I salmoni sotto psicofarmaci non sanno più migrare?
Anche i salmoni prendono gli psicofarmaci? Non per loro volontà: anche questi sono presenti come inquinanti nelle acque e possono modificare il comportamento migratorio dei pesci.
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science analizza il modo in cui l’inquinamento dato dalle sostanze farmaceutiche - come ansiolitici e altri psicofarmaci - ha la capacità di alterare il comportamento della fauna acquatica.
La ricerca si concentra su una specie che conosciamo fin troppo bene, il salmone, e descrive in che modo il loro comportamento durante la migrazione è cambiato a seguito dell’esposizione a uno psicofarmaco ansiolitico: il Clobazam.
Quali sono le conseguenze? Come cambia la loro risposta alle minacce? Proviamo a rispondere a queste domande.
Inquinamento da psicofarmaci: come viene influenza la migrazione dei pesci
Anche l’inquinamento da psicofarmaci - e altri prodotti farmaceutici - minaccia la biodiversità, i servizi ecosistemici e anche la salute pubblica. Inoltre, molti di questi vengono scaricati negli ecosistemi acquatici durante le fasi di produzione, d’uso e di smaltimento con conseguenze importanti sulla fauna acquatica. Con queste premesse, uno studio pubblicato su Science ci spiega in che modo tali farmaci (e in particolare gli psicofarmaci) influenzano il comportamento dei pesci.
Ciò accade - spiegano i ricercatori - perché il cervello dei vertebrati acquatici condivide molti percorsi di azione con quello dei mammiferi: di conseguenza potrebbero essere particolarmente sensibili a tali sostanze. Queste possono avere effetti potenzialmente letali per la fauna selvatica nel caso di concentrazioni elevate, mentre in dosi più basse possono influenzare il comportamento delle specie.
Ed è esattamente ciò che è successo con il salmone atlantico.
L’impatto degli psicofarmaci sui salmoni: cosa hanno scoperto gli scienziati
La ricerca è stata portata avanti in laboratorio e in concomitanza con un esperimento sul campo, proprio per indagare il modo in cui gli inquinanti farmaceutici psicoattivi influenzano comportamento e migrazione del salmone atlantico (salmo salar).
Dallo studio emerge che il Clobazam - psicofarmaco ansiolitico rilevato a livello globale - si accumula nel loro cervello, influenzando il successo della migrazione. Infatti, la modifica del comportamento riguarda anche la formazione dei banchi che, soprattutto nei giovani di salmone, sono risultati essere meno coesi.
Questo ha portato i ricercatori a ipotizzare che il Clobazam abbia alterato la loro percezione del rischio, dal momento che la formazione dei banchi è importante per diminuire le possibilità di essere attaccati dai predatori. Se tale risposta antipredatoria viene meno, la stessa sorte toccherà anche al successo della migrazione.
Il Clobazam li renderebbe anche più veloci, ma potrebbe non essere una buona notizia
Un’altra osservazione riportata dai ricercatori è che un numero maggiore di giovani salmoni tra quelli esposti al Clobazam ha raggiunto il Mar Baltico, superando le dighe idroelettriche presenti nel percorso più velocemente. Queste - spiegano - rappresentano un ostacolo importante durante la migrazione, e attraversarle comporterebbe lesioni e maggior dispendio energetico, per non parlare del rischio di predazione che aumenta di cinque volte in questo frangente.
I ricercatori spiegano che la navigazione collettiva facilita il passaggio attraverso le dighe e le barriere artificiali negli esemplari adulti. Ma citano anche ricerche precedenti che suggerivano che i pesci solitari potevano superarle molto più velocemente rispetto ai pesci riuniti in gruppi sociali.
Infine, gli psicofarmaci ridurrebbero l’espressione del cortisolo e la risposta allo stress nei pesci esposti; questo potrebbe essere il motivo per cui i giovani di salmone hanno adottato una strategia più rischiosa rispetto ad altri esemplari che, invece, non sono stati esposti a simili sostanze.
L’inquinamento da psicofarmaci è l’ennesima minaccia alla biodiversità
Il salmone è una specie particolarmente importante per motivi culturali e commerciali e le sue popolazioni hanno subito un forte calo negli ultimi anni a causa dell’impatto antropico..
Per questo motivo, gli esperti concludono con un avvertimento: tali cambiamenti nelle dinamiche e nei comportamenti migratori potrebbero avere conseguenze a lungo termine per la vitalità delle popolazioni esposte ai farmaci. Questo è vero soprattutto se pensiamo che in scenari reali vengono coinvolti interi ecosistemi - e non una sola specie - e che l’esposizione non è relativa a una singola sostanza.
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