Diritti umani: come stiamo messi in Italia?
Qual è lo stato dei diritti umani? Secondo il report annuale di Amnesty International la situazione non è delle migliori: sono stati fatti dei passi indietro a livello globale. Un trend a cui sembra essersi allineato anche il nostro Paese.
Era il 10 dicembre 1948 quando l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò – a Parigi – la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nel cui preambolo si parla di uguaglianza, di diritto di parola e di credo, di rapporti amichevoli fra le Nazioni e di famiglia umana. Un’introduzione coronata dall’Art. 1, il quale recita: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».
Ma – 76 anni dopo – la situazione non sembra essere troppo diversa, e la pace nel mondo prende sempre più la forma di uno slogan utopico: disuguaglianze, guerre, conflitti, repressioni violente, femminicidi, povertà in crescita e disordine sociale sono solo la punta dell’iceberg. E sì, anche l’Occidente è stato colpito. La cupola trasparente che ci ha illuso di poterci isolare dai mali del mondo è stata infranta e ora ci tocca raccogliere i frammenti, che cadono su noi come in un tornado di schegge. Avevamo dimenticato quanto il cristallo fosse fragile e tagliente.
Ma non tutto è perduto: le manifestazioni e le proteste crescenti sono il simbolo di una parte di umanità che non è disposta ad arrendersi a questa distopia, il segno che siamo ancora disposti a lottare per una realtà in cui vale la pena vivere.
Diritti umani: il rapporto di Amnesty International ci dice che dobbiamo migliorare
Amnesty International ha rilasciato il rapporto annuale sui diritti umani, in cui analizza la situazione di 155 Paesi e che si apre con un monito: stiamo tornando indietro nel tempo. Salta subito all’occhio un’affermazione in particolare: le persone che vivono in contesti democratici sono diminuite, toccando i livelli del 1985 e lasciando la strada spianata a idee, pratiche e politiche autoritarie.
I diritti delle donne e l’uguaglianza di genere – leggiamo – sono minacciati, così come sono a rischio i progressi fatti finora sulla questione. Il report conferma che odio e paura sono diventati i sentimenti prevalenti all’interno dello spazio pubblico, che sempre più se la prende con le persone marginalizzate: rifugiati, migranti e gruppi razzializzati – vale a dire persone giudicate secondo caratteristiche fisiche ed etniche. Ma ad essere stati presi di mira sono anche gli attivisti, etichettati come terroristi perché denunciano l’inazione climatica e perché chiedono un’attenzione maggiore alla questione socio-ambientale.
Fonte: Gardapost
Gli errori del passato sembrano essere stati tirati fuori dal vaso di Pandora, riaccendendo conflitti mai risolti e moltiplicando i conflitti armati in corso. L’immagine che ci si presenta davanti gli occhi è quella di un mondo che necessita di compassione, di un’umanità che deve ritrovare il senso morale ed etico, introducendolo nelle politiche e trasformandolo in un perno centrale dell’arte del governare.
L’intelligenza artificiale è una cassa di risonanza per tali discriminazioni
A coronare il tutto troviamo la tecnologia, insieme terra promessa e minaccia intangibile per la nostra specie. Amnesty International riflette sul ruolo e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa che, se da una parte può portare importanti benefici all’umanità – pensiamo al suo utilizzo in campo medico e alla sua precisione nelle diagnosi – è anche vero che l’altra faccia della medaglia non è così luminosa.
L’IA, infatti, ha anche la capacità di riprodurre atteggiamenti razzisti, specialmente quando si parla di sistemi di riconoscimento facciale e del suo utilizzo come strumento di controllo: non solo monitoraggio di proteste ed eventi pubblici ma anche delle comunità marginalizzate, migranti, giornalisti e attivisti. A destare preoccupazione – stando a quanto afferma il rapporto – è la poca regolamentazione in merito.
- Per approfondire l’impatto dell’IA leggi qui
I diritti umani in Italia: com’è la situazione nel nostro Paese?
Il focus del report sul nostro Paese sembra riflettere la situazione di tensione globale: segnalazioni di tortura e maltrattamento da parte di agenti carcerari, restrizioni per le proteste pacifiche, violenza di genere e discriminazione.
Come riporta Amnesty International, sono diversi i casi di agenti e funzionari indagati per reati violenti, abusi e presunta tortura. Verso di chi? I destinatari di tale trattamento sembrerebbero essere carcerati e persone che hanno una cittadinanza diversa da quella italiana.
Fonte: Huffington Post
Nel mirino anche il diritto di protesta pacifica: il nuovo disegno di legge per la sicurezza – approvato dalla Camera – prevede un inasprimento della pena per chi blocca le strade, andando a mettere i bastoni tra le ruote agli attivisti per il clima, le cui manifestazioni si tengono spesso sottoforma di sit-in. Ora rischiano da uno a sei anni di carcere. Una norma che è stata ribattezzata dalle opposizioni come “Anti Gandhi”.
Discriminazione: come se la passano donne e individui razzializzati
Preoccupazione è sorta anche rispetto alla condizione delle donne, in primis per la violenza di genere – secondo Amnesty International le misure prese non sono sufficienti – ma anche per il diritto all’aborto, ostacolato dalla massiccia presenza di medici obiettori.
A proposito di odio diffuso, a turbare l’organizzazione sono anche il razzismo dilagante, coronato dall’impossibilità dei figli di persone straniere di prendere la cittadinanza, e gli episodi antisemiti sorti dopo il conflitto tra Israele e Palestina.
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E sul fronte ambientale?
Fonte: Ohga
Infine – oltre la limitazione della possibilità di protestare pacificamente – ci sono timori anche riguardo gli investimenti nelle fonti fossili e la fatica nel taglio delle emissioni di carbonio, la quale ha come scadenza il 2030. Una preoccupazione in linea con il rapporto dell’Asvis, il quale ci avverte: siamo in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.
Stando all’analisi dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, solo 8 obiettivi su 37 sono raggiungibili, 7 sono in dubbio e 22 non verranno raggiunti. Questi risultati non sono in linea con l’opinione pubblica, a fronte di 9 persone su 10 che sono preoccupate per gli ecosistemi e metà della popolazione italiana che percepisce i rischi ambientali come una minaccia.
Inoltre, il 62% vorrebbe una transizione green più rapida e incisiva, mentre il 93% degli italiani vorrebbe vedere maggiore impegno da parte del nostro Paese riguardo a tali questioni.
Non facciamoci abbattere! Non tutto è perduto
È vero, il quadro che ci si presenta davanti non è dei migliori. Ma non facciamoci inghiottire dal buco nero di negatività! La luce in fondo al tunnel c’è: siamo noi. Noi che possiamo richiedere che tali diritti vengano rispettati, che la condizione delle persone discriminate migliori, che l’ambiente in cui siamo inserito venga conservato, dato che è difeso anche dalla Costituzione italiana.
Possiamo ribellarci partendo dal privato, praticando l’arte dell’empatia e della morale, due cose di cui il mondo ha estremo bisogno oggi.
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