Super-ricchi? Super-emissioni: in 10 giorni hanno esaurito il budget di CO2 per tutto l’anno

L’1% più ricco ha già emesso la quantità di CO2 prevista per tutto l’anno: tassarlo potrebbe risparmiare milioni di morti.

La crisi climatica è anche una questione politica, non solo in materia di decision making, transizione energetica e strategie di adattamento e mitigazione. La crisi climatica è una questione politica anche perché non siamo tutti responsabili allo stesso modo: più il conto in banca aumenta, più teniamo uno stile di vita agiato e più il nostro impatto su questo Pianeta si fa sentire. 

Questo è vero in modo particolare quando parliamo dei miliardari: l’1% più ricco per reddito, infatti, inquina come cinque miliardi di persone, vale a dire due terzi della popolazione globale. Non solo: questa piccolissima percentuale di persone - i super-ricchi - ha già esaurito il suo carbon budget, producendo in soli 10 giorni la quantità di emissioni che avrebbero dovuto produrre nell’arco dell’intero anno.

Super-ricchi: l’1% della popolazione globale ha già emesso la CO2 per tutto l’anno

Sono bastati dieci giorni affinché l’1% più ricco esaurisse il suo carbon budget annuale, cioè la quantità di anidride carbonica che può essere emessa nell’arco dell’anno per non superare il limite di 1,5 gradi. Scendiamo a tre giorni se parliamo dello 0,1% più ricco. Questo è quanto riporta Oxfam nella sua analisi.

Si pone, quindi, l’accento sulla distribuzione della responsabilità in materia di riscaldamento globale e crisi climatica che, controintuitivamente, va a colpire gli individui e le comunità - come popolazioni indigene e donne - che meno hanno contribuito allo squilibrio ecologico.

In che modo inquinano i super-ricchi?

Tra mega yacht e jet privati, il loro stile di vita è sicuramente impattante, ma non è di certo l’unico modo in cui inquinano. Ad avere una certa importanza sono anche gli investimenti in settori fortemente inquinanti: Oxfam riporta che ogni miliardario tiene un portafoglio di investimenti in aziende che producono 1,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Per non superare il limite di 1,5 gradi dettato dagli Accordi di Parigi, l'1% più ricco dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97% entro il 2030. Un traguardo di difficile raggiungimento se pensiamo - continua Oxfam - all’enorme potere e influenza che tali individui e aziende hanno sui processi decisionali.

Tassare i super-ricchi è un passo necessario per contrastare la crisi climatica

Tassare i super ricchi rimane la prima strategia proposta da Oxfam: in un ulteriore report - pubblicato nel 2023 - leggiamo che un’imposta del 60% sui redditi di questo 1% ridurrebbe le emissioni in modo consistente e verrebbero inoltre raccolti abbastanza fondi per finanziare le rinnovabili e la transizione energetica.

In più, propone di introdurre delle imposte sugli utili in eccesso per le società di combustibili fossili: tassando i profitti di 585 società petrolifere, del gas e del carbone si potrebbero raccogliere, solo nel primo anno, fino a 400 miliardi di dollari, equivalenti al costo dei danni climatici nel Sud del mondo.

Altri beni da tassare? Superyacht e jet privati: una settimana del loro utilizzo emette la quantità di anidride carbonica che una persona appartenente l’1% più povero emette in un anno.

Non solo crisi climatica: tassare l’1% più ricco servirebbe anche a contrastare la povertà 

Una tassazione del genere potrebbe contribuire a evitare la morte a causa del caldo di 1,3 milioni di persone: questa è la stima di decessi che potrebbero verificarsi nell’arco di quest’anno, proprio a causa delle emissioni proprio dell’1% più ricco.

Non è tutto: anni e anni di consumo eccessivo da parte dei super ricchi stanno causando importanti danni economici ai paesi a reddito basso e medio-basso, per una cifra che potrebbe raggiungere i 44.000 miliardi di dollari entro il 2050.

Non si può parlare di crisi climatica lasciando fuori la giustizia ambientale

Parlare di crisi climatica e di impatto antropico sul Pianeta significa sempre fare un’analisi di responsabilità che, in questo caso, non è necessariamente condivisa. Significa parlare di giustizia climatica: il reddito, infatti, non influenza solamente l’impatto ambientale e la quantità di emissioni emesse ogni anno, ma anche il modo in cui individui e Paesi possono mitigarne gli effetti.

È proprio questo a far sì che i Paesi più poveri siano, allo stesso tempo, quelli che meno hanno contribuito alla crisi climatica ma che ne subiscono di più le conseguenze.

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