Strawberry Generation: probabilmente anche tu fai parte dello stereotipo della Gen Z
La Gen Z formata da individui fragili e con poca grinta. E' vero?
Come ogni tradizione che si rispetti, anche quella di puntare il dito contro la generazione più giovane non poteva mancare.
Ora tocca a noi, alla Generazione Z, la Strawberry Generation.
Le categorizzazioni
Non è una novità che l’uomo crei delle categorizzazioni per tutto ciò che lo circonda. È una scorciatoia che il cervello umano utilizza per semplificare la realtà: tutti gli stimoli e i momenti che si vivono quotidianamente diventano inevitabilmente troppi, e processarli può richiedere uno sforzo cognitivo non indifferente. Perciò, per salvaguardare la propria salute e tenere le prestazioni di lavoro alte, il cervello adotta queste strategie per raggruppare sotto una determinata categoria più elementi simili tra loro.
È importante sottolineare questa parola, poiché spesso queste funzioni portano a degli errori comuni che tutti conoscono come stereotipi.
La categorizzazione, quindi, ha come conseguenza negativa la generalizzazione degli attributi chiave della categoria scelti dall’uomo. Per fare un esempio nel Bel Paese, lo stereotipo che vede i genovesi come tirchi.
Spesso si confonde stereotipo e categorizzazione: mentre la seconda avviene, appunto, per caratteristiche simili, il primo taglia direttamente la testa al toro e accomuna tutti sotto un’unica caratteristica. Questo causa inferenze sbagliate, perché basate su considerazioni molto alterate o su pregiudizi che limitano la conoscenza di ciò che ci circonda. «Serve? Lo stereotipo addomestica i giudizi, comprime la libertà. Il bisogno di essere parte di un gruppo - da quello famigliare a quello amicale e poi lavorativo - porta il singolo a temere la semplificazione deformante dello stereotipo ma allo stesso tempo è un prezzo che alla fine si sceglie di pagare per non essere/sentirsi esclusi. In questo modo lo stereotipo si “autorealizza”», ci fa sapere la sociologa Tiziana Pasetti.
Strawberry Generation
Nessuno scampa agli stereotipi. Questo perché tutti facciamo parte di qualcosa, e anche se non ci si riconosce in nessuna categoria, si può essere comunque additati come solitari. Insomma, ce n’è per tutti.
Questa volta è la Gen Z (o Centennials) ad essere chiamata Strawberry Generation. Benché la storia dietro questo nome sia piuttosto curiosa, il significato attribuitogli stravolge tutto.
I componenti di questa generazione vengono paragonati a delle fragole: solide all’esterno, ma morbide e fragili all’interno. Il termine, utilizzato per la prima volta nel 2005 dall’autore taiwanese Chin Heng-wei, vuole indicare come i nati tra il 1995 e il 2010 crescano in una società stabile e formata, ma siano privi di quel sentimento di perseveranza che serve per poter affrontare le difficoltà.

Gen Z e vecchie generazioni: cosa la differenzia?
L’accusa di essere una “Strawberry Generation” arriva principalmente da chi è più grande. Quindi, cosa c’è di diverso in noi rispetto ai nostri genitori o nonni?
I Centennials risultano più istruiti rispetto a chi li ha preceduti, però mancano di praticità: insomma, tanta teoria ma poca pratica. Al contrario, le generazioni precedenti si lanciavano nel mondo del lavoro appena possibile, anche sacrificando gli studi.
Avere tante possibilità può essere un bene quanto un male: la Gen Z, vista la moltitudine di offerte, appare come meno paziente rispetto a chi aveva poco e si doveva accontentare. Spesso, trovarsi davanti a milioni di strade da seguire, può far perdere l’orientamento, inducendo l’individuo a gettare la spugna. Ed è qui che si appare come “deboli”, poiché si perdono le speranze non sapendo che pesci pigliare.
