Le donne e i meriti nelle invenzioni

Sono tante le invenzioni che possiamo attribuire a volti femminili, ma sempre meno le donne ricordate. Perché accade?

Accade spesso che le persone non ricevano il giusto riconoscimento per il lavoro svolto, o peggio, che non vengano proprio ricordate.

È ciò che succede a Hedy Lamarr, attrice australiana a cui dobbiamo un contributo fondamentale per l’invenzione che maggiormente occupa le nostre giornate: il Wi-Fi.

 

L’invenzione del Wi-Fi

 

È stato ufficializzato per la prima volta nel 1997, poco meno di trent’anni fa, da Victor Hayes, che fa parte dell’IEEE, L'Institute of Electrical and Electronics Engineers. Il termine Wi-Fi è stato introdotto nel 1999 dalla WECA, Wireless Ethernet Compatibility Alliance, ispirato al termine Hi-Fi.

Perché un’invenzione sia rivoluzionaria, ha bisogno di speciali contributi, anche da più menti diverse. Prima di lui, ci sono stati vari personaggi il cui apporto ha gettato le basi per arrivare allo strumento che conosciamo noi oggi.

Ciò che l’attrice e inventrice Hedy Lamarr ha fatto è proprio questo: porre le basi per il successivo sviluppo della rete Wi-Fi. 

 

Hedy Lamarr: la doppia vita

 

Il suo vero nome è Hedwig Eva Maria Kiesler ed è stata una famosa attrice ed inventrice di Hollywood, scomparsa il 19 gennaio del 2000 a 85 anni. 

Austriaca naturalizzata statunitense, ha catalizzato l’attenzione cinematografica negli anni Trenta e Quaranta. Nel 1932 prese parte come protagonista alla pellicola Estasi del regista Gustav Machatý, in cui girò anche il primo nudo integrale nella storia del cinema.

È stato grazie al film se Fritz Mandl, magnate dell’industria degli armamenti, ha deciso di corteggiare la giovane donna e sposarla.

L’attrice, però, è finita per essere vittima della gelosia del marito che le impediva di uscire; decide quindi di riprendere i suoi interrotti studi di ingegneria.

Mandl era in rapporti stretti con il governo Mussolini, perciò Hedwig, obbligata dal marito a partecipare alle riunioni, ne approfittava per raccogliere quante più informazioni possibili sulle tecnologie utilizzate dai nazisti.

Scappata da un viaggio a Parigi col marito, conosce il produttore cinematografico Louis B. Mayer, che le suggerisce il nuovo nome Hedy Lamarr.

Mentre riprendeva la sua carriera di attrice ad Hollywood, ha iniziato ad offrire i suoi servizi al governo degli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, grazie alle informazioni in suo possesso.

La sua scoperta

 

Da quel momento in poi, Hedy Lamarr non si limiterà ad essere solo un’attrice, ma anche inventrice

Il governo degli Stati Uniti l’ha collocata nel dipartimento di tecnologia militare e ben presto ha creato un sistema di rilevamento di siluri radiocomandati, in cui veniva utilizzato il frequency hopping (una tecnica di trasmissione radio per aumentare la larghezza di banda di un segnale) per trasmettere i segnali su diverse frequenze.

L’ideazione di Lamarr non è stata però né compresa né, di conseguenza, utilizzata subito, ma è tornata utile dopo qualche tempo, quando nel 1962 con la crisi dei missili di Cuba è stato necessario intercettare le comunicazioni.

Solo nel 1997 arriva il premio Pioneer Award, unico riconoscimento per la sua carriera da inventrice, mantenuta segreta nonostante l’ampio utilizzo delle sue scoperte.

 

Le donne nelle invenzioni

 

Sono innumerevoli le donne che hanno contribuito allo sviluppo storico e tecnologico, ma sono poche quelle di cui si sa con certezza il nome e il contributo.

