Siamo in ritardo di 150 anni sulla crisi climatica perché non ascoltiamo mai le donne
Non fosse stato per il patriarcato, avremmo scoperto molto prima l’effetto serra e il suo ruolo nella crisi climatica.
Gli abbattimenti delle foreste, gli allevamenti e l'utilizzo di fonti fossili hanno prodotto - e continuano a produrre - enormi quantità di anidride carbonica e altri gas a effetto serra. Di base, si tratta di un fenomeno naturale senza il quale la temperatura superficiale della Terra si troverebbe diversi gradi sotto lo zero.
È diventato antropico nel momento in cui abbiamo cominciato ad intensificare sempre di più la nostra pressione sulla Terra, rompendo i suoi equilibri e portandola sull’orlo del collasso climatico.
Se non fosse stato per la società patriarcale dell’800, avremmo scoperto il suo funzionamento molto tempo prima: a scoprire l’effetto serra fu, infatti, Eunice Newton Foote, il cui lavoro è rimasto oscurato per 150 anni proprio perché donna.
Effetto serra: a scoprirlo per prima fu la scienziata Eunice Newton Foote

Fonte: New Scientist
Scienziata e attivista per i diritti delle donne, Eunice Newton Foote fu la prima persona a scoprire il ruolo dell’anidride carbonica nell'aumento della temperatura di una miscela di gas, spiegando che la temperatura del nostro Pianeta sarebbe più alta se contenesse una quantità superiore di CO2. In breve, fu la prima persona a teorizzare l’effetto serra. Le sue ricerche, però, sono state ignorate per 150 anni. Il motivo? Semplice: era una donna.
Vissuta tra il 1819 e il 1888, Foote condusse degli esperimenti che dimostrarono l’interazione del sole con diversi gas, tra cui anidride carbonica e idrogeno. I risultati del suo lavoro furono presentati nel 1855 alla conferenza dell'American Association for the Advancement of Science. A parlare, però, non fu lei ma il professor Joseph Henry dello Smithsonian Institution, nonostante all’epoca le donne fossero autorizzate a presentare documenti.
L’esperimento e la previsione della crisi climatica
Eunice Newton Foote utilizzò una pompa d’aria, quattro termometri a mercurio e due cilindri di vetro contenenti i due gas, li espose alla luce del sole e misurò la variazione di temperatura una volta riscaldati. L’anidride carbonica era quello che aveva trattenuto più calore e che ci aveva messo di più a raffreddarsi. Ma non si limitò all’esperimento.
Da questa reazione produsse la sua teoria, secondo la quale un’atmosfera fatta di anidride carbonica produrrebbe temperature più alte sulla Terra. In pratica, aveva descritto - e predetto - il riscaldamento globale un secolo prima che cominciasse ad essere riconosciuto come un problema globale.
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Effetto serra: cos’è e qual è il suo ruolo nella crisi climatica

Siete mai entrati nella serra di un orto botanico? Avete sentito quanto fa caldo è quanta umidità c’è? Questo accade perché i raggi del sole - a breve lunghezza d’onda - entrano attraversando il vetro e riscaldano gli oggetti all’interno, che riflettono a loro volta dei raggi infrarossi - aventi una lunghezza d’onda maggiore - che non hanno, però, la capacità di attraversare il vetro, per cui rimangono intrappolati all’interno.
Ecco, questo è esattamente ciò che accade sulla nostra Terra, solo che invece del vetro, abbiamo i gas serra, come metano, ossido di azoto e anidride carbonica.
L’effetto serra è un fenomeno naturale e la parte di energia solare che viene trattenuta permette al nostro Pianeta di mantenere una temperatura che permette la vita come la conosciamo: senza di esso, la temperatura superficiale si troverebbe diversi gradi sotto lo zero. A causa delle incessanti attività umane, però, si è trasformato in un problema.
Siamo noi la causa della crisi climatica
Per secoli la presenza dell’anidride carbonica in atmosfera è rimasta costante, regolata dai cicli naturali del nostro Pianeta, in un contesto di equilibrio ecosistemico. Poi siamo arrivati noi, abbiamo cominciato a intensificare sempre di più il nostro operato sulla Terra e con i nostri allevamenti, industrie, trasporti e sfruttamento delle risorse abbiamo rotto questo equilibrio.
Emettiamo talmente tanta CO2, talmente tanti gas serra, che i meccanismi naturali non sono più in grado di regolarli e mantenere il sistema in equilibrio. Così ci troviamo ad affrontare siccità, mareggiate, piogge improvvise e altri eventi climatici sempre più estremi.
Ma se è vero che abbiamo creato noi il problema, è anche vero che - ad oggi - abbiamo in mano tutti gli strumenti per invertire la rotta e concedere al nostro Pianeta un po’ di respiro, partendo da una rapida transizione energetica per arrivare, poi, a un ridimensionamento dei nostri consumi.
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