Riscaldamento globale: alla tua allergia non piace questo elemento
Se hai un’allergia ai pollini, non abbiamo buone notizie per te: la crisi climatica ne allunga la stagione di 45 giorni, anticipando l’inizio e ritardando la fine.
La crisi climatica - ormai lo sappiamo bene - è invadente e pervasiva nelle nostre vite, con conseguenze che riguardano non solo l’ambiente ma anche gli aspetti sociali, economici e legati alla nostra salute.
Ci richiede di rinnovare il settore energetico e di portarlo verso le rinnovabili, di modificare i nostri stili di vita per renderli più sostenibili e - quanto pare - anche di avere sempre in tasca dei fazzoletti in primavera. Perchè? Perché il riscaldamento globale sembrerebbe allungare la stagione dei pollini e, quindi, delle allergie.
E no, non è solo una questione di genetica: l’ambiente incide in misura decisamente maggiore nello sviluppo delle allergie.
Vediamo cosa riporta la Società italiana di allergologia e immunologia clinica.
Riscaldamento globale: cosa ha a che fare con le allergie?
Il riscaldamento globale fa sì che le giornate di gelo e freddo intenso siano sempre meno: nel 2023 questi giorni sono stati 10 in meno rispetto al periodo compreso tra il 1991 e il 2020. Questa diminuzione - oltre a sottolineare l’aumento delle temperature - ha un impatto anche sulla nostra salute, allungando la stagione dei pollini e, quindi, delle allergie.
Come riporta Ansa, gli esperti della Società italiana di allergologia e immunologia clinica (Siaaic) affermano che la responsabilità è proprio della crisi climatica, la quale anticiperebbe la stagione dei pollini fino a 25 giorni nel periodo primaverile e ritarderebbe la sua fine, in autunno, di 20 giorni.
Rischi e conseguenze sulla nostra salute
Secondo gli esperti della Siaaic, le allergie respiratorie sarebbero sempre più diffuse a causa del riscaldamento globale e dello smog, colpendo - ad oggi - circa il 28% degli italiani. Ma il trend sembra essere di crescita: tra il 2018 e il 2020 l’aumento dei casi ammontava all'11%, nel 2024 era salito al 16% e un anno dopo ci troviamo con 12 punti percentuali in più.
Nei bambini, l’incremento sembra essere del 5-10% e insieme agli anziani con problemi respiratori - il 17% degli over 65, riporta Ansa - rappresentano la parte di popolazione più soggetta a conseguenze gravi.
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Le allergie non sono solo una questione di genetica
Si potrebbe pensare che la predisposizione genetica conti molto nella possibilità di sviluppare delle allergie. Ma, invece, gli esperti ci dicono che incide solo per il 30%, il restante 70% è a carico dell’ambiente.
I suggerimenti che ci arrivano al fine di far fronte al problema troviamo la scelta di piante a bassa produzione di polline e sfalci notturni.
Il riscaldamento globale non smette di mostrarci la sua pervasività
La crisi climatica dimostra di essere sempre più invadente nelle nostre vite e non solo tramite eventi estremi, siccità e aumento delle temperature globali: dobbiamo fare i conti anche con le ulteriori conseguenze che questi ci portano e che arrivano a intromettersi nella nostra sfera personale.
Ci pone davanti alla necessità di cambiare le nostre abitudini senza, però, fermarci alla responsabilità individuale: non smettiamo di chiedere alle nostre istituzioni e alla politica internazionale maggiore impegno sul fronte climatico, mostrando il modo in cui impatta sulle nostre vite e sulla nostra salute.
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