Nessuno, o soltanto qualcuno, conosce Hedy Lamarr e sa che enorme contributo abbia dato all’invenzione del Wi-Fi, eppure senza di lei la tecnologia in questione non sarebbe arrivata, o ci avrebbero impiegato più tempo per perfezionarla.

Perché si tende a non citarne i nomi? È una coincidenza, oppure ci sono ragioni più radicate dietro questa apparente mancanza di donne nell’universo scientifico

I media potrebbero giocare un certo ruolo in questa partita, ce lo suggerisce la sociologa e criminologa Barbara Volpe: «[…] non intervengono dentro la credibilità quanto nel dare evidenza al fatto: nel caso di un uomo gli viene attribuito il merito, il valore di un qualcosa di grandioso e si pensa a dare rilevanza alla scoperta, nel caso di una donna si trascura la "scoperta" per dare evidenza che è una donna ad averlo fatto, come se fosse una cosa anomala e del tutto eccezionale».

 

I numeri

 

Per quanto lo stereotipo che vede la donna come meno intelligente di un uomo sia tristemente noto e possa sembrare un tamponamento temporaneo, le motivazioni dietro la scarsa presenza femminile nelle invenzioni è da attribuirsi ad altre cause.

Uno studio condotto dall’Ufficio per la proprietà intellettuale del Regno Unito ha dimostrato che su 7 richiedenti di brevetto maschi, solo 1 è femmina. Ciò significa che sono circa il 13% delle domande di brevetto.

Solitamente, la richiesta può essere fatta da un inventore soltanto o da una squadra. Qualora il gruppo fosse misto tra uomini e donne, la disparità di genere sarebbe ancora più accentuata; infatti, del totale dei richiedenti, solo il 25% è una squadra mista, il restante 69% è un gruppo formato da soli uomini. Il 6% sono singoli inventrici, mentre lo 0,03% i team formati da sole donne.

 

La formazione accademica delle donne

 

Il fatto che le donne iscritte nelle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) siano molto poche può suggerire una delle cause di mancanza di un’impronta femminile nel campo delle invenzioni. E quelle poche che ci sono, sono mal considerate.

Nel Regno Unito, solo un quarto dei lavoratori nelle industrie STEM è donna. A livello globale, circa il 28,8% si afferma nell’ambito scientifico.

In Italia è solo il 16,5% delle donne ad essere laureato in facoltà scientifiche.

È anch’esso uno stereotipo, secondo cui le donne apprezzano solo le materie umanistiche. Forse anche la scarsità di volti femminili nel panorama scientifico può scoraggiare le giovani donne ad intraprendere una carriera nelle STEM.

 

Il gender gap nella storia dei brevetti

 

La proprietà intellettuale è da sempre ritenuta terreno prettamente maschile: nella storia moderna, ambiti come ingegnere, scrittore e scienziato erano dominati da uomini, questo perché le convenzioni sociali allontanavano le donne da quel tipo di carriera. Sostiene Volpe: «Da sempre alla donna sono attribuiti dei ruoli legati alla famiglia, alla cura e per quanto il ruolo si sia evoluto nel tempo è rimasto un retaggio che rende difficile riconoscere alla donna certe possibilità».

Quando le donne sviluppavano un’invenzione, spesso veniva pubblicata sotto falso nome o addirittura anonimamente. È il caso di Sybilla Masters, che nel 1715 sviluppò un modo per lavorare il mais ma il brevetto fu rilasciato sotto il nome del marito. E come lei, tantissime altre donne storicamente, di cui sarà sicuramente difficile venirne a conoscenza, saranno state soggiogate dalla società e dai ruoli cuciti addosso.

È vero, oggi la situazione tende ad essere leggermente più aperta, ma gli stereotipi, una volta consolidati, sono duri a morire, e possiamo assistere a una disparità di genere tuttora.

I media, la società e la carriera sono gli ostacoli che le donne si trovano ad affrontare. Ciò che risulta scontato per un uomo (richiedere un brevetto), non lo è per una donna.

Ricordiamo Hedy Lamarr, così che le donne del futuro possano essere illuminate dai riflettori della scienza.


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