Solo verdura? Ecco i 5 falsi miti sulla dieta vegetariana

Falsi miti e buona (preferibile) condotta. Le scelte alimentari alternative sono quelle soggette a teorie fantasiose. Sfatiamo qui le convinzioni più comuni e diamo tips utili per ridurre il nostro impatto sull’ambiente.

Ricorre oggi, 1 ottobre, “The World Vegetarian Day”, nato nel 1977 da un'idea del NAVS (Società Vegetariana del Nord America) e approvato l’anno successivo dall’International Vegetarian Union. Giornata che, oggi più che mai, è vota a sensibilizzare la collettività sulle scelte alimentari. La contemporaneità, infatti, soffre gli effetti del cambiamento climatico, degli allevamenti intensivi e di un consumo smodato di carne animale. Intervenire sulle abitudini a tavola è tanto necessario quanto urgente. I giovani stanno deviando verso un consumo più consapevole, che vede la riduzione del “junk food” - il cibo spazzatura - in favore di scelte più healthy e green.

Perché si sceglie l’alternativa vegetariana?

Diminuire il consumo di carne significa diminuire l’impatto che questa ha sull’ambiente, ma anche il nostro stesso impatto. La crisi climatica è una urgenza fattuale e, per quanto ci siano nicchie di persone che con diversi mezzi cercano di negarla, gli esperti sottolineano la necessità di un intervento quanto più imminente possibile.

Anche l’industria alimentare deve assumersi la sua porzione di responsabilità, ed è compito dei singoli individui, come collettività, rivalutare tanto i processi di produzione e distribuzione del cibo; quanto propriamente il tipo di bene che si mette a disposizione. Dalle inchieste televisive ai documentari, è sempre maggiore l’attenzione rivolta agli allevamenti e al trattamento degli animali.

Una dieta vegetale è possibile. La Lancet Commission ha pubblicato lo studio “Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems” dal quale emerge la necessità di una Planetary Health Diet. La Commissione descrive una dieta universale, basata su un aumento del consumo di verdure, frutta, cereali integrali, legumi e noci e su una diminuzione del consumo di carne rossa, zucchero e grani raffinati, «che fornirebbe importanti benefici per la salute e aumenterebbe anche le probabilità di raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile».

World Vegetarian Day: 5 luoghi comuni da abolire sui vegetariani

Le scelte alimentari - tra le altre cose - sono motivo di critica e divisione, ma anche di luoghi comuni infondati.

Dai mangiatori d’erba alle diete fai da te, smontiamo qualche pensiero scorretto. Abbiamo chiesto al Dottor Daniele Erba, biologo nutrizionista di Roma, e a Giulia Fortunato, studentessa di nutrizione, alcuni miti sulla dieta vegetariana: 

1.Mangiare vegetale non è (sempre) Healthy! 

Sebbene evidenze scientifiche dimostrino che l’alimentazione vegetale sia salutare e apporti benefici al corpo, non è tuttavia una regola fissa. Una scelta alimentare può, anzi, risultare dannosa se non bilanciata correttamente. Il confine tra etica e carenze nutrizionali è molto sottile, e affidarsi ad esperti del settore è la scelta migliore per il proprio fisico. Non tutti i corpi sono uguali. 

Come spiega il Dottor Daniele Erba: 

«La dieta vegetariana va calibrata e valutata in base al soggetto e ai valori risultanti dalle analisi del sangue. È sostenibile per l’uomo e non necessita di nessuna integrazione, salvo per eventuali carenze nutrizionali già presenti nel soggetto».

A tal proposito, Giulia Fortunato, studentessa di nutrizione commenta: 

«Il problema di molte persone è che ricorrono ad una alimentazione fai da te, non affidandosi ai professionisti. Questo può portare a carenze nutritive, e ad assenza di energia. L’alimentazione vegetale è sostenibile, ed è la scelta migliore tanto a livello etico quanto a livello fisico».

2.I vegetariani non assumono abbastanza proteine

Questo è quello più comune. La società occidentale, immersa nell’industria della carne e nel suo business, sostiene l’imprescindibilità della carne, non tenendo in considerazione l’apporto nutrizionale degli altri alimenti. Legumi, seitan, tofu, spinaci, broccoli, patate, cereali, noci. La varietà di alimenti presenti in natura è tale che possiamo sopravvivere, sani, anche senza carne

3.Gli sportivi non possono essere vegetariani

Come fa uno sportivo ad eliminare la carne dalla sua dieta? Dove le prende le proteine? Di nuovo, il supporto di uno specialista è dunque fondamentale, poiché può illustrare le alternative. E ce ne sono molteplici.

