Siamo tutti un po’ autistici? Non proprio.

Lo Spettro Autistico, che comprende l’ex Sindrome di Asperger, è il termine con cui si definisce un disturbo con caratteristiche ampie e ancora fraintese. Che cos’è? Quali sono le caratteristiche?

Il 18 febbraio è il giorno dedicato ad una tematica delicata ma importante: l’autismo. Più nello specifico, a ricorrere è la Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger che - seppur adottando una denominazione ormai superata - ricorda il contributo del controverso psichiatra e pediatra austriaco Johann Friedrich Karl “Hans” Asperger.

Sindrome di Asperger o Spettro autistico?

Nonostante le prime pubblicazioni di Asperger risalgano alla prima metà del ‘900, fu soltanto agli inizi degli anni ‘90 che sempre più studiosi e ricercatori decisero di indagare quella che lo psichiatra austriaco - in quel periodo scomparso da pochi anni - denominò “psicopatia autistica”. La psichiatra inglese Lorna Wing fu la prima ad utilizzare il nome “Sindrome di Asperger” per riferirsi a specifiche condizioni di neurodivergenza alle quali Asperger dedicò i suoi studi.

La rivalutazione del DSM

Le più recenti ricerche scientifiche hanno condotto ad una profonda rivalutazione dei criteri diagnostici, portando il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali ad eliminare - nella sua quinta edizione - la definizione di Sindrome di Asperger come un disturbo indipendente. Ad oggi si parla infatti del ben più ampio Disturbo dello Spettro Autistico - facente parte a sua volta della categoria dei Disturbi del neurosviluppo - il quale comprende i risultati di anni di studi su condizioni tra loro comuni, differenti solo per entità e grado di compromissione delle capacità cognitive e psicologiche fondamentali, e di cui il cosiddetto “livello 1” corrisponde proprio alla ex Sindrome di Asperger.

Spettro autistico: sentirsi “neurodiversi”

Al fine di comprendere meglio questo disturbo, la Redazione si è messa in contatto con la Dr.ssa Mariachiara Trovato, psicologa e terapista ABA (Analisi Comportamentale Applicata).

Come ci ha spiegato, l’utilizzo del termine “spettro” è stato preferito «per sottolineare che non vi è una persona che è più autistica di un’altra o viceversa meno autistica»; al contrario, esso si configura come «un termine ombrello nel quale rientrano tutte le diverse forme di funzionamento autistico, considerando che spesso in comorbilità di tale diagnosi si può avere un’altra neurodivergenza o una patologia che vada ad inficiare sul funzionamento».

Oltre il disturbo

Soprattutto grazie a movimenti di sensibilizzazione promossi dagli stessi soggetti affetti da tale condizione, recentemente si è arrivati ad un superamento della mera etichetta diagnostica. La Dr.ssa Trovato ha infatti sottolineato come dal punto di vista culturale «molte persone autistiche preferiscono identificarsi come neurodivergenti», ciò al fine di evidenziare «le differenze neurologiche come una variante naturale dello sviluppo umano piuttosto che come un disturbo».

Le caratteristiche principali del Disturbo dello Spettro Autistico

Come si è detto in precedenza, il disturbo dello spettro autistico - configurandosi appunto come uno spettro - comprende sintomatologie comuni che variano in base alla gravità di compromissione che provocano sulla vita quotidiana. Tali sintomi vanno dalla sfera strettamente individuale a quella sociale, influenzando dunque il modo in cui l’individuo approccia il mondo esterno.

Una prospettiva sociale

Innanzitutto, dal punto di vista delle relazioni interpersonali gli individui affetti da tale disturbo riscontrano una vera e propria difficoltà relativa all’interazione con gli altri. La Dr.ssa Trovato afferma infatti che

cit. le persone con questa condizione possono avere difficoltà a comprendere le regole implicite della comunicazione e delle relazioni interpersonali, oltre a faticare nell’interpretare il linguaggio non verbale, come le espressioni facciali e il tono di voce, e a comprendere le emozioni altrui.

Non solo, ad essere interessata è anche la sfera relativa alla comunicazione non verbale. Infatti,

cit. Essi possono avere un'espressione facciale neutra o poco variabile, un tono di voce monotono o difficoltà nel mantenere il contatto visivo. Questo può essere interpretato erroneamente come freddezza o distacco, quando in realtà è il risultato di un differente modo di processare le interazioni sociali.

