ma un po’ individualisti.
Le differenze tra generazioni
Oltre agli anni, ciò che separa quasi di netto le generazioni, sono i valori e i simboli.
È come se, tra chi è nato nel 1996 e chi nel 1998, ci fosse un muro, nonostante i soli due anni di differenza. La moda, la situazione politica ed economica, le abitudini, sono tutti aspetti della vita sociale che influenzano gli individui.
In questo articolo venivano affrontate le principali differenze tra la Generazione Z e le precedenti.
Il luogo di ritrovo
Quante volte ci è capitato di sentire nostro padre dire “ai miei tempi, noi ragazzi ci ritrovavamo nello stesso posto alla stessa ora senza bisogno di chiamarci”. Uno scenario condito di amicizia e vicinanza, dove si creava una memoria comune in cui chiunque facesse parte della compagnia di amici, sapeva dove e quando andare. Ma non solo la compagnia ristretta, era un’usanza di tutti i ragazzi nati nelle generazioni Boomer o X.
Una bella abitudine che, ad ora, non potrebbe applicarsi. Non con la stessa facilità, almeno.
Gli impegni sono cambiati. Oggi la scuola può durare anche fino al pomeriggio, seguita magari da corsi pomeridiani o sport. Non è detto che tutti i ragazzi abbiano lo stesso tempo libero, potrebbe capitare molto di rado.
Tralasciando il discorso su quanto il telefono ora sia al centro delle nostre vite e le abbia rivoluzionate, anche il concetto di amicizia è cambiato

La società
L’individualismo è dilagato in ogni aspetto della nostra vita, “chi fa da sé fa per tre”, recitava un detto. Le sempre maggiori possibilità (apparenti) di lavoro e carriera hanno innescano nell’uomo la convinzione che ognuno sia artefice del proprio destino, escludendo l’idea che altre persone possano essere coinvolte. Una visione con confini molto rigidi che potrebbe essere un po’ lontana dalla realtà, ritrovandoci volenti o nolenti in una società formata da persone. Questa convinzione è sfociata, poi, in tutti gli aspetti della vita degli individui, guastando i rapporti interpersonali.
Il lavoro
Ogni persona mira al successo personale, in qualunque ambito voglia, ma la differenza è che, mentre nella Generazione Boomer tutti aspiravano al massimo nella carriera lavorativa (da cui poi derivava una bella casa di proprietà e quindi una famiglia), nella Generazione Z sembra che il lavoro sia cambiato o comunque non sia più la parte fondamentale, quanto più viaggiare, scoprire angoli di mondo, provare lavori diversi e sentirsi liberi. Questa tanto agognata libertà, però, ha portato alla solitudine. Insomma, ognuno fa ciò che vuole, e non c’è niente che distanzi di più le persone della retorica dell’isolamento.
Libertà che è nata dalla modernizzazione, pensiamo alle iniziative come l’Erasmus, progetto finanziato dalla Commissione europea in cui si può lavorare e studiare in uno Stato estero. Siamo nati con la valigia in mano, è intrinseco in noi sentirsi soffocati nel posto in cui si nasce, perché ritenuto una piccola parte di questo enorme posto chiamato Mondo. Questo porta inevitabilmente a una precarietà nei rapporti, che possono essere comunque solidi, ma diversi da quelli che i nostri genitori potevano avere con i loro amici.
Una guerra tra generazioni senza fine
Non è una novità che le generazioni si critichino a vicenda. Ma perché avviene?
«Gli anziani tendono a competere con le nuove generazioni, arrivando alla conclusione di aver vissuto la propria giovinezza in modo socialmente più accettabile rispetto al modo in cui la giovinezza viene vissuta dalla Gen Z. Questo accade nel momento in cui l’anziano rifiuta di sottolineare il proprio decadimento fisico e mentale, esaltando invece i tempi in cui si trovava alla forma massima», ci fa sapere Giulia Speranza, sociologa e criminologa esperta in violenza di genere.
Comunque, il punto fondamentale resta uno: non c’è una generazione migliore o peggiore di un’altra; ci sono generazioni che hanno saputo prendere la vita in mano, perché la vita stessa gli permetteva di farsi afferrare, e generazioni che subiscono il corso degli eventi e il peso degli strascichi lasciati da chi è passato prima di loro.