I social e i followers ci fanno apparire come molto desiderati e ben voluti, però poi, quando ci si scontra con la realtà, ci si rende conto che le relazioni vere e durature sono molte, molte di meno rispetto a quanto ci si aspetta. Anche le aspettative sono un tasto dolente per i Centennials: normalmente, questa generazione ha alte prospettive nella vita ma poca fiducia in sé stessa. Come si legge in questo articolo dell’agenzia di stampa italiana Adnkronos, a novembre 2023, in Italia, è stato registrato il più alto tasso di occupati rispetto al 2022. Il 92% di tale crescita, però, è stato dato dai baby boomer e boomer. Come visto sopra, le differenze di istruzione sono significative tra una generazione e l’altra: ciò ha contribuito a rendere il mondo del lavoro un ambiente difficile, fatto di aspettative alte (in termini di impiego e sforzo), che la Gen Z non si sente in grado di soddisfare.

Accanimento o società che progredisce?
Il fatto che la Generazione Z sia formata solo da individui deboli è una considerazione che proviene da chi li ha preceduti, i quali ritengono di aver affrontato più lotte uscendone comunque vincitori: «La generazione Z terrorizza le generazioni precedenti perché con l’avanzare degli anni ci si rende conto che verrà il tempo in cui la gestione del mondo sarà nelle loro mani: dovranno curarci, assisterci, garantirci. Saranno in grado? Saranno in grado a modo loro. Il futuro non appartiene a nessuno, è un passaggio che tocca a tutti ma non si ferma mai, diventa presto passato, spazio aperto a gruppi nuovi», dice la sociologa Pasetti.
Deboli, fragili e con poca forza di volontà. Apparentemente, il contrario delle generazioni precedenti. Per quanto la critica mossa possa sembrare all'apparenza realistica, bisogna indagare il contesto in cui i Centennials sono cresciuti: «I nati dal 1995 al 2010 sono figli di un tempo complesso: l’accelerazione della tecnologia, l’impressione di un’economia florida, il cambiamento della struttura famigliare e il conseguente (dis)adattamento della scuola. Genitori sempre più avanti nell’età, nonni anzianissimi, nuclei ristretti che fanno sentire il bambino protagonista assoluto del suo reame: al massimo un fratello/sorella, pochi cugini, poche occasioni per imparare a essere uno di tanti. Quando si esce dalla bolla comoda, dal cocoon, i muscoli emotivi non sono sviluppati. Troppe attenzioni, somministrate come antibiotici, producono personalità e caratteri poco resistenti. Aggiungiamo la doppia esistenza, quella fisica e quella social. Non sono deboli di loro, è stata debole e poco concentrata l’azione educativa alla base».
Ebbene, il "nuovo mondo" spaventa le generazioni precedenti poiché diverso da ciò che hanno sempre conosciuto. Ciò non deve diventare per forza un aspetto negativo. Tanti cambiamenti, nella società, in troppo poco tempo che hanno destabilizzato molti. La novità fa sempre paura, prenderla in positivo e con curiosità invece di metterla a paragone con il passato, può cambiare le sorti di molte situazioni.
Ma quindi, sei una fragola?
Gli stereotipi sono sempre sbagliati e portano le persone a giudicare erroneamente persone o situazioni. Che la “Strawberry Generation” possa avere un fondo di verità o meno, è sempre divertente giocare con l’autoironia.
Perciò, ecco alcune caratteristiche:
- arrendersi davanti a un problema invece di affrontarlo
- urgenza nel raggiungere il successo lavorativo
- stress causato dall’affrontare le difficoltà della vita
- alte aspettative dalla vita
Se ti riconosci in questi punti, mi dispiace dirtelo, i boomer ti considereranno una fragola!
Il termine "Strawberry Generation" altro non è che il risultato di una società in cui la tensione si taglia con il coltello. Le differenze che intercorrono tra le generazioni sono tante e considerevoli. Sono stati seguiti due modelli di vita diversi, due scuole di pensiero opposte che hanno portato, inevitabilmente a uno scontro a cui si può assistere quotidianamente nella realtà che ci circonda.
Comunicare e mettersi nei panni dell’altro, soprattutto chi lascia il mondo così per com’è a chi, invece, si ritrova a viverci in pieno, può portare a un nuovo livello di equilibrio.
Un po’ utopia, un po’ umanità.
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