Perchè in contesti tipicamente maschili gli uomini piangono di più?
Gli uomini non piangono mai. E tu non devi piangere. Uno dei più comuni stereotipi di genere. Che sembra crollare o – forse – rafforzarsi in contesti lavorativi o sportivi…
Gli uomini non piangono mai. E tu non devi piangere. Uno dei più comuni stereotipi di genere. Che sembra crollare o – forse – rafforzarsi in contesti lavorativi o sportivi stereotipicamente maschili o percepiti come tali. Che gli uomini piangono è naturale. (che scoperta vero?). Infatti, non andremo a chiederci perchè gli uomini piangono. Perchè è un po’ come chiedersi perchè gli uomini amano o muoiono. Sono risposte – come è logico pensare – non legate al genere. Il quesito che ci poniamo è un altro:
Perchè in contesti percepiti come maschili gli uomini danno più spazio alla loro emotività?
E la risposta non è altro che il risultato prevedibile di una percezione stereotipata e interiorizzata dell’uomo e nell’uomo.
Emotività maschile, sport competitivi e lavori “maschili”: due studi per capirne la correlazione
Lo studioso Heather J. MacArthur (Department of Psychology, Hamilton College, Clinton, NY, United States) ha condotto due studi con il fine di indagare la correlazione tra emotività maschile e contesti, per stereotipia, maschili.
In Study 1, I examined observers’ perceptions of crying targets in a stereotypically masculine (firefighting) versus stereotypically feminine (nursing) occupational context. I began with these two occupations because they are both clear-cut examples of stereotypically feminine and masculine jobs. (…)
At the same time, firefighting and nursing are comparable because they are both helping occupations that involve medical intervention, and sociological research has shown that they are viewed similarly in terms of their occupational prestige.
In Study 1, then, participants read a vignette about a male or female protagonist crying in the context of either firefighting or nursing, and rated the protagonist on a number of emotion-related variables.
Heather J. MacArthurNello Studio 1, ho esaminato le percezioni degli osservatori dei bersagli del pianto in un contesto lavorativo stereotipicamente maschile (antincendio) rispetto a quello stereotipicamente femminile (infermieristica). Ho iniziato con queste due occupazioni perché sono entrambi chiari esempi di lavori stereotipicamente femminili e maschili
Allo stesso tempo, la lotta antincendio e l’assistenza infermieristica sono paragonabili perché sono entrambe occupazioni di assistenza che comportano un intervento medico e la ricerca sociologica ha dimostrato che sono viste in modo simile in termini di prestigio professionale.
Nello Studio 1, quindi, i partecipanti hanno letto una vignetta su un protagonista maschile o femminile che piangeva nel contesto di un incendio o di un’assistenza infermieristica, e hanno valutato il protagonista in base a una serie di variabili legate alle emozioni.
Lo studioso ha voluto testare l’ipotesi che il pianto e, in generale, l’emotività maschile, agli occhi di chi osserva, sia percepita come maggiormente accettabile, se mostrata in contesti lavorativi che si tendono ad associare agli uomini.
Ma non solo usa un approccio 2 ×2. Cosa vuol dire? Analizza sia la percezione dell’ appropriatezza emotiva con variabile professione (infermiere – vigile del fuoco uomo). Ma rende una variabile anche il genere per vedere se l’emotività di un infermiere viene percepita come meno accettabile sia di quella di un vigile del fuoco che di quella di un infermiera. E al contrario se l’emotività palesata di un vigile del fuoco è sentita come più accettabile sia di quella di un infermiere che di quella di una vigile del fuoco.
Risultati studio 1: un vigile che fuoco che piange è accettato di più rispetto ad un infermiere che fa lo stesso?
La risposta alla domanda che dà il titolo al paragrafo è si.
Nell’ipotesi 1, ho previsto che i vigili del fuoco che piangono sarebbero stati valutati in modo più positivo (ad esempio, come più emotivamente appropriati, emotivamente forti, calorosi, comunitari e più alti nello status di posto di lavoro) rispetto agli infermieri che piangono attraverso le variabili dipendenti.
