Non semplici “sbalzi d’umore”: che cos’è il disturbo bipolare
Tra i disturbi dell’umore più conosciuti, il disturbo bipolare è spesso frainteso con normali stati emotivi. Ma che cos’è? Da cosa è causato?
Per la rubrica Metapsicologia, questo mese abbiamo deciso di fare chiarezza su un disturbo spesso “inflazionato”, ovvero attribuito o auto-diagnosticato in maniera del tutto impropria: il disturbo bipolare.
Disturbo bipolare: le caratteristiche principali
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) colloca il disturbo bipolare all’interno della categoria dei disturbi dell’umore. Per comprenderlo meglio bisogna però fare una precisazione.
Episodi maniacali e ipomaniacali: cosa sono?
Il termine “disturbo bipolare” non è che un modo attraverso cui gli studiosi identificano una situazione di alternanza - che può essere lifetime o current - di due episodi precisi: maniacali e ipomaniacali. Secondo quanto stabilito dal DSM, i due episodi non sono di per sé molto divergenti, ma differiscono per l’intensità e la durata della sintomatologia. Più in generale, episodi maniacali e ipomaniacali sono caratterizzati da umore espanso, irritabile con conseguente logorrea, distraibilità, agitazione e ridotto senso di sonno. L’episodio maniacale - per essere diagnosticabile - richiede la presenza continua per circa una settimana dei sintomi, mentre se durano per più di 4 giorni ma meno di 7 si parla di episodio ipomaniacale.
A queste due tipologie ne va aggiunta una terza, il cosiddetto “episodio misto”, che vede l’alternanza tra episodi maniacali o ipomaniacali ed episodi depressivi.
Come si inserisce il disturbo bipolare?
Alla luce di ciò, il DSM compie una netta distinzione tra disturbo bipolare di tipo I e disturbo bipolare di tipo II.
Se ci troviamo davanti ad episodi maniacali - eventualmente alternati a episodi depressivi - parleremo di un disturbo bipolare di tipo I. Al contrario, se vi è la presenza di episodi ipomaniacali alternati ad episodi depressivi si può parlare di disturbo bipolare di tipo II.
Ancora il DSM specifica che questa diagnosi va effettuata sulla base dell’intera storia clinica del paziente e, affinché la diagnosi di disturbo bipolare sia corretta, è necessario escludere come cause dei sintomi l’uso di sostanze e disturbi di personalità.
Un caso particolare: il disturbo ciclotimico
Di particolare interesse è invece una condizione che gli studiosi hanno definito ciclotimia. Essa si presenta con frequenti sintomi ipomaniacali e depressivi per almeno due anni, seppur non associati né a episodi ipomaniacali né a episodi depressivi. Si tratta naturalmente di un caso peculiare, per cui l’umore di questi soggetti può variare bruscamente, arrivando anche a passare da umore simil-ipomaniacale a simil-depresso più volte in uno stesso giorno[1]. Da questa prospettiva, il disturbo ciclotimico più si avvicina all’idea comune che si ha di quello che è impropriamente detto “disturbo bipolare”.

Le cause del disturbo bipolare
Lo studio delle cause del disturbo bipolare può dirsi relativamente recente, con la maggioranza delle ricerche che è aumentata negli ultimi dieci anni. La letteratura ci ha fornito prospettive interessanti riguardo i fattori scatenanti di questo disturbo.
Quanto contano i geni?
L’ereditarietà sembra giocare un ruolo determinante, almeno per quanto riguarda la probabilità di insorgenza, che arriva al 75% in presenza di due familiari di primo grado con una diagnosi di disturbo bipolare[2]. Studi condotti su gemelli omozigoti hanno rilevato invece un tasso di concordanza compreso tra il 40-45%[3].
Uno studio italiano del 2016 suggerisce inoltre che disfunzioni a carico dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene - un sistema cerebrale neuroendocrino principalmente coinvolto nella risposta allo stress - siano alla base dello sviluppo del disturbo bipolare[4]. Tale conclusione è peraltro supportata da uno studio del 2020, che riconosce il ruolo centrale dello stress nell’alterazione neuroendocrina che sta alla base di questo disturbo[5].
Disturbo bipolare e traumi precoci
Centrale nello sviluppo del disturbo bipolare è inoltre l’esposizione a eventi o stimoli stressanti e/o traumatici durante l’infanzia. Questi eventi non solo aumentano la gravità dei sintomi, ma sono associati anche ad una maggiore comorbilità con altri disturbi e ad un maggior rischio suicidario[6]. Inoltre, sembra che gli eventi stressanti si configurino come fattori di rischio per il disturbo bipolare anche dopo l’infanzia, per cui in soggetti con questo disturbo riportano una frequenza di episodi stressanti o disregolanti precedenti ai sintomi maggiore della media[7].
- Leggi anche: Suicidio, il disturbo mentale non è l’unica causa
Disturbo bipolare: è possibile una terapia?
Nonostante la letteratura scientifica identifichi la farmacoterapia come principale trattamento del disturbo bipolare - soprattutto nelle fasi acute -[8] è possibile attuare strategie di terapia psicologica volte soprattutto al contenimento dei sintomi e al mantenimento del benessere.
La psicoeducazione
Tra gli interventi più efficaci, la psicoeducazione mira ad offrire tutti gli strumenti necessari per conoscere, riconoscere e affrontare il disturbo. Per questo motivo non è rivolta ai soli soggetti ma anche ai loro familiari, allenati dunque a intercettare i sintomi tipici del disturbo. Ciò favorisce lo sviluppo di stili di vita sani e riduce lo stigma sociale e la negazione della malattia[9].
E per il disturbo ciclotimico?
Diversamente dal disturbo bipolare, per il disturbo ciclotimico la terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata la più efficace nella riduzione della sintomatologia tipica, oltre che della probabilità di sviluppare un altro disturbo[10].
Ciò suggerisce che trattare un disturbo - per quanto grave sia - è sempre possibile, e i ricercatori stanno portando avanti le proprie indagini scientifiche al fine di garantire trattamenti sempre più efficaci.
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