Uomini o donne, chi soffre di più post rottura?

Chi soffre di più quando finisce una relazione? Entrambe le parti, anche se l’uomo fatica di più ad esternare le proprie emozioni

Dante diceva “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, suggerendo che l’amore sia nelle fondamenta del nostro mondo, il minimo comune multiplo di ogni nostra interazione.

Ma cosa succede quando finisce una relazione? Chi sta peggio?

 

Ah… l’amore!

 

Se osservassimo il mondo da una prospettiva molto romantica e assai ottimista, ci accorgeremmo che l’amore si nasconde in ogni angolo, vicolo che incrociamo nella nostra vita.

L’amore per i soldi utili a vivere la nostra vita ci spinge ad andare al lavoro, l’amore per gli animali ci spinge a prendercene cura, l’amore per noi stessi ci permette di allontanarci da tutte le situazioni dannose che un domani potrebbero compromettere la nostra persona. C’è amore in un gesto gentile, in un sorriso a uno sconosciuto, in una parola gentile a chi sta cercando di aiutarti. 

E poi c’è l’Amore per qualcuno, che spinge a costruirci un futuro perché finalmente ci sentiamo visti e importanti per qualcuno, e perché senza le parti di questa persona, noi stessi resteremmo a metà, incompleti, come se quella persona ci facesse apprezzare appieno la nostra vita donandoci un nuovo modo di viverla.

Ma questa magia a volte finisce, poiché benché la vita sia fatta di amore, a volte due persone smettono di essere sulla stessa lunghezza d’onda, smettono di capirsi con uno sguardo perché hanno imparato due lingue differenti. E cosa succede dopo? Chi soffre di più?

 


 

La fine di una relazione: cosa succede post rottura?

 

La rottura tra due persone viene spesso paragonata a un lutto, poiché effettivamente gli effetti postumi somigliano proprio a ciò che si prova quando viene a mancare una persona cara. 

Nella fine di una relazione gli amanti possono sperimentare sofferenza, fatica a proseguire con la propria routine e rimorso per la decisione presa. Ebbene, non sempre le relazioni finiscono per mancanza d’amore, perciò non è detto che dopo esserci lasciate, due persone non provino dispiacere perché la relazione poteva prendere un’altra strada, si poteva fare di più, impegnarsi di più e altri pensieri negativi che invadono la mente.

 

Le fasi del lutto

 

Dopo una rottura - e dopo un lutto - la prima fase prevede la negazione, quindi rifiutare che tutto ciò che si è costruito insieme all’ex partner sia crollato. Solitamente in questo momento si è anche piuttosto drammatici, perché si assiste a un pezzo della propria vita che se ne va, resta indietro, e mentre una parte di noi - quella non più in linea con l’ex - è evoluta, l’altra vorrebbe restare ancorata al passato.

Si passa alla rabbia per qualcosa che non si è saputo gestire, come se tutto dovesse andare secondo piani prestabiliti. Ma si sa che quando ci sono di mezzo i sentimenti e le persone, tutto diventa imprevedibile. 

In un terzo momento si rivive tutta la storia d’amore, per analizzarla da un punto di vista (semi) critico che ci farebbe digerire meglio la faccenda.

In ultimo, la realizzazione della mancanza dell’ex porta a vivere con tristezza fino ad accettare la situazione.

Quando una coppia decide di lasciarsi, diventa difficile anche riacquistare la propria indipendenza e la propria identità di persona single.

 

Quanto (e come) soffre l’uomo?

 

È di qualche settimana fa lo studio secondo cui un terzo degli uomini tra i 25 e 44 anni si suiciderebbe dopo una grossa delusione d’amore.

Infatti, per gli uomini separati il rischio di suicidio è 5 volte più alto rispetto agli uomini sposati, mentre per i divorziati è 3 volte tanto.

Perché esistono questi dati sconcertanti? Da cosa derivano?

Lo studio, condotto da esperti internazionali facenti parte di università o centri per la salute mentale, mostra, in sostanza, come l’uomo abbia difficoltà a gestire il dolore post rottura. Questa condizione è accentuata da una società in cui l’uomo non deve mostrare debolezze ed essere la “parte forte” della coppia.

In particolare, quando si fidanzano, gli uomini tendono a mettere in secondo piano le amicizie, dando sempre più importanza alla fidanzata: diventa una compagna-amica-mamma, in grado di dare un significativo supporto sociale ed emotivo al fidanzato. Quando la relazione finisce, termina anche questo supporto, riducendo la rete sociale e aumentando il rischio di depressione.

L’uomo si ritrova in un forte momento di dolore e sconforto che non sa gestire e, mentre una parte di lui, la più intima e vulnerabile, vorrebbe affrontare questo disagio, c’è un’altra parte, quella influenzata dalla cultura moderna, che lo spinge ad andare avanti e soffocare le emozioni.

 

Il post rottura per le donne

 

Benché si dica che tutti gli esseri umani sono uguali, qui troviamo l’ennesimo caso in cui uomo e donna non si somigliano.

Fermo restando che le fasi post rottura restano sofferte per entrambi, le donne affrontano il dolore in maniera differente.

Queste ultime, per analizzare meglio la rottura con l’ex, trovano maggiore aiuto nel confronto con gli amici.

Le donne tendono a diventare maggiormente selettive, restando single più a lungo di un uomo, ma ciò non significa che non abbiano superato la rottura già tempo prima.

Storicamente, la donna è in grado di sopportare molto dolore, ma non perché sia più forte, ma poiché le è stato insegnato ad affrontare e gestire il dolore, al contrario dell’uomo. Potremmo dire piuttosto che la donna sia forte della sua consapevolezza, sapere che solo affrontando e accettando il dolore si può veramente crescere e superare le difficoltà.

 

Il post rottura per l’uomo: tranquillo, puoi piangere

 

Il luogo comune secondo cui un uomo soffra meno o superi prima la rottura con l’ex partner è tanto becero quanto sbagliato, come abbiamo visto. Forse non lo esterna o forse il dolore arriva dopo, ma c’è ed è forte, tanto quanto quello della donna. In questo caso, l’uomo si trova intrappolato in una gabbia di stereotipi.

Il pianto, chiara esternazione del dolore (ma non solo), è da sempre considerato segno di debolezza che cozza contro l’immagine forte che deve ricoprire l’uomo. Inoltre, da un punto di vista puramente biologico, gli uomini sono dotati di testosterone, ormone che inibisce il pianto.

Quindi attenzione, il corpo dell’uomo è stato progettato per non piangere (o poco), ma se si sdoganasse la visione del pianto come sinonimo di debolezza, forse gli uomini si sentirebbero meno oppressi.

 


 

In amore vince chi ammette le proprie debolezze e cerca di superarle, per sé e per chi ha accanto. Quando una relazione finisce, non c’è chi soffre di più, ci sono forse tempi di reazione differenti, emozioni diverse dovute ai contesti in cui i due componenti della coppia si inseriscono, ma non c’è una parte della coppia che ignora tutto. Perché prima o poi il dolore viene fuori, trova altre strade attraverso cui palesarsi, sia per l’uomo che per la donna.

Esternare le proprie emozioni non è semplice, ma è soprattutto l’esternazione di quelle negative che ci permette di prenderne coscienza e migliorare. Il pianto di dolore è uno sfogo che ognuno di noi dovrebbe concedersi, poiché lasciar uscire fuori tutti è l’unico modo per fare ordine.


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