Amore tossico: perché attraggo casi umani?
Alcune persone credono di attirare solo “malesseri” o “casi umani”. Ma sai che significa caso umano? Parliamo di relazioni e, nello specifico, di come il caso umano potresti essere tu.
Attiri solo casi umani?
Partiamo da un presupposto: il caso umano non esiste. O meglio, non esiste come lo immaginiamo noi perché, presi singolarmente, siamo un po’ tutti dei casi umani un po' tossici. Frammenti di scelte sbagliate, ripetute illusioni riciclate e autostima in un perenne “work in progress”. ‘Love is always seventeen’, diceva il testo di una vecchia canzone. Ma il concetto non è del tutto chiaro: perché alcune persone credono di attirare soltanto casi umani? Non è forse che il caso umano sei tu?
Molti di noi davanti all’amore si sentono goffi ed eternamente bisognosi di conferme. E se addirittura l’amore non c’è o ferisce? Arriva l’etichetta ‘caso umano’ che nasce dal bisogno di dare la colpa agli altri e puntare il dito su cause esterne, fuori dal nostro controllo. «Spesso, si punta il dito proprio contro le relazioni tossiche che, viste da un’altra prospettiva, più che tossiche, sono amare medicine». É così che ci invita ad una riflessione iniziale la dottoressa Chiara Croce, che per questo tema ci ha lasciato non pochi spunti e riflessioni.
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Minimo comune denominatore del caso umano: cosa attraggo?
Andiamo per gradi. Chi è il caso umano? Parliamo di quei personaggi, di entrambi i sessi, che sembrano da subito emotivamente instabili, perennemente in crisi, con un talento innato per infilarsi in situazioni assurde. Le persone che "non sono pronto/a per una relazione, ma ti voglio nella mia vita", oppure “tra noi non può funzionare ma non sei tu il problema”. Ti sei mai chiesto ‘che cosa penso di attrarre in termini di relazioni?”. Se la risposta è ‘casi umani’ è ‘solo’ perché un po’ per scelta, un po’ per malsana abitudine il nostro inconscio ci spinge a ritornare sempre agli stessi schemi. Non ci rendiamo sempre conto che siamo noi a controllare e accettare le regole del nostro piccolo mondo – compresi i ‘casi umani’ che entrano nella nostra vita. ‘Accettiamo l’amore che crediamo di meritare’ e talvolta, finiamo per chiamarlo destino. Eppure non tutti sanno che l’amore non ha meriti, ma il cervello è pigro e il cuore ama i ma déjà vu. Quindi, cerchiamo inconsciamente ciò che è familiare, ciò che sa di casa, anche quando quella casa sembra avere le finestre rotte e le serrature difettose.
«Le nostre credenze inconsce su noi stessi, gli altri e l’amore nascono prima dei 7 anni e non cambiano più se non ci lavoriamo sopra». Se sei cresciuto in un ambiente emotivamente instabile, il caos ti sembrerà più rassicurante della stabilità. Se sei abituato a rincorrere, troverai sempre qualcuno che scappa. Se sei convinto di non meritare amore, finirai per innamorarti di chi te lo fa sudare. L’inconscio ci tiene “al sicuro” e, in questo caso, ‘al sicuro’ è sinonimo di familiare. Veniamo attratti da situazioni e persone che conosciamo già. Peccato che quando le nostre credenze sono disfunzionali al sicuro non è sinonimo di ‘sano’.
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Il people pleaser, il narcisista tra ghosting, fluidità relazionale e il labirinto delle non-relazioni
Il discorso si infittisce e con la dottoressa Croce decidiamo di fare delle piccole distinzioni. Viviamo in un’epoca di relazioni a intermittenza (a volte tossiche) e cuoricini digitali, dove il ghosting è la versione moderna dell’andare a comprare le sigarette e non tornare più. Le situationship nascono dalla paura dell’etichetta ma anche dal terrore di impegnarsi davvero, lasciando una miriade di porte socchiuse perché ‘non si sa mai, no?’ Tutto è fluido, indefinito, un po' tossico e misterioso, lasciato sospeso nella speranza che l’altro intuisca da solo il nostro livello di coinvolgimento. Non esiste giusto o sbagliato, esiste solo ciò che funziona per noi. Ma se niente sembra funzionare?
Il copione dei nostri giorni include termini come people pleaser, narcisisti, crocerossini ecc. Mentre il people pleaser è colui che crede di dover guadagnare l’amore, il narcisista lo pretende a prescindere. Due poli opposti che si attraggono con la forza dei campi magnetici. In realtà, ci spiega la dottoressa Croce citando molti dei concetti che sono proposti nel suo libro ‘Volemose bene’, «L’amore è gratuito. Chi cresce nella convinzione che l’amore vada meritato finisce per dare troppo e non avere mai l’amore che vorrebbe in cambio. Se ci pensiamo meglio – continua la dott.ssa Croce –, «meritiamo amore solo perché esistiamo, ed è già abbastanza. Il problema è che spesso chi dà troppo, lo fa per mantenere una sorta di controllo: se do ininterrottamente, sarò indispensabile e non verrò mai lasciato. Ma l’amore non è controllo. E chi ti ama non ha bisogno di prove». Ma allora perché attraggo casi umani?Leggi anche: La Gen Z eclissa il concetto tradizionale di Relazione e Amore
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Perché attraggo casi umani?
Qui si apre il capitolo più spinoso. «La relazione è uno specchio». Ti mostra ciò che ancora devi risolvere, le ferite che non sapevi di avere (o che non si sono ancora cicatrizzate), le crepe in cui si infiltra la paura di non essere abbastanza. La risposta è perché forse non vuoi davvero una relazione, vuoi qualcuno che riempia i tuoi vuoti. Oppure perché brilli di luce propria e attiri di tutto, anche chi cerca solo un rifugio momentaneo (ma in questo, dai casi umani scappi via). O ancora perché non hai ancora imparato a dire no. Una relazione non ti mostra chi sei, ma ciò che credi di essere. Se attiri sempre lo stesso tipo di persone, c’è un motivo. E quel motivo, quasi sempre, sei tu. Vuoi qualcuno con cui condividere la tua intimità o qualcuno che riempia i tuoi vuoti? – affonda il fendente la dott.ssa Croce.
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Capire, accettare e cambiare rotta in amore
Alla fine, siamo tutti casi umani in microdinamiche quotidiane che si ripetono, cambiano volto, si dissolvono e ritornano. Il punto centrale è: riconoscere i nostri schemi e imparare a spezzarli. La vera domanda non dovrebbe essere "perché attiro casi umani?", ma "perché continuo a chiamarli così?". Ogni persona che incrociamo è un capitolo della nostra storia emotiva, un riflesso di qualcosa che dobbiamo ancora capire. Il vero errore non è incontrare persone sbagliate, ma non chiederci perché continuiamo a farlo. Perché l’unica cosa che possiamo fare riguardo ai casi umani è accettare che non possiamo controllare gli altri, ma possiamo scegliere cosa tollerare, cosa attrarre, e soprattutto chi vogliamo essere in questa o nella prossima relazione.

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