Il 46% dei Millennial e Gen Z è preoccupato per l'inflazione: il report di Ipsos

I Millennial e la Gen Z si trovano ad avere tra le mani un futuro incerto. Delineiamone le caratteristiche

I Millennial e la Generazione Z sono il futuro più imminente: ragazzi che si stanno approcciando al mondo del lavoro, il ricambio generazionale delle aziende.

Sono due generazioni a tratti lontane e vicine, tanto nella propria professione quanto nella quotidianità.

Delineiamo un profilo dei 18-35enni tramite l’ultimo report di IPSOS.

 

Millennial e Gen Z a confronto

 

Quando si traccia il profilo di una generazione, resta sempre da chiedersi se i comportamenti adottati siano frutto del contesto sociale in cui è inserita, o se le semplici fasi di vita delle persone possano in qualche modo influenzarli. In questo articolo, per completezza, prenderemo in esame la prima opzione.

Nonostante le disuguaglianze nell’approccio alla vita, ci sono alcuni aspetti che sembrano mettere d’accordo le due generazioni. 

Nel report di IPSOS, la fascia 18-35 viene trattata come un’unica grande fetta di popolazione, benché si tratti di due generazioni differenti.

 

Generazione Y

 

David D. Burstein è l’autore del libro "Fast Future: How the Millennial Generation is Shaping Our World”, in cui vengono descritte le caratteristiche della Generazione Y.

I Millennial sono i veri nativi digitali, coloro che hanno potuto assistere alla nascita di internet, dei dispositivi per come li conosciamo oggi.

Secondo Burstein, proprio per questo motivo sarebbe una generazione con un’attenzione in più verso lo sviluppo tecnologico. Ecco che i Millennial sono tra i fondatori delle principali piattaforme che conosciamo oggi: Facebook, YouTube, Twitter etc.

La Generazione Y viene anche descritta come interessata all’equilibrio vita-lavoro e maggiormente attenta ai propri bisogni.

È più probabile che un Millennial si chieda se il lavoro scelto faccia al caso suo, piuttosto che domandarsi se sia lui adatto al lavoro.

 

iGen

 

Per poter approfondire la visione del mondo del lavoro c’è questo articolo.

Anche noi della Gen Z siamo interessati ad ottenere un lavoro che offra una buona work-life balance.

Siamo soprattutto una generazione attenta alla salute mentale: il Corriere della Sera ha condotto un sondaggio in cui è emerso che l’87% dei più di 3000 iGen (la Generazione Z) intervistati si è imbattuto nell’hashtag #mentalhealth, popolare sui social.

È per questo che, anche sul posto di lavoro, è una tematica che non può passare in sordina: l’equilibrio vita-lavoro diventa un caposaldo nella ricerca di un posto di lavoro, per non incorrere in un accumulo di stress lavorativo.

 

Le preoccupazioni dei Millennial e della Gen Z

 

Il nuovo millennio ha portato con sé importanti conseguenze nella vita delle persone facenti parte di queste due generazioni.

Ogni cambiamento presenta conseguenze sociali: le vecchie generazioni hanno potuto vivere momenti floridi – ne abbiamo parlato qui – ma purtroppo ora non è più così.

Ecco alcuni dei timori dei Millennial e della Gen Z.

 

L’inflazione

 

Il report di IPSOS evidenzia come, per il 46% della fascia 18-35 anni, la preoccupazione principale sia l’inflazione

Un esempio è l’aumento drastico dei prezzi della benzina conseguentemente alla guerra in Ucraina: il rincaro del 25% potrebbe scoraggiare i ragazzi che tentano di mantenersi con uno stipendio non sempre adeguato alle proprie competenze e ai costi della vita. 

Ciò avrebbe conseguenze anche sulla vita sociale: scegliere di non utilizzare la macchina per risparmiare, come è stato analizzato qui.

 

Affitti e mutui di case

 

Anche i costi delle case sono aumentati, così come gli affitti, che spesso scoraggiano gli universitari a diventare fuorisede. Il 31% dei Millennial e Gen Z analizzati da IPSOS si dichiara preoccupato per i costi onerosi che si ritroverebbero ad affrontare qualora decidessero di studiare o vivere fuori dalla casa di famiglia.

