“Prestando mis alas”: anche online un aiuto fa la differenza

Prestando mis alas è il titolo di un cortometraggio sudamericano del 2020, girato durante la pandemia e incentrato sulle difficoltà dell’aiuto a distanza. Oggi, però, suscita ancora riflessioni riguardo la terapia online. Ne abbiamo parlato con un’esperta.

Scritto e diretto da Sofia Cabrera, Prestando mis alas è un cortometraggio nato nel 2020 con l’intento di mettere in luce le difficoltà connesse all’isolamento e una nuova frontiera della terapia. Durante la pandemia molti psicologi hanno infatti accelerato il processo di adattamento ai colloqui online. A distanza di 4 anni e con le restrizioni ormai alle spalle, Prestando mis alas risulta ancora un’importante risorsa

La trama di Prestando mis alas

Una paziente, Cecilia, e una psicologa. Sono loro due le protagoniste del cortometraggio, che si svolge interamente sulla scena di una videochiamata. Cecilia mostra un atteggiamento evitante, si rifugia nel silenzio. Nel diario della psicologa leggiamo che vive con un disturbo d’ansia. La psicologa ha però un’intuizione semplice ma geniale che segna un punto di svolta nella vita di entrambe.

Prestando mis alas è disponibile gratuitamente su YouTube

L’evoluzione della terapia online

Anche se inserito in un contesto sociale diverso da quello attuale (seppur non distante), Prestando mis alas permette ancora oggi profonde riflessioni, sia per quanto riguarda il punto di vista del paziente, sia per quello del terapeuta. In particolare, negli ultimi anni si è verificata una vera e propria inversione di tendenza.

Com’è cambiata la terapia?

Il numero di psicologi che hanno deciso di offrire la possibilità di svolgere terapia online è aumentato sensibilmente, e a confermarlo sono i dati. Secondo uno studio promosso da GuidaPsicologi, i professionisti che decidono di seguire i pazienti per via telematica sono ben l’86,70%, rispetto al solo 37,78% del 2017. E il motivo principale sembra essere la richiesta esplicita dei pazienti.

Chi sceglie la terapia online?

Sempre secondo i dati riportati da GuidaPsicologi, a prediligere la terapia online sono soprattutto i giovani. La fascia d’età interessata va infatti dai 18 ai 44 anni, ma ben il 68% è under 35, con una prevalenza del sesso femminile (71,8%).

Ma qual è la prospettiva di uno psicologo? Lo abbiamo chiesto ad un’esperta.

Terapia online: da alternativa a realtà consolidata

A rispondere alle nostre domande è stata la Dr.ssa Elena Cherubini, psicologa a indirizzo neuroscientifico e riabilitativo e consulente sessuale, la quale dal 2021 esercita la professione di psicologa online privatamente e presso Empatika, «startup nata proprio con l’intento di fornire un supporto psicologico online ai dipendenti delle aziende che sentono la necessità di prendersi cura del proprio benessere mentale», come ci ha spiegato

Mi sono abilitata alla professione a inizio 2021, in piena pandemia. In quel periodo, i mesi erano scanditi in “fasi” e il colore assegnato alla zona dove vivevi condizionava la tua possibilità di uscire o meno di casa in sicurezza. Quei mesi di lockdown, di distanziamento sociale e di grandi limitazioni hanno avuto un forte impatto emotivo e importanti effetti sul benessere mentale nella popolazione appartenente ad ogni fascia d’età, aumentando così il bisogno e la richiesta di un supporto psicologico.

Ciò ha portato sempre più persone a ricercare un nuovo modo per chiedere aiuto.

La terapia online oggi

Ma com’è la situazione attualmente? Secondo la Dr.ssa Cherubini, siamo dinanzi ad un’evoluzione sempre più ampia.

Oggi, a distanza di 3 anni, anche se del Covid permangono solo gli strascichi che, in modo più o meno visibile, ha lasciato in molti di noi, la modalità online si è consolidata come pratica efficace. La terapia online è una realtà in continua crescita, anche grazie allo sviluppo tecnologico che contraddistingue la nostra epoca, e offre nuove opportunità per rendere il supporto psicologico sempre più accessibile da parte di tutti.

