La sfida più grande di queste Olimpiadi? Non danneggiare l’ambiente
Tra boschi secolari abbattuti ed emissioni incerte, l’impatto ambientale potrebbe protrarsi anche dopo l’evento.
Siamo arrivati alla vigilia delle Olimpiadi 2026, che si terranno nel Nord Italia dal al 6 al 22 Febbraio e a cui seguiranno le Paralimpiadi dal 6 al 15 Marzo. Fin dall’inizio associazioni e cittadini si sono portati dietro dubbi e incertezze riguardo la sostenibilità ambientale ed economica dell’evento.
Ora che stanno per cominciare, rimangono degli interrogativi circa l’incompletezza di alcune opere e riguardo l’impatto ecologico che, a conti fatti, potrebbe essere più grande del previsto: non si hanno numeri certi riguardo la totalità delle emissioni e la modifica dell’ambiente - dettata dall’abbattimento delle foreste e dalla modifica del suolo - potrebbe avere ripercussioni anche nel futuro.
Olimpiadi 2026: le critiche tra sostenibilità ambientale ed economica

Ci siamo: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina stanno per iniziare e le polemiche non si fermano. Alle porte dei Giochi Olimpici più chiacchierati della storia, infatti, ci sarebbero ancora delle opere incomplete e dalle associazioni ambientaliste scatta la polemica sulla sostenibilità dell’evento.
Ma procediamo per gradi.
Una particolarità di queste Olimpiadi sta sicuramente nell'istituzione di un portale dedicato alle informazioni sulla realizzazione delle Opere Olimpiche: Open Milano Cortina. Ed è proprio tramite questa piattaforma che possiamo analizzare e seguire l’andamento e lo stato degli interventi previsti per l’evento.
Opere e infrastrutture: a che punto siamo?
La prima informazione che ci salta all’occhio riguarda le opere totali previste per le Olimpiadi 2026: sono 98, di cui 46 impianti sportivi e 51 infrastrutture di trasporto, per un costo totale di 3,5 miliardi di euro. Secondo i dati aggiornati al 22.01.2026, di queste 98 opere, solo 40 risultano concluse, 29 sono in esecuzione, 27 si trovano in fase di progettazione e 2 risultano ancora in gara - 2 in Veneto e una nell’Area Dolomitica di Bolzano.
Ma approfondendo ancora di più queste informazioni scopriamo che gli interventi previsti sono divisi in due categorie: quelli previsti per l’evento sportivo e quelli che rientrano nella categoria Legacy, vale a dire opere che destinate ai territori che ospiteranno le Olimpiadi invernali. Per quanto riguarda quelle destinate all’evento sportivo stesso, vediamo dal portale che risultano essere 31, di cui 28 completate e 3 che risultano ancora in esecuzione. Le 67 rimanenti, invece, rientrano nella seconda categoria e di queste 12 risultano concluse, 26 sono in fase di realizzazione, 27 in progettazione e 2 sono in gara.
La distribuzione delle risorse economiche
Analizzando ancora di più i dati che ci vengono forniti, vediamo che le opere Legacy riguardano nella maggioranza dei casi infrastrutture stradali e ferroviarie e non le troviamo uniformemente distribuite tra i territori: i maggiori beneficiari di questo lascito, infatti, sono la Lombardia, che si aggiudica 23 opere, e il Trento - a cui ne sono state destinate 19. A seguire abbiamo il Veneto, con 16 interventi, e Bolzano, che se ne aggiudica 9.
Nel report “Open Olympics 2026”, pubblicato a Dicembre da Libera insieme ad altre associazioni - e come possiamo verificare nello spazio dedicato alla sostenibilità del portale Open Milano Cortina - tali opere sono, inoltre, quelle che assorbono gran parte delle risorse economiche, l’87% per essere precisi, mentre a quelle legate specificatamente all’evento sportivo spetterebbe il 13% degli investimenti.
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Olimpiadi, sostenibilità e impatto ambientale: non ci siamo proprio

Quello della sostenibilità è un altro punto critico delle Olimpiadi 2026. Nel report di sostenibilità di Open Milano Cortina viene dichiarato che il ciclo di approvvigionamento dell’evento è stato concepito per essere un fattore chiave per la sostenibilità e leggiamo che:
“Le scelte progettuali sono guidate da obiettivi di sostenibilità, con soluzioni costruttive ottimizzate per massimizzare l'efficienza, limitare il consumo di risorse e ridurre al minimo l'impatto ambientale. In particolare, le soluzioni progettuali si concentrano su: riduzione delle emissioni di CO₂ attraverso l'adozione di tecnologie innovative a basso consumo energetico; miglioramento dell'efficienza idrica ed energetica attraverso l'implementazione di sistemi a basso impatto; promozione del riciclo e del riutilizzo dei materiali, riducendo così gli sprechi in cantiere; garanzia dell'utilizzo di materiali conformi ai Criteri Ambientali Minimi (MEC).”
Eppure - come ci restituisce la campagna di monitoraggio civico di Libera - per il 64% delle opere non è stata fatta nessuna Valutazione di Impatto Ambientale perché ritenuta non necessaria.
Emissioni e consumo del suolo
L’unico dato relativo alle emissioni di anidride carbonica che abbiamo, ce lo fornisce la Fondazione Milano Cortina negli ultimi mesi del 2025, con dati relativi all’anno precedente: la stima delle emissioni di CO2 si aggira attorno a un milione e cinquemila tonnellate. Di queste, il 30% è relativo alle attività di pianificazione e realizzazione dei Giochi Olimpici, il 29% alla costruzione delle infrastrutture permanenti e il 41% alle attività collegate.
Queste emissioni equivalgono a quelle generate da 400mila abitazioni nell’arco di un anno - sottolinea Libera - e servirebbe il lavoro di 66 milioni di alberi per assorbirle.
Ma non sono solamente queste il problema: Il territorio alpino è una zona che soffre particolarmente gli effetti della crisi climatica e i cambiamenti nella copertura del suolo - avvenuti per i Giochi Olimpici - potrebbero destabilizzare un ecosistema già vulnerabile.
Impatto ecologico e consumo delle risorse naturali
Ricordiamo infatti che nel 2024, la costruzione dello Sliding Centre di Cortina ha comportato l’abbattimento di quasi 600 larici secolari. Inoltre - data la progressiva scomparsa della neve a causa della crisi climatica - lo scorso dicembre è stato inaugurato un nuovo bacino di neve artificiale a Livigno, con una capacità di 203 mila metri cubi - il che significa che necessita di enormi quantità di acqua, sottratte ai cicli naturali.
Inoltre, secondo un’analisi del New Weather Institute, nei prossimi anni le Olimpiadi di Milano Cortina potrebbero causare una perdita del manto nevoso compresa tra i 2,3 e i 5,5 chilometri quadrati e tra i 14 e 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.
Come ridurre le emissioni? Secondo il report, sarebbe una buona idea interrompere gli accordi di sponsorizzazione con aziende ad alte emissioni di carbonio, evitare la costruzione di nuove sedi e infrastrutture e ridurre il numero di spettatori che viaggiano in aereo.
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