Sebbene per molti l’idea di un mutuo sia ciò che di più lontano potrebbe esserci, anche chi vorrebbe avvicinarsi a questa opzione potrebbe restare scoraggiato dal mercato immobiliare italiano.

A dicembre 2023, gli interessi sui mutui erano intorno al 4,5%. In un solo anno, i tassi sono triplicati, dato che a dicembre 2022 si aggiravano intorno all’1.45%. Ad agosto 2024 l’inflazione dovrebbe essere scesa al 2,2%, facendo tirare un sospiro di sollievo alle famiglie.

Anche gli affitti sono aumentati: a maggio si è registrato un nuovo record attorno al 3% in più: Milano e Bologna, città che ospitano buona parte degli studenti italiani, hanno un costo, rispettivamente, di 23,5 euro/mq e 17,3 euro/mq. 

Non proprio dei costi facilmente sostenibili per le famiglie o i ragazzi che tentano di costruirsi un’indipendenza mantenendosi da soli.

 

Il lavoro

 

La ricerca di un lavoro è un altro tasto dolente per i Millennial e la Generazione Z. O meglio, il lavoro si trova, solo a condizioni non ottimali. 

Banalmente, per richiedere un mutuo serve una garanzia economica: la rata non dovrebbe superare un terzo delle entrate del nucleo familiare. Con contratti di lavoro per stagisti con un rimborso spese di 500 euro, il mutuo non viene nemmeno preso in considerazione. Non può essere preso in considerazione.

In questo articolo veniva illustrato il quadro della Generazione Z e di ciò che deve affrontare per avere la tanto agognata indipendenza.

Nel report di IPSOS, infatti, per il 50% della fascia analizzata il lavoro costituisce una fonte di reddito e, per il 43% un modo per affermare la propria indipendenza.

Ma proviamo a sommare tutte le situazioni descritte: la difficoltà nel trovare un lavoro non ben retribuito, ma anche solo che rispecchi il costo della vita italiana e i tassi dei mutui o gli affitti elevati, non fanno altro che rimandare l’indipendenza e ritardare l’ingresso nella vita adulta.

La stabilità, quindi, si attesta in cima alla classifica delle priorità per chi cerca o ha un lavoro.

 

Conseguenze su Millennial e Generazione Z

 

Sarebbe molto bello poter vivere senza lavorare, ma purtroppo non è possibile. Il lavoro costituisce il mezzo con cui, che piaccia o no, plasmare la propria vita, il proprio futuro.

Ecco che allora assume un’importanza molto più gravosa di quanto si pensi: la nostra vita dipende molto dal lavoro.

Il 37% dei 18-35enni ha paura di essere sfruttato sul posto di lavoro. Perdere il proprio tempo in cambio di un basso stipendio non piace a nessuno. Sicuramente acquisire competenze può tornare utile per altri impieghi o per maturare esperienza, però sarebbe preferibile farlo dietro giusto compenso. Ecco che quindi il 34% ritiene un aspetto fondamentale del lavoro essere adeguatamente remunerato.

È interessante il dato che riflette la paura di non avere più tempo per sé stessi: in questo articolo si descrive la visione della Generazione Z su quanto tempo debba occupare il lavoro. Anche i Millennial sembrano essere dello stesso parere, prediligendo un lavoro flessibile.

 

L’importanza dell’equilibrio vita-lavoro

 

Sebbene lo stipendio, come visto sopra, occupi una posizione elevata nella scala di priorità per chi è alla ricerca di un lavoro, l’Italia sembra non esserne pienamente consapevole.

Il Bel Paese occupa la terzultima posizione nella classifica dell’equilibrio vita-lavoro, in un’indagine condotta dalla piattaforma Remote che si occupa di servizi attinenti al capitale umano su scala globale.

Su 30 paesi europei analizzati, l’Italia non la troviamo sul podio, e i numeri parlano chiaro. La mancanza di un salario minimo, la scarsa inclusività e contratti precari hanno portato il 37% del campione analizzato da IPSOS a temere di non avere abbastanza tempo per sé stessi.

 

C’è ancora molta strada da fare in un Paese come l’Italia, popolata prevalentemente dalle vecchie generazioni che hanno un approccio alla vita diametralmente opposto al nostro.

Prendere in esame i bisogni dei futuri lavoratori, non può far altro che garantire una buona riuscita del lavoro e un sistema più funzionante.

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