Pratichi il choking? Allora c’è qualcosa che dovresti sapere

La pornografia che raffigura scene di strangolamento è illegale: questa è la decisione del Regno Unito al fine di proteggere le donne. E ha una base scientifica.

La pornografia è la fonte principale attraverso cui i giovani si approcciano al mondo della sessualità e imparano a fare sesso. E questo può essere un problema quando va a normalizzare delle pratiche potenzialmente pericolose: come il choking. Probabilmente tutti abbiamo pensato che basta non stringere troppo, ma quando decidiamo di provare delle esperienze erotiche un po’ più spinte, sarebbe meglio informarsi sulle possibili conseguenze, che in questo caso possono essere anche gravi.

Il problema è che non lo sappiamo e ci affidiamo troppo spesso alla rappresentazione sessuale proposta dai media: quello che vediamo sugli schermi, però, non è sempre ripetibile nella realtà, in quanto ci viene proposta una versione idealizzata del piacere che non è sempre praticabile con il nostro partner.

Un’altra cosa che nei porno manca è il consenso: non diamo per scontato che tutto quello che vediamo sia normale. Se vogliamo sperimentare qualsiasi tipo di pratica, parliamone prima con il nostro partner, capiamo cosa piace a entrambi, cosa si è disposti a fare ed entro quali limiti.

Choking: il Regno Unito lo rende illegale per proteggere le donne

Niente più porno che raffigurano strangolamenti: Il Regno Unito rende illegale la pratica del choking. La decisione di criminalizzare i filmati che mostrano tale pratica durante il sesso è stata presa con l’obiettivo di tutelare le donne e le giovani ragazze dalla violenza. Alex Davies-Jones - Ministro per le Vittime e la Lotta alla Violenza contro le Donne e le Ragazze - ha definito degradante e pericoloso mostrare scene pornografiche in cui le donne vengono strangolate, aggiungendo che potrebbero esserci delle conseguenze sulle stesse.

Lo strangolamento durante il sesso è, infatti, considerato una norma sessuale sicura dai più, ma si tratta di una convinzione errata che nasce principalmente dalla crescente rappresentazione di tale pratica sui siti porno, la fonte più comune attraverso cui i giovani vengono introdotti al choking e più in generale al sesso.

Più scarsa, però, è la conoscenza delle conseguenze che il choking potrebbe avere: anche se i segni possono non essere visibili dall’esterno, i danni variano dal mal di gola alla compromissione delle funzioni cognitive e della memoria, oltre a poter causare di perdita di coscienza e a rappresentare la principale causa di morte nelle pratiche BDSM.

E no, non è solo paranoia: a indagare sul fenomeno è uno studio condotto in Australia

La pornografia è la fonte principale attraverso ci approcciamo al sesso

È stato sottoposto un sondaggio a un campione di 4702 persone di un’età compresa tra i 18 e i 35 anni e risultati mostrano che sono venuti a conoscenza del choking in un’età piuttosto giovane: la maggior parte tra i 16 e i 18 anni (29%), altri tra i 19 e i 21 anni (24,1%) e in alcuni casi (8,8%) alcuni partecipanti hanno dichiarato di esserne venuti a conoscenza prima dei 15 anni

Data l’età piuttosto bassa possiamo supporre che ne sono venuti a conoscenza in concomitanza con le prime esperienze sessuali: secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Giovani e Sessualità in collaborazione con Durex e Skuola.net, l’età media in cui si hanno i primi rapporti sessuali è compresa tra i 15 e i 16 anni e 9 persone su 10 hanno un rapporto completo prima dei 19 anni. 

Questo è rilevante nella misura in cui - dallo studio australiano - è emerso che la maggior parte degli intervistati è venuto a conoscenza del choking principalmente dai media: la pornografia si trova al primo posto con il 61,3%, seguita da film (40,3%), amici (31,9%), social media (31,9%) e all’ultimo posto troviamo i potenziali partner (29,2%).

Un risultato il in linea con l’Osservatorio, che ci dice che internet - con una percentuale del 55% - è la fonte primaria in cui vengono ricercate informazioni sul sesso e temi affini. Un’abitudine che cresce di anno in anno. In più, una persona su dieci si affida alla pornografia per imparare a fare sesso.

Percepiamo il choking come parte integrante dell’attività sessuale

I risultati dello studio condotto in Australia mostrano che la pratica del choking è percepito come un comportamento mainstream, considerato parte dell’attività sessuale, in cui le donne hanno più probabilità di essere strangolate, indicando un pattern specifico - spesso modellato dalla pornografia: gli uomini sono la parte che domina chi ha meno potere sociale. 

Nel caso di persone transgender e gender diverse è, invece, emerso che hanno la stessa probabilità di praticare e subire il choking. Importante per non alimentare stereotipi, lo studio ci riporta che per alcune persone bisessuali, pansessuali o queer, queste attività sono un modo per esplorare l'identità di genere e l'orientamento sessuale e che, in alcuni casi, vengono utilizzate per guarire da traumi.

Lo chiamiamo choking, ma sempre di strangolamento si tratta

Lo studio pone attenzione anche sulla terminologia che viene utilizzata per descrivere la pratica: “choking” e non “strangolamento”. Quest’ultimo verrebbe percepito come più violento rispetto al primo, che invece verrebbe percepito come più collegato all’intimità e che sembrerebbe minimizzare il danno potenziale

Una differenza di significato che riflette sul modo in cui viene percepita la sicurezza dell’atto: parlare di choking porterebbe a una percezione più sicura e piacevole della pratica - così come viene rappresentata nella pornografa -, mentre lo strangolamento viene inteso come più pericoloso e collegato alla morte.

Il rischio delle lesioni - continua lo studio - varia in base al contesto (per esempio, rapporto consensuale rispetto alla violenza domestica), delle caratteristiche della persona e della durata dello strangolamento. Ciò non toglie che le conseguenze possano essere gravi, durature e addirittura svilupparsi a distanza di settimane o mesi. Il problema è che i giovani non ne sono consapevoli

Parlare di consenso ci ricorda l’importanza di introdurre l’educazione sessuale nei programmi scolastici

Arriviamo a un punto fondamentale: il consenso. I risultati mostrano che l'ultima volta che si è praticato il choking durante il rapporto sessuale, il consenso della persona strangolata c’era. Ma non mancano casi in cui non fosse stato discusso direttamente prima o durante l'esperienza sessuale, soprattutto nel subirlo. Da ciò se ne deduce che viene percepita come una pratica che fa parte del sesso, per cui il consenso al choking non è necessario quando c'è il consenso al rapporto. 

Il problema è che quando lo strangolamento è indesiderato e la persona sottomessa può avere difficoltà - o essere fisicamente impossibilitata - ad esprimere preoccupazione e a dire di no, finendo per assecondare qualcosa che la mette a disagio o che la spaventa. Questa mancanza di consenso specifico - conclude la ricerca - è probabilmente collegata alla convinzione che il choking sia sicuro e piacevole.

Il consenso, ricordiamolo, non è definitivo ma si negozia di continuo, si può cambiare idea in qualunque momento e accettare di avere un rapporto sessuale non significa accettare pratiche più spinte o atteggiamenti che possono metterci a disagio: dall’Osservatorio Giovani e Sessualità emerge che solo il 33% dei giovani ritiene sia un dovere chiedere esplicitamente il consenso al proprio partner, che sia fisso o occasionale. Risultati, questi, che pongono l’accento su quanto sia importante introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

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