Prendere il microfono e raccontare i problemi socio-ambientali: perché dovremmo ascoltare Caparezza
Oggi parliamo di ambiente e lo facciamo attraverso la musica: sulle note di “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza ripercorreremo la storia di uno dei peggiori disastri ambientali vissuti dal nostro Paese, quello dell’Ilva di Taranto.
Oggi parliamo di disastri ambientali, ma lo facciamo a partire dalla musica: ritiriamo fuori “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza. E lo facciamo per un buon motivo: il brano si fa denuncia e racconto di quelli che erano - e sono - i problemi della sua regione.
“È vero, qui si fa festa, ma la gente è depressa e scarica
Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica
Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia, in quella bolgia si accoppa chi sgobba
E chi non sgobba si compra la roba e si sfonda finché non ingombra la tomba
Vieni a ballare, compare, nei campi di pomodori
Dove la mafia schiavizza i lavoratori e se ti ribelli vai fuori”
Con questo brano ci parla di morti sul lavoro, sfruttamento e caporalato. Ma anche di inquinamento: è proprio la prima strofa quella da cui partiremo per ripercorrere la storia di uno dei disastri ambientali di maggior rilievo nella storia recente del nostro paese: l’Ilva di Taranto.
Non è stato l’unico disastro ad aver lasciato il segno: tornando indietro nel tempo, ricordiamo anche l’incidente di Seveso avvenuto negli anni ‘70.
L’Ilva di Taranto: “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza ci ricorda una tappa buia del nostro Paese
Fonte: TPI
“Ehi, turista, so che tu resti in questo posto italico
Attento, tu passi il valico, ma questa terra ti manda al manicomio
Mare Adriatico e Ionio, vuoi respirare lo iodio
Ma qui nel golfo c'è puzza di zolfo, che sta arrivando il demonio
Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA
Qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa”
Nata negli anni ‘60 come progetto di industrializzazione del Sud Italia, l’Ilva di Taranto rappresenta il più grande complesso industriale siderurgico d’Italia. Costruito con la promessa di creare posti di lavoro, ha fatto sentire fin da subito il suo impatto sull’ambiente: come afferma l’ONA - Osservatorio Nazionale Amianto - diossine, polveri sottili e altri inquinanti hanno da subito dato il loro contributo nell’inquinare la zona di Taranto.
Non solo: sono state condotte delle indagini epidemiologiche che hanno evidenziato un’incidenza maggiore - rispetto alla media - di malattie respiratorie e tumori nell’area interessata.
Il disastro ambientale: cosa è successo
Nel 2008, un ex operaio dello stabilimento e un professore portarono ad analizzare una forma di formaggio prodotta localmente, scoprendo così la contaminazione da diossina e facendo partire le denunce che diedero avvio - nel 2016 - al processo “Ambiente svenduto”.
Il disastro ha portato a un incremento del 40% dei casi di tumore tra gli impiegati delle fonderie dell’Ilva e del 50% in quelli dello stabilimento, esposti indirettamente. Ma l’aumento dei casi di cancro riguarda l’intera popolazione locale, bambini compresi: in questo caso l’incidenza è del 54%, a cui si aggiunge un 21% in più di mortalità infantile.
L’incidenza di tali malattie - afferma sempre l’ONA - rimane ancora oggi elevata. Questo perché sono stati dispersi nell’ambiente diversi cancerogeni, tra i quali troviamo: ferro, piombo arsenico, selenio, zinco, ossidi di zolfo e altri elementi ancora.
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Caparezza non è l’unico artista a dedicare una canzone all’Ilva
La portata del disastro ambientale è tale da ispirare non solo Caparezza ma anche due artiste emergenti a dedicare una canzone all’Ilva. A Sanremo 2020, Gabriella Martinelli - cantante romana di origini pugliesi - in coppia con Lula porta “Il gigante d’acciaio”.
“Si chiudono le finestre
chiudono anche le scuole
c’è una puzza pazzesca e non si può respirare
quando c’è vento nel mio quartiere
non si può giocare
mio padre lavora in un posto grandissimo
lui lo chiama il gigante d’acciaio
con grandi camini che fumano sul mare”
[...]
“Papà stava bene s’è fatto una casa
ha sposato due figli e mo' resto io
con dieci anni d’amianto e molte rughe
ha lasciato l’inferno per darlo a me”
Anche loro ci raccontano una storia di inquinamento, di una terra consegnata inabitabile alle generazioni successive. Un po’ la storia del nostro Pianeta.
Non solo llva: ricordiamo anche l’incidente di Seveso
Fonte: ctpost
Con “Vieni a ballare in Puglia” - nel 2008 - Caparezza ha impresso su disco un pezzo di storia ambientale del nostro Paese particolarmente importante, dando rilievo alla sua terra natia, la Puglia. Ma l’Ilva di Taranto non è l’unico disastro ambientale che ha segnato la storia italiana e non è nemmeno il primo: di particolare rilevanza è stato anche l’incidente di Seveso.
Era il 10 luglio 1976 quando una nube di diossina si è propagata dalla fabbrica di cosmetici dell’Icmesa a Seveso, nel territorio della Brianza. Il complesso produceva triclorofenolo, il quale superati i 156°C si trasforma in tetracloro-dibenzodiossina (Tcdd), una diossina estremamente tossica, anche in piccole dosi. E a causa dell’incidente, la temperatura raggiunse i 500°C.
Anche in questo caso, le sostanze rilasciate erano cancerogene e hanno contaminato l’area, causando - in primis - casi di cloracne e, sul lungo periodo, tumori. Il Tcdd, infatti, può causare questi, ma anche danni al sistema nervoso e cardiocircolatorio, può ridurre la fertilità, causare malformazioni del feto e provocare aborti spontanei.
Abbiamo bisogno di più canzoni che ci parlano di ambiente
La musica unisce, denuncia, racconta ed educa. Di conseguenza, può rappresentare anche lei un potente strumento di sensibilizzazione per quelle che sono le tematiche più sentite del presente. Quelle ambientali in primis. E no, non facendo concerti in spiaggia danneggiando il sistema costiero, ma sfruttando il suo potere di pervasività.
Le canzoni diventano hit e raggiungono milioni di persone. Milioni di persone che possono ascoltare storie di ambiente, inquinamento e crisi climatica. Storie dall’antropocene rese pop, fruibili in un linguaggio diverso e più immediato di quello scientifico.
La musica, quindi, può essere un altro strumento estremamente efficace di cui possiamo servirci per raccontare le questioni ambientali e informare sull’emergenza ecologica in corso.
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