Il confronto
Il costante senso di competizione che aleggia nella società attuale non fa che accentuare un conflitto superficiale e riproposto molte volte.
La “lotta” tra generazioni non dovrebbe sussistere in quanto la realtà che ci circonda cambia continuamente; quindi, sarebbe come paragonare due elementi che non hanno a che fare l’uno con l’altro.
«Il senso di competizione è qualcosa di insito nella natura umana: l’uomo compete da sempre e sempre lo farà, anche se per motivazioni differenti. L’uomo primitivo competeva con gli altri per essere il migliore a procacciarsi cibo e, quindi, sopravvivere; nelle età moderne la competizione ha portato al progresso della civiltà. […] I giovani d’oggi ricercano modi alternativi, più profondi, per soddisfare i propri bisogni che diventano sempre più difficoltosi da raggiungere a causa delle aspettative e della competizione accresciute a dismisura dai social media», continua la sociologa Speranza.
La Generazione Z e i tentativi di farsi strada
«Da un punto di vista meramente sociologico, sarei più propenso a parlare di una lotta per il riconoscimento da parte di una generazione (la cosiddetta generazione Z) che, in un contesto nazionale indubbiamente gerontocratico e in un contesto globale di crisi (climatica, sanitaria, geopolitica, ecc.) multiple e permanenti, prova ad affermare la sua identità anche ricorrendo alla contrapposizione, semplicistica e iper-banalizzata, con le generazioni ritenute, a torto o ragione, più fortunate […]. Si tratta però di tentativi di differenziazione e affermazione sociale che non tengono conto della ricchezza e ampiezza di sfaccettature che solo un confronto leale e maturo tra le differenti visioni della realtà e i differenti valori di riferimento potrebbero far emergere», ci fa sapere Francesco Marrazzo, sociologo e docente di Public Information e Media Literacy presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II".
È chiaro che il nuovo secolo abbia portato con sé strascichi del vecchio ma anche tante, troppe novità, che ad oggi gravano sulle nostre spalle facendoci trovare sempre in uno stato di ansia e inadeguatezza.
Il cambiamento fa sempre paura e ne avevamo parlato anche qui, ma lo scorrere del tempo non può essere combattuto. Tutto si evolve e non vi si può opporre resistenza: gli ideali adatti alla società di anni fa non possono essere stati modellati anche per quella attuale. Saranno sicuramente plasmati a immagine e somiglianza della realtà attuale, saranno cambiati, ringiovaniti.

Il conflitto è un’iperbole dei social media?
Potrebbe anche essere che, con l’avvento dei social, il diverbio tra vecchio e nuovo sia accentuato, perché a parlarne ora sono migliaia di persone contemporaneamente.
Marrazzo ci dice infatti: «Nell’attuale periodo, caratterizzato dall’ampia diffusione di linguaggi, stili e codici della comunicazione tipici delle piattaforme online la “guerra” tra generazioni […] viene molto amplificata da creator, influencer e altri protagonisti della sfera pubblica ipermediatizzata. Si tratta certamente di un fenomeno che poggia su differenze importanti tra le generazioni, quanto a disponibilità di dispositivi tecnologici e comunicativi, modalità di reperimento delle informazioni, interesse per la politica o altre tematiche sociali […]. Al tempo stesso, l’immediatezza, rapidità e schematicità della comunicazione digitale, in particolare di quella che passa su social network, porta a banalizzazioni o tentativi estremi di riduzione della complessità ben sintetizzate dai meme basati sul modo di dire “ok boomer”».
Alcuni credono che le diversità allontanino le persone, altri che siano un’ottima scusa per cercare un punto di incontro.
Sembra sempre più difficile trovare un punto d’incontro tra noi e le vecchie generazioni, perché sembra che nessuno abbia vissuto ciò che ci è aspettato. In realtà, seppur diversi, ogni generazione è tale perché ha vissuto dei cambiamenti significativi nella realtà. Forse, tanto diversi non lo siamo, tra di noi.
Le guerre di valori sociali forse non finiranno mai perché alimentate dalle insicurezze che la realtà che ci circonda trasmette, però non è detto che questi conflitti non possano trasformarsi in lezioni di vita da impartirsi gli uni con gli altri.
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Mi piace: 0
Commenti: 0

