Pensare troppo nuoce gravemente alla salute
Da secoli la filosofia ha cercato di comprendere e scovare il ponte tra mente e corpo. Ad oggi, la psicologia e la medicina hanno dato una risposta scientifica.
Quello del rapporto tra mente e corpo è un tema che - nei secoli - ha richiesto l’intervento di numerose discipline, risultando tra i quesiti filosofici più complessi e trovando riscontro solo nel ‘900 grazie ai primi studi scientifici sull’argomento. Ma facciamo un passo indietro.
Un po’ di storia
Gli attuali contributi della psicologia e della medicina all’indagine degli effetti di processi psicologici sulla salute fisica non possono non dirsi debitori - almeno per quanto riguarda l’incipit per la ricerca - a due grandi filosofi del passato.
Filosofia o scienza?
Senza trattare la questione in modo troppo approfondito, è in Platone che viene fatta una prima grande distinzione tra il concetto di anima e corpo, viste come due entità pressoché separate. Molti secoli dopo, fu invece René Descartes - Cartesio - a rivalutare in chiave moderna la questione, identificando la cosiddetta res extensa nel corpo e la res cogitans nella mente, entrambe collegate al livello della ghiandola pineale.
Tali supposizioni sono nate in un contesto di grande fermento intellettuale, in cui non vi era ancora stata una netta distinzione tra filosofia e scienza che - fino a quel momento - erano ancora concepite come una disciplina unica (Galileo Galilei fu infatti contemporaneo di Cartesio, mentre Newton operò successivamente alla morte del filosofo francese).
E oggi?
In età moderna, il primo studioso ad approfondire gli effetti dello stress (termine generico di evento “disregolante” per l’individuo) sui processi endocrini e immunitari fu il medico austriaco Hans Selye, che nel 1936 descrisse la sindrome generale di adattamento. Tramite un esperimento condotto sui topi, Selye concluse che l’esposizione a stimoli stressanti provochi un’alterazione della corticale surrenale a causa di un’elevata secrezione dell’adrenocorticotropo (ACTH), un ormone che stimola la produzione di cortisolo[1].
Gli studi del medico austriaco - seppur parzialmente integrati - hanno caratterizzato un punto di svolta nella ricerca.
La Psiconeuroendocrinoimmunologia
Proprio attraverso gli studi di Selye oggi si è arrivati alla costituzione della Psiconeuroendocrinoimmunologia, una branca interdisciplinare che unisce ricerche e studi in ambito psicologico e medico al fine di identificare fattori di rischio e protezione per la salute nei processi psicologici.

Photo by Tim Gouw (edited)
Mente e corpo: cosa ci dice la scienza
Studi recenti più approfonditi ci hanno permesso di comprendere quali sono i fattori psicologici di rischio e che impatto hanno sulla nostra salute. Più in generale, i risultati ci dicono che ad essere più colpito è proprio il sistema immunitario che - perdendo efficienza - ci rende più vulnerabili alle malattie.
Gli effetti dello stress cronico
Naturalmente è innanzitutto lo stress cronico ad incidere fortemente sulla salute psicologica e fisica dell’individuo. Livelli alti di stress provocano infatti cambiamenti endocrini nella modulazione della risposta ormonale del corpo, con effetti su specifiche cellule immunitarie - le Natural Killer - caratterizzate da attività citotossica, ovvero in grado di neutralizzare cellule esterne potenzialmente dannose.
Nello specifico, lo stress cronico comporta un aumento dei livelli di adrenalina e un abbassamento dei livelli della beta-endorfina, oltre che un generale decremento delle cellule NK a causa di un protratto processo di lisi (ovvero di dissoluzione) delle stesse[2].
Tale disregolazione delle cellule immunitarie è stata correlata ad alterazioni del controllo cardiaco da parte del sistema simpatico[3].
Inoltre, un’alta mole di pressione lavorativa è stata associata ad un aumento dei livelli delle immunoglobuline G, tipicamente coinvolte nella risposta immunitaria[4].
Il ruolo del trauma
La cronicità di stimoli stressanti non è l’unica causa di peggioramenti della salute immunitaria. Difatti, anche stati psicologici alterati improvvisamente - come un trauma o un lutto improvviso - sono in grado di avere conseguenze sul corpo.
Negli anni ‘90 è stato condotto un interessante studio con lo scopo di rilevare alterazioni del sistema immunitario in soggetti direttamente coinvolti dall’Uragano Andrew, che nel 1992 colpì parte delle Bahamas, Florida, Mississippi e Louisiana, mietendo ben 65 vittime. Ebbene, è emerso che la sintomatologia da stress post-traumatico è strettamente correlata ad un abbassamento dei livelli di globuli bianchi e cellule Natural Killer, con un ruolo fondamentale del lutto nella determinazione di questi cambiamenti[5].
Quanto conta l’età?
L’invecchiamento è indubbiamente correlato ad una diminuzione dell’efficienza fisica e immunologica, e questo è vero soprattutto se anche in età anziana sono presenti situazioni di stress cronico, come può essere il prendersi cura di persone affette da demenza. In questi anziani è stato infatti notato un generale peggioramento della risposta immunitaria, sufficiente a comportare stati di salute avversi: peggiore risposta ai vaccini e rapido invecchiamento delle cellule - immunitarie e non - sono solo alcune delle conseguenze[6].
Attenzione però, i giovani non sono esenti da tali dinamiche.
Uno studio condotto su giovani studenti di medicina prima e dopo gli ultimi esami ha infatti rilevato un significativo decremento delle cellule Natural Killers, contro un aumento invece dei livelli di immunoglobuline A. Questo ci fa capire che un elevato stress legato agli studi - soprattutto se associato ad isolamento e solitudine - può avere effetti considerevoli anche in soggetti di giovane età[7].
Curiamo la mente per curare il corpo
Ogni giorno sentiamo parlare continuamente di ciò che è nocivo per la nostra salute e di azioni che invece possiamo implementare per condurre una vita più sana sul breve e lungo termine. Ciò - per quanto corretto e importante - non è corrisposto tuttavia da una sufficiente attenzione rivolta al tema del benessere psicologico. Come abbiamo visto in questo articolo, l’importanza di prendersi cura del proprio equilibrio psichico non è più una questione legata soltanto alle emozioni o ai pensieri, ma anche e soprattutto al corpo.
Abbiamo la capacità di vivere le emozioni, sentirle nelle nostre viscere. E se ciò rappresenta un qualcosa di fantastico quando esse sono positive, spesso sottovalutiamo i loro effetti quando sono invece negative.
È giunta l’ora di abbandonare la vecchia scissione mente-corpo, e di iniziare a prenderci cura di noi, nella nostra totalità e complessità.
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