E se fossimo noi a dover migrare a causa della crisi climatica?
Sensibilizzare all’ecologia leggendo: anche la crisi climatica è diventata un genere letterario. Stiamo parlando dei romanzi climate fiction. Questi stanno prendendo piede dimostrando di essere un ulteriore strumento di riflessione di massa.
La crisi climatica si è fatta talmente pervasiva e ha raggiunto una portata tale da ispirare un genere letterario: la climate fiction, o narrativa ambientale. Si tratta di storie spesso apocalittiche o post apocalittiche, fantascientifiche o distopiche, che hanno un semplicissimo scopo: farci riflettere sulla realtà della crisi climatica.
Non solo realtà, però, anche sulle possibilità. Infatti, hanno anche il potere di attivare la nostra immaginazione e proiettarla al futuro: come sarà la nostra Terra nel 2100? Ma cosa ancora più importante, come vogliamo che sia?
Questo filone letterario comincia a guadagnarsi uno spazio importante nel mondo dell’editoria e negli scaffali delle nostre librerie affrontando temi legati alla questione ambientale: dagli eventi estremi alla migrazione climatica. Ed è proprio questo il tema del libro di cui vi parliamo oggi: “Qualcosa, là fuori” di Bruno Arpaia.
Climate Fiction: come un romanzo può farci vivere il tema della migrazione in prima persona
Il tema della migrazione - per un motivo o per l’altro - è molto sentito, non solo nel nostro paese ma a livello globale. Accogliere o costruire muri? Di solito il discorso ruota tutto intorno a questi due opposti.
Ma una risposta sincera può nascere solo da una riflessione altrettanto onesta sulla questione, specialmente in un momento storico-geologico in cui le migrazioni sono destinate ad aumentare a causa della crisi climatica.
E la migrazione climatica è proprio il tema che viene affrontato in “Qualcosa, là fuori” di Bruno Arpaia, la cui potenza non sta solo nelle capacità descrittive ma nel farci immergere nella problematica: il protagonista non viene da un paese in via di sviluppo, è italiano.
Mettersi nei panni degli altri è fondamentale per provare a comprendere la portata di un evento
Perché dovremmo leggere tutti il testo di Arpaia? Perché ha la capacità di avvicinarci realmente alla questione climatica e al tema della migrazione. Perché ci racconta una storia che potrebbe essere quella di chiunque tra di noi.
Infatti, il romanzo è ambientato in Europa e il protagonista è un professore italiano, avanti con l’età, che cerca di sopravvivere in un mondo in devastazione. L’Italia da cui parte è un paese ormai distrutto e sfigurato dalla crisi climatica e il suo obiettivo - tra difficoltà, pregiudizi e fucili puntati contro - è raggiungere le uniche terre ancora abitabili, quelle della Scandinavia.
Ma non è solo la nazionalità a farci percepire la realtà della questione: a rendere il tutto ancora più tangibile è il fatto che l’autore si è basato su dati reali per scrivere questo romanzo. E insieme - la nazionalità condivisa e la veridicità - costituiscono un buon motivo per affermare che tale testo ha un forte potere di sensibilizzazione.
Ma perché parlare di migrazione climatica?
Perché la crisi climatica è diventata un fattore trainante ed enfatizzante della migrazione. In che modo? Impattando sulle disponibilità delle risorse naturali: - disponibilità di acqua potabile in primis -, a causa del caldo torrido, degli eventi estremi, della siccità e della desertificazione.
Come afferma l’UNHCR - Refugee Agency delle Nazioni Unite - l’emergenza ambientale globale mette a serio repentaglio i mezzi di sussistenza e aggrava l’insicurezza alimentare. Inoltre, amplifica anche i conflitti già esistenti.
Per tutti questi motivi, alcune persone sono costrette a fuggire dalla propria terra di origine.
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Chi è un rifugiato climatico?
Sempre l’UNHCR porta alla nostra attenzione un fatto importante: il termine “rifugiati climatici” - seppur molto utilizzato nel discorso pubblico - non trova ancora fondamento nel diritto internazionale, che si ferma alla parola “rifugiato”.
Un rifugiato - continua - è indicato come qualcuno che ha varcato i confini internazionali e non può tornare nel paese di origine per il timore di essere perseguitato a causa di determinati motivi, siano essi religiosi, etnici o politici. La definizione verrebbe estesa anche a coloro che scappano da eventi che compromettono l’ordine pubblico in maniera grave.
La climate fiction si inserisce tra gli elementi di sensibilizzazione ambientale
La climate fiction non si occupa solo di scenari distopici. Come abbiamo visto può essere un genere letterario profondamente riflessivo e incalzante su questioni di attualità. Un presente che - come intuiamo dal testo di Bruno Arpaia - potrebbe diventare il nostro.
Non si può negare la complessità della questione, ma se noi ci dovessimo trovare in una situazione del genere, non vorremmo che qualcuno venga in nostro soccorso? Non vorremmo avere la possibilità di continuare a vivere la nostra vita dignitosamente?
L’inserimento della questione ambientale nei generi letterari - ma anche cinematografici - ci dà l’opportunità di andare oltre il catastrofismo - che troppo spesso prende il sopravvento nella narrazione quotidiana - e di provare a immaginare futuri alternativi, che siano sostenibili e - soprattutto - inclusivi.
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