Non è gennaio senza Veganuary
Con il nuovo anno perché non provare a conoscere un po’ meglio l’alimentazione vegetale? È proprio questo lo scopo del Veganuary, l’iniziativa portata avanti ormai da anni per avvicinare le persone alla cucina vegetale.
Oltre ad essere un’iniziativa globale, Veganuary è anche il nome della non-profit che l’ha lanciata. Attiva dal 2014, nasce con lo scopo di far avvicinare le persone all’alimentazione vegetale, sfidandole a mantenerla per tutto il mese di gennaio.
Ma il lavoro non si ferma al primo mese dell’anno: l’impegno a sostenere e incoraggiare a provare una dieta plant-based è costante, con l’obiettivo di proteggere l’ambiente, gli animali e la salute.
Il Veganuary non ha influenzato solo milioni di persone in tutto il mondo, ma anche le aziende: dal 2014 ad oggi sono stati lanciati 2.100 nuovi prodotti e opzioni vegan, rendendo la sfida ancora più semplice. Ma perché dovremmo provare ad accogliere questa challenge? Vediamo insieme come e perché nasce la filosofia vegan e sfatiamo qualche mito.
Veganuary: facciamo chiarezza sulla filosofia vegan
Seppur la Vegan Society nasca nel 1944 – in concomitanza con la grande accelerazione – la scelta di eliminare ogni tipo di prodotto animale la ritroviamo già un secolo prima. È infatti intorno al 1830 che alcune persone cominciano ad adottare la filosofia vegan a livello di alimentazione, vestiario e altri ambiti. Solo che, all’epoca, queste erano definite semplicemente vegetariane. Con la fondazione della Vegetarian Society nel 1847, però, la definizione della dieta includeva anche uova e latticini, per accogliere anche chi mangiava tali prodotti.
Tornando al veganismo vero e proprio, la sua definizione ufficiale – data dalla Vegan Society – è la seguente: «una filosofia e uno stile di vita che cerca di escludere, per quanto possibile e praticabile, tutte le forme di sfruttamento e crudeltà verso gli animali per cibo, abbigliamento o qualsiasi altro scopo; e per estensione, promuove lo sviluppo e l'uso di alternative prive di animali a beneficio di animali, esseri umani e ambiente. In termini dietetici denota la pratica di rinunciare a tutti i prodotti derivati interamente o parzialmente da animali».
Lo stile di vita vegan va contestualizzato
Si tratta quindi di uno stile di vita preciso – e non di una semplice scelta alimentare, per la quale sarebbe più giusto utilizzare il termine “plant-based” – che va contestualizzato: infatti, “per quanto possibile e praticabile” è un passaggio fondamentale, dal momento che è difficile evitare completamente lo sfruttamento animale. Pensiamo ad esempio ai farmaci, molti dei quali testati, che servono per curarci e ai quali non possiamo rinunciare.
Inoltre, la scelta vegan è contestualizzata anche all’interno della società in cui si inserisce. Se noi abbiamo a disposizione innumerevoli alternative ai prodotti animali e una disponibilità e varietà di cibo pressoché illimitata, in alcune realtà le proteine animali sono ancora indispensabili e, ovviamente, non è a queste che la critica vegan punta, ma solo allo sfruttamento eccessivo e non necessario.
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Veganuary: sfatiamo qualche mito sull’alimentazione vegetale
Molte persone sono però restie ad adottare - o anche solo accettare - una dieta 100% vegetale, perché pensano che sia poco salutare, che non sia adatta a tutti, che si vada incontro a carenze e che è costosa. Per quanto riguarda l’aspetto salutistico, ci ha pensato l’Academy of Nutrition e Dietetics a rassicurarci: possiamo decidere di adottare un’alimentazione 100% vegetale in ogni fase della nostra vita.
Nell’articolo pubblicato sul loro sito, infatti, vediamo come vengano sfatate alcune delle obiezioni più comuni, prima fra tutte quella che riguarda le famose proteine: queste si ottengono facilmente da legumi, tra cui troviamo anche la soia, semi e anche alcuni tipi di grano. Inoltre – prosegue – la dieta vegetale è adatta anche a donne incinte, bambini e atleti, basta che si assicurino di assumere tutti i nutrienti e prendere degli integratori quando non è possibile assumerli con la sola alimentazione, come nel caso della vitamina B12.
In ogni caso, se si hanno dei dubbi è sempre bene contattare un nutrizionista.
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Ma è vero che l’alimentazione vegetale è più costosa?
Un’altra obiezione che viene spesso posta all’alimentazione vegetale riguarda i costi, affermando che sia più cara. Ma non è così, e lo afferma uno studio della Oxford University riportato dall’Accademia della Nutrizione: adottare una dieta vegan standard costerebbe il 34% in meno nei Paesi ricchi – cioè quelli che consumano maggiormente carne, pesce e derivati – mentre nei Paesi a reddito medio-alto il risparmio ammonterebbe al 24%, vale a dire a un quarto.
Ma il risparmio si avrebbe anche adottando una dieta vegan a basso contenuto di grassi, che sembrerebbe essere meno costosa anche della dieta mediterranea. Nel primo caso, infatti, il prezzo – a parità di calorie – è risultato essere del 19% in meno rispetto alla dieta onnivora abituale dei partecipanti, ed è stato associato al risparmio sul costo di carne, latticini e grassi aggiunti. Tale risparmio avrebbe poi compensato la spesa maggiore per verdura, cereali e piatti vegan confezionati. Per quanto riguarda la dieta mediterranea, invece, si avrebbero costi leggermente maggiori ma non rilevanti (si parla di 60 cent in più al giorno).
Il dilemma della soia: parliamone
Un’altra credenza è che il consumo di soia faccia male e possa causare il cancro. L’articolo dell’Academy of Nutrition and Dietetics sopracitato smentisce anche questo: nonostante venga spesso affermato, non ci sono prove che sia così, ma anzi alcuni indizi suggerirebbero che consumare soia nell'infanzia e durante l'adolescenza produca un rischio inferiore di cancro al seno nel corso della vita. Infine, la soia è un’importante fonte di proteine e calcio.
Ma le questioni riguardanti la soia non finiscono qui: infatti, capita spesso di imbattersi in affermazioni che vogliono i vegani come responsabili della deforestazione a causa del consumo di soia. È vero che la sua produzione è la principale causa di deforestazione in Sud America, ma non è il consumo diretto umano di soia il problema, lo è la produzione di mangime per gli animali da allevamento. Infatti, secondo il WWF, il 75% della soia è destinata ad animali da allevamento, pesci compresi, e un report del 2022 afferma che il 90% della soia, in Europa, viene consumata in questo modo indiretto.
Avete intenzione di provare il Veganuary?
Se avete voglia di accogliere la sfida di questo mese, quindi, non dovete preoccuparvi di nulla se non di cercare nuove ricette e di sperimentare in cucina. Ma anche in questo caso potete trovare un grande supporto nei food creators e non solo: Essere Animali – associazione contro lo sfruttamento animale – vi accompagna con un ricettario e informazioni sull’alimentazione plant-based, basta solo iscriversi alla newsletter dedicata.
Buon Veganuary!
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