4.La dieta vegetale favorisce anemia e osteoporosi 

Il calcio è fondamentale per le ossa, e questo si assume tramite fonti animali. Sbagliato. Come per le proteine, anche il calcio è presente in alimenti diversi dalla carne. Si trova infatti nei legumi, nelle verdure, nelle noci e nelle mandorle. 

5. I vegetariani hanno bisogno dell’integrazione esterna per la vitamina B12

La nostra dieta mediterranea è ricca di alimenti, per cui non esiste un aut aut assoluto, ma anzi una vasta possibilità di scelta (per tutti). Come spiega il Dottor Erba:

«Uova, latte e derivati la contengono, ma anche prodotti a base di soia, e il tofu. L’integrazione è necessaria solo in caso di carenza, previa opportuna e aggiornata analisi del sangue. Per i vegetariani è raro che ce ne sia bisogno, è più frequente nei vegani ma comunque da valutare in base al soggetto». 

Uno spunto di riflessione ulteriore arriva ancora dalla studentessa Giulia Fortunato: 

«L'integrazione esterna è entrata a far parte della piramide alimentare oggi. La qualità del cibo è cambiata dai nostri nonni a noi. C'è carenza nutritiva a partire dal cibo, che è prodotto dell’industria alimentare.»

Sono vegetariano: come mi vesto?

La scelta alimentare può anche non essere totalizzante. Il veg way of Life non è universale. Su tale affermazione le scuole di pensiero sono due, e ruotano attorno a due termini opposti: “rigore” e “flessibilità”. 

Chiunque si schieri da un lato o dall’altro, fa i conti con altri aspetti della vita quotidiana che vanno oltre il proprio piatto. 

La scelta alimentare è una scelta etica. Alla base delle concezioni alternative alla proposta onnivora, c’è l’antispecismo. L’idea, cioè, che uomo e animale siano allo stesso livello. L'uomo non ha alcun diritto sugli altri esseri viventi. A parità di condizioni, il rispetto di ogni specie è fondamentale.

Tuttavia, c’è chi rinuncia alla scelta tanto radicale quanto totalizzante, in favore di una visione più aperta e flessibile. Anche perché il capitalismo a cui siamo assoggettati ci impone una scelta che può essere solo parziale. Al “no” categorico alle pelli di alcuni, si oppone il “è uno scarto” di altri. Anche questo però, è un mito da sfatare

Ebbene sì, tanto la pelle (derma degli animali) quanto il cuoio (derma di origine esclusivamente bovina) sono prodotti dell’industria della carne. 

Alla questione etica si aggiunge quella ambientale, esattamente come per gli allevamenti intensivi, per cui: 

  • Gli animali sono costretti a vivere in spazi ristretti e sovraffollati, privi di arricchimenti ambientali, in violazione della normativa;  
  • Quelli che fra loro sono malati o feriti, non ricevono trattamenti e sono piuttosto abbandonati o lasciati a morire in mezzo agli altri, col rischio di episodi di cannibalismo; 
  • Uso di acqua ossigenata nel siero di latte destinato ai maiali, col rischio di tumori o infiammazioni, oltre a problemi gastroesofagei;
  • Maltrattamenti di ogni genere, anche atroci;
  • Presenza di topicida in zone accessibili agli animali e di topi morti nei recinti; 
  • Animali, mangiatoie e recinti molto sporchi, con presenza di feci e urine; 
  • Infestazioni di blatte
  • Vasche dei liquami non impermeabilizzate, per cui gli inquinanti così possono penetrare nel terreno e quindi nelle falde acquifere;
  • Controlli insufficienti degli ispettori CSQA, il più grande ente certificatore d’Italia, non formati per monitorare il reale stato di benessere degli animali;

Cosa fare, allora?

Per rispettare l’animale e l’ambiente, sarebbe preferibile sostituire il pellame con materiali sintetici (microfibra e finta pelle) e vegetali (cotone). 

Falsi miti e buona (preferibile) condotta. Le scelte alimentari non sono mai fine a se stesse, e con piccoli accorgimenti (e meno errori), la possibilità di cambiare le cose per il meglio è davvero concreta. 

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