DDL Sicurezza, cosa prevede e perché sta facendo discutere

Oltre un migliaio di manifestanti contro il nuovo ddl Sicurezza in discussione in Parlamento: ecco cosa prevede

Il 25 settembre, davanti al Palazzo del Senato a Roma, c’è stata la manifestazione contro il DDL Sicurezza, ora in fase di approvazione al Senato dopo essere passato il 18 settembre alla Camera.  

La protesta ha visto la partecipazione di un gran numero di associazioni: sindacati, partiti ed entità come parrocchie e presidi anti-mafia. Erano presenti Legambiente, Greenpeace, CGIL, UIL, il Partito Democratico, il MoVimento 5 Stelle, +Europa e tanti altri schieramenti, tutti contrari al disegno di legge portato al Parlamento dalla maggioranza.



Ma cosa prevede il testo 1660, o DDL Sicurezza? 

Il provvedimento, passato alla Camera con 162 voti favorevoli e 91 contrari, istituisce oltre 20 nuovi reati. Tra i tanti, ha fatto molto discutere quello di “partecipazione a una rivolta in un penitenziario o in un centro migranti”, che comprenderebbe anche la “resistenza passiva” dei rivoltosi e che potrebbe prevedere fino a 5 anni di carcere.

Perché “anti-Gandhi”?

Un altro tema è il forte inasprimento per le pene legate alle manifestazioni, soprattutto per quanto riguarda le proteste contro le opere di interesse pubblico, come la TAV o il ponte sullo Stretto. La norma - chiamata dalle opposizioni “anti-Gandhi” - prevede anche fino a due anni di detenzione per chi blocca strade o ferrovie, come fatto per esempio negli ultimi mesi dagli attivisti di Ultima Generazione

Il soprannome nasce dalla filosofia del politico indiano Mahatma Gandhi, la cosiddetta “resistenza non violenta”, che è l’idea dietro ai sit-in di protesta in strada. 

Le opposizioni criticano anche il passo del testo di legge secondo cui le infiorescenze di canapa industriale vengono parificate a qualsiasi sostanza stupefacente, bloccando di fatto le industrie che la producono.

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