I risultati dell’ANOVA hanno ampiamente supportato questa ipotesi: i vigili del fuoco sono stati valutati significativamente più in alto rispetto agli infermieri in base all’appropriatezza emotiva, forza emotiva e competenza sul posto di lavoro
La stessa considerazione non è valida se a cambiare è il genere in entrambi i contesti lavorativi. L’accettazione dell’emotività delle infermiere e delle vigili del fuoco è sostanzialmente la stessa.
Emotività maschile e sport competitivi: il secondo studio

In questo caso Heather J. MacArthur ha fatto un passo ulteriore. Non solo ha analizzato la percezione degli osservatori in merito all’emotività dello sportivo in ambienti sportivi tipicamente maschili e femminili. Ma anche il grado di possibilità che lo sportivo piangesse in tali contesti.
In Study 2, I investigated how observers perceive women’s and men’s crying in a competitive sports context. I hypothesized that, as in Study 1, crying athletes would be rated more favorably in a stereotypically masculine sport (weightlifting) than in a stereotypically feminine sport (figure skating), and that these effects would be mediated by the perceived masculinity and femininity of the crying vignette target. I also hypothesized that male participants would report less likelihood of crying themselves in a figure skating versus weightlifting context, whereas the type of sport would not matter in female participants’ assessments of their likelihood of crying.
Nello Studio 2, ho indagato su come gli osservatori percepiscono il pianto di donne e uomini in un contesto sportivo competitivo.
Ho ipotizzato che, come nello Studio 1, gli atleti che piangono sarebbero stati valutati più favorevolmente in uno sport stereotipicamente maschile (sollevamento pesi) rispetto a uno sport stereotipicamente femminile (pattinaggio artistico), e che questi effetti sarebbero stati mediati dalla mascolinità e dalla femminilità percepite del bersaglio della vignetta che piange.
Ho anche ipotizzato che i partecipanti di sesso maschile avrebbero riportato una minore probabilità di piangere in un contesto di pattinaggio artistico rispetto al sollevamento pesi, mentre il tipo di sport non avrebbe avuto importanza nelle valutazioni delle partecipanti di sesso femminile sulla loro probabilità di piangere.
Anche in questo caso, i partecipanti erano tutti americani con prima lingua l’inglese per evitare che nella percezione si inserisse come variabile anche il fattore cultura – Paese di provenienza. Per quanto concerne la percezione dell’osservatore i risultati sono simili allo studio uno. E invece la proprensione dello sportivo a mostrare la propria emotività? Anche qui i risultati sono prevedibili.
Come discusso nell’introduzione allo Studio 2, ho previsto un’interazione di genere tra i partecipanti sulla conformità emotiva, in modo tale che i partecipanti di sesso maschile riferissero di essere più propensi a esprimere le loro emozioni come faceva il bersaglio quando guardavano un sollevamento pesi piuttosto che una vignetta di pattinaggio artistico.
Al contrario, ho previsto che non ci sarebbe stata alcuna differenza nelle valutazioni delle partecipanti di sesso femminile sulla conformità emotiva in base alle condizioni sportive.
Coerentemente con queste previsioni, i risultati dell’ANOVA hanno mostrato un’interazione significativa tra lo sport e il sesso dei partecipanti. I confronti a coppie hanno mostrato che, mentre non c’era alcuna differenza per le partecipanti di sesso femminile nella probabilità che avrebbero pianto nel sollevamento pesi rispetto al pattinaggio artistico, i partecipanti di sesso maschile erano significativamente più propensi a dire che avrebbero pianto nel sollevamento pesi rispetto al pattinaggio artistico
Cosa si evince da questi due studi? Che l’emotività femminile è incondizionatamente accettata sia interiormente che dall’osservatore. Quella maschile, invece, subisce un “se” che dipende dal contesto lavorativo o sportivo.
Come se il binomio emotività – uomo trovasse la legittimazione di esistere solo in ambienti “maschili” in cui l’uomo quindi non è tenuto a giustificare la proprie lacrime.
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Mi piace: 0
Commenti: 0