Tali caratteristiche possono inoltre portare l’individuo ad avere difficoltà nel cogliere l’ironia o il sarcasmo, dimostrando inoltre scarso interesse per le attività immaginative.

La prospettiva interna

È ampiamente conosciuta la tendenza delle persone affette da questo disturbo a mostrare una forte ristrettezza e ripetitività di azioni ed interessi, configurandosi come uno dei campanelli d’allarme più evidenti, soprattutto durante l’età dello sviluppo.

Più nello specifico, la Dr.ssa Trovato ci ha spiegato che

cit. molte persone con tale disturbo sviluppano interessi molto specifici e intensi su determinati argomenti, spesso diventando esperti in tali aree. Possono trascorrere molto tempo a raccogliere informazioni e a parlare di questi argomenti, talvolta senza accorgersi se il loro interlocutore condivide lo stesso interesse. 

Alla luce del suddetto disinteresse per attività legate alla creatività, spesso questi interessi sono di natura logica e sistemica, come può essere ad esempio la matematica.

E le cause?

La letteratura scientifica afferma la necessità di un’indagine approfondita per rintracciare le cause del Disturbo dello Spettro Autistico, ad oggi ancora incerte. Secondo quanto riportato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù[1], tra le cause probabili vi è sicuramente la genetica: studi su gemelli ne attestano un impatto che va dal 40% fino ad arrivare al 90%

Ma anche ulteriori fattori come condizioni alimentari e fisiche negative (ad esempio obesità) o anzianità genitoriale - oltre che l’esposizione ad agenti teratogeni - possono essere determinanti nella manifestazione del disturbo. Tali dati sono peraltro confermati da studi recenti in merito[2].

Photo by Ksenia Chernaya

Curare il Disturbo da Spettro Autistico: è possibile?

Per decenni la ricerca ha individuato strategie di trattamento efficaci per un disturbo che in Italia interessa 1 bambino su 77 di età compresa tra i 7 e i 9 anni[3]. Nello specifico, la Dr.ssa Trovato ha messo in evidenza un passaggio cruciale: «non esiste una cura, perché l’autismo non è una malattia, ma un diverso modo di funzionare del cervello». Di conseguenza, le terapie hanno lo scopo unico di «supportare la persona nel migliorare le competenze sociali, la gestione delle emozioni e l’adattamento alla vita quotidiana».

I trattamenti principali

La Dr.ssa ci ha inoltre spiegato come tra le più utilizzate ed efficaci rientrino terapie di tipo cognitivo-comportamentale, di training sulle abilità sociali oltre che occupazionali e di supporto all’autonomia. Queste, oltre a permettere all’individuo un corretto e adattivo sviluppo sociale e individuale, favoriscono la gestione di ansia e stress spesso legati al disturbo. 

Inoltre, di fondamentale importanza sono i trattamenti messi in atto nell’ambito scolastico - tramite tutor DSA/BES, uso di strumenti compensativi e didattica inclusiva - e in contesti familiari, con strategie di parent training e supporto psicologico alle famiglie.

Tutto ciò naturalmente è messo in relazione ai casi specifici dell’individuo, la cui soggettività è sempre usata come punto di riferimento per la scelta del trattamento più adatto. Questo perché - come afferma la Dr.ssa Trovato - «ogni individuo ha bisogni e necessità differenti».

Oltre le diversità

Per troppo tempo il Disturbo da Spettro Autistico è stato fonte e causa di stigma sociali, discriminazioni o - al contrario ma con esito simile - di sentimenti di “pietà”, commiserazione e generale sottovalutazione. La giornata mondiale dedicata al disturbo ci permette ancora una volta di riflettere sull’importanza della diversità e sulla fallace definizione di “normalità”, un termine tanto inflazionato quanto sfumato e potenzialmente pericoloso se strumentalizzato e utilizzato nella maniera sbagliata. Sempre più individui affetti da autismo hanno reclamato il proprio posto nel mondo, in quanto “funzionare” diversamente non ha nulla a che fare con l’avere qualcosa in meno agli altri.

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