I vantaggi “nascosti” di una terapia online

Per uno psicologo, qualunque dettaglio sul mondo interno del paziente fa la differenza. È per questo motivo che la terapia online, a dispetto di una «mancanza di una cornice fisica condivisa», ha portato con sé vantaggi inaspettati.

La modalità online ci regala due opportunità uniche che la terapia in presenza non ha mai potuto offrire: da un lato il privilegio di “entrare” nelle case dei pazienti, nelle loro stanze o camere da letto, e di osservare il loro spazio personale, quello spazio intimo al quale altrimenti non avremmo accesso e che racconta tanto di loro e delle loro vite quotidiane; dall’altro, la possibilità di “vederci allo specchio” attraverso la nostra immagine nella fotocamera, un'opportunità preziosa che ci permette di osservare noi stessi nell’interazione con il paziente, di osservare le nostre espressioni, le nostre reazioni emotive, la nostra postura e il nostro linguaggio del corpo: tutte cose che altrimenti non potremmo vedere, ma solo sentire.

Superare ogni tipo di distanza

Oggigiorno i difficili tempi della pandemia appartengono al passato, eppure alcune caratteristiche della terapia online sono ancora preferite dai professionisti del settore. 

La possibilità di arrivare a tutti

Intraprendere un percorso terapeutico è un processo che può non essere alla portata di tutti, soprattutto se questo significa protrarlo con continuità. Molte sono le persone costrette ad impegnare buona parte della propria giornata nel lavoro, che può comportare anche l’allontanarsi da casa per diverso tempo. Secondo la Dr.ssa Cherubini, in quest’ottica la terapia online rappresenta un grande alleato per i pazienti e per gli psicologi.

Proprio grazie ad alcuni di quelli che sono i suoi vantaggi pratici e logistici, la terapia online è indicata per persone che hanno difficoltà nel raggiungere lo studio a causa di distanza geografica, impegni lavorativi o problemi di mobilità, e per persone che possono beneficiare dell’abbattimento dei costi del viaggio e del trasporto per arrivare allo studio del professionista. È anche un'ottima soluzione per chi viaggia frequentemente per lavoro, perché permette di garantire una continuità terapeutica che con la terapia in presenza non si potrebbe ottenere.

L’abbattimento dei pregiudizi

Un percorso terapeutico per via telematica non è utile solo da un punto di vista organizzativo, ma anche concettuale. Esistono ancora molti tabù riguardo la salute mentale che, per la Dr.ssa Cherubini, «sono ancora molto radicati all'interno della nostra società». Alla luce di ciò, la terapia online 

può essere un ottimo approccio per superare lo stigma e la vergogna causati dai pregiudizi sullo psicologo e sulla malattia mentale. Avere l’opportunità di accedere a un servizio psicologico da casa propria aiuta chi non riesce a superare l’imbarazzo e il blocco culturale sul recarsi fisicamente dal terapeuta, ma ha la volontà di affidarsi a un professionista per superare un momento di crisi o migliorare il proprio benessere, a sentirsi libero nell’accogliere il proprio bisogno e trovare risposta alla propria richiesta di aiuto.

Foto di Kampus Production

I limiti della terapia online

Naturalmente, dipingere la terapia online come totalmente priva di aspetti negativi ne darebbe una visione decisamente distorta. Sono infatti diversi i limiti che questa modalità terapeutica porta con sé, partendo innanzitutto dai casi di pazienti più a rischio.

Per pazienti che soffrono di patologie complesse, o condizioni cliniche piuttosto specifiche e meno frequenti dove è necessaria l’attivazione dei servizi territoriali o la presa in carico di più professionisti in ottica di équipe, è sicuramente consigliata una terapia in presenza. Parliamo, ad esempio, di casi di grave rischio suicidario, disturbi psichiatrici acuti, disturbi alimentari gravi o situazioni che richiedono un intervento in presenza immediato o un monitoraggio fisico costante

Il peso della lontananza

Inoltre, abbiamo chiesto alla Dr.ssa Cherubini di raccontarci alcune delle più frequenti difficoltà che ha dovuto affrontare in questi anni di terapia online.

