Non è ancora troppo tardