Quando il lavoro ci consuma: che cos’è il burnout
Sempre più lavoratori soffrono della sindrome da burnout. Ma che cos’è? Quali sono le conseguenze sulla salute?
Il lavoro è per molti la fonte primaria di frustrazione e stress, complici soprattutto i ritmi estenuanti a cui si è sottoposti. Spesso gli individui sono privati della possibilità di elaborare le pressioni subìte, oltre che di coltivare la propria vita personale. Si tratta di una vera e propria alienazione di massa, in nome di dinamiche estranee al rispetto dell’essere umano.
E negli ultimi anni tale situazione sta dando i suoi - tragici - frutti.
La sindrome da burnout
Secondo quanto riportato dall’INAIL, soltanto nel primo trimestre del 2024 sono state circa ventiduemila le denunce di malattie professionali legate a disturbi psichici e comportamentali, attestando una crescita del 17,9% rispetto all’anno precedente[1]. Tali dati sono indicativi di una presenza sempre maggiore di rischio burnout sui luoghi di lavoro.
Che cos’è il burnout?
Per burnout si fa riferimento ad una precisa condizione che vede combinati esaurimento emotivo, depersonalizzazione, e ridotta realizzazione personale[2]. Nonostante la causa principale sia da rintracciare nello stress lavorativo cronico, alcuni studiosi hanno delineato una dinamica ben più complessa alla base del burnout stesso.
Da cosa è causato?
I ricercatori tedeschi Weber e Jaekel-Reinhard ritengono l’ambiente lavorativo e sociale fondamentali dal punto di vista eziologico quando si parla di burnout. In particolare, si rileva un ruolo determinante di un ridotto supporto sociale, alte aspettative oltre che incertezza lavorativa ed eccessiva competitività[3].
Il “percorso” del burnout
Nello stesso studio, Weber e Jaekel-Reinhard definiscono un preciso effetto a catena che è alla base dello sviluppo di burnout. Si parte da uno stato di iperattività - in termini di sovraccarico lavorativo - che porta a sfinimento, ridotta produttività con conseguenti reazioni emotive che portano all’esaurimento nervoso. Nei casi più gravi - in cui vi è un peggioramento dello stato di breakdown psicologico - si assiste alla comparsa di reazioni psicosomatiche e al possibile sviluppo di dipendenze, disturbi psicologici e/o pensieri suicidari[3].
- Leggi anche: Suicidio, il disturbo mentale non è l’unica causa
Quali sono le conseguenze?
Naturalmente il passaggio da uno stato all’altro tra quelli appena descritti comporta diversi effetti sulla salute. Tra i più comuni rientrano la stanchezza cronica e la perdita rapida di energie, mentre nei casi più gravi si parte da cinismo, aggressività e negatività fino ad arrivare ai suddetti disturbi psicologici veri e propri, come disturbi dell’umore, del sonno, disturbi sessuali o psicosomatici.
In tale contesto il corpo non è risparmiato: a gravare sulle possibili conseguenze del burnout c’è anche il rischio di sviluppare disturbi cardiovascolari o gastrointestinali.
È possibile superarlo?
La letteratura scientifica non è ancora concorde nel definire strategie terapeutiche efficaci per il burnout. Infatti - nonostante il denominativo comune di “sindrome” - esso non è considerato un disturbo indipendente, ma soltanto un fenomeno psichico multidimensionale. Nonostante ciò, la terapia cognitivo-comportamentale sembra avere un riscontro efficace nel trattamento del burnout[4]. Ovviamente risulta necessario rivolgersi ad un professionista abilitato per ottenere una diagnosi e una terapia efficace.

Burnout: non solo al lavoro
Abbiamo presentato il burnout come un fenomeno sostanzialmente associato al mondo lavorativo, e questo è in linea - come abbiamo visto - con le dimostrazioni scientifiche. Tuttavia, è interessante notare come il rischio burnout sia presente un po’ in tutti i contesti che richiedono responsabilità, scadenze e carichi di lavoro - in senso lato - pesanti.
Il caso degli studenti di medicina
Tra i diversi ambiti che corrispondono a tali caratteristiche troviamo certamente l’ambiente universitario, che più interessa la GenZ. Uno studio del 2016 ha infatti studiato la presenza di burnout tra gli studenti di medicina della Ceará State University, in Brasile.
Ciò che è emerso dallo studio solleva importanti interrogativi sulla salute psicologica della popolazione studentesca universitaria: ben il 14,9% presentava burnout e oltre il 57% era a rischio dello stesso[5].
Nuove priorità
Il burnout rappresenta un rischio latente che può interessare tutti noi, giovani o adulti, studenti o lavoratori. Alla luce di ciò risulta quanto più importante ridefinire le nostre priorità, ricercando luoghi e ambienti che riescano a valorizzare noi stessi e il nostro benessere, fisico e mentale. Ecco perché scegliere un lavoro che sia in linea con le proprie necessità, attitudini ed aspirazioni risulta il miglior investimento - in termini di tempo ed energie - che si possa fare. In questo senso realtà come Peopleize aiutano a mettere al centro l’umano - rifiutando il concetto di “risorsa” - permettendo il raggiungimento della realizzazione prima umana e poi professionale.
Se sei interessato ti basta compilare questo form → clicca qui!
- Per approfondire: Le lauree inutili non esistono, Giorgia Campus, founder di Peopleize, e il futuro che non ti raccontano a 20 anni
Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.
Mi piace: 0
Commenti: 0