Una sfida che ho sperimentato in alcune occasioni riguarda i momenti di particolare intensità emotiva durante i colloqui. In quelle occasioni in cui il paziente attraversa momenti di forte commozione o difficoltà, la distanza fisica imposta dallo schermo può risultare particolarmente frustrante per il terapeuta. Non per un'incapacità di gestire la situazione dal punto di vista professionale, ma per il desiderio umano di offrire, oltre alla vicinanza emotiva, anche quei piccoli gesti di vicinanza fisica che in presenza verrebbero naturali. È interessante però notare come questa apparente limitazione ci spinga a sviluppare modalità alternative e altrettanto efficaci di comunicare supporto e accoglienza emotiva.

Anche l’operare in luoghi non circoscritti dall’ambiente terapeutico può portare a piccoli incidenti di percorso che sono tuttavia pur sempre fonte di ricchezza. A spiegarcelo è la stessa Dr.ssa Cherubini.

A volte può capitare che il paziente si colleghi da luoghi non appropriati o che ci siano interruzioni dovute a fattori esterni o a persone o familiari che irrompono in stanza: questo, ovviamente, crea una frattura nella continuità emotiva della seduta, distraendo il paziente e bloccando quel flusso di pensieri che caratterizza il momento terapeutico. Anche queste interruzioni, però, possono essere trasformate in materiale di lavoro utile, offrendo spunti di riflessione sulla gestione dei confini personali e sulla costruzione di uno spazio protetto per sé. 

Terapia in presenza e terapia online

Seppur ampiamente colmate negli ultimi anni, esistono ancora alcune differenze tra una terapia classica e una terapia a distanza. Differenze che tuttavia non denotano necessariamente un gap. Come ci fa notare la Dr.ssa Cherubini,

La ricerca ha dimostrato come non ci sia una differenza significativa nell’efficacia della terapia online rispetto a quella condotta vis à vis: si possono ottenere risultati che rimangono stabili nel tempo e mantenere intatti i principali elementi della relazione terapeutica, prestando attenzione ad alcune variabili logistiche.

Setting e comunicazione non verbale: come cambiano?

La mancanza di contatto fisico diretto è certamente la divergenza più importante tra i due tipi di terapia. Tuttavia, la Dr.ssa Cherubini ci ha spiegato di come lo sviluppo di adeguate tecniche di adattamento permetta agli psicologi di riuscire a fornire gli stessi strumenti d’aiuto al paziente, salvaguardando la cosiddetta “alleanza terapeutica”, ovvero la relazione terapeuta-paziente, fondamentale ai fini del percorso. 

L’adeguamento ad un nuovo setting è proprio una delle caratteristiche distintive della modalità online, nella quale i confini diventano meno netti e il mezzo tecnologico si fa agente intermedio nell’incontro di due menti, prendendo il posto della corporeità. Online occorre prestare maggiore attenzione ai segnali visibili attraverso lo schermo e compensare la mancanza di alcuni elementi della presenza fisica. 

Aggiungendo che

è importante sottolineare che l'alleanza terapeutica si costruisce attraverso l'autenticità della relazione, l'empatia e la competenza professionale, elementi che possono essere pienamente espressi anche nella modalità online, seppur con strumenti e dinamiche diverse.

Cosa ci insegna Prestando mis alas

Alla luce della preziosa testimonianza della Dr.ssa Cherubini, Prestando mis alas ci lascia un messaggio ancor più significativo, fatto non solo di speranza, ma di forza ed innovazione. Possiamo infatti immergerci in un mondo in cui non ci sono limiti, pregiudizi o distanze che possano interrompere i delicati fili dell’aiuto

Il cortometraggio ci insegna l’importanza della creatività, dell’umanità, del riscoprire sé stessi negli altri. E per essere investiti da ciò non bisogna necessariamente essere dei professionisti del settore. L’autrice di Prestando mis alas offre a tutti la possibilità di immedesimarsi chi nella persona che rinasce, chi nella persona che aiuta, aprendo le porte a qualunque mezzo possa ridare, anche solo per un momento, il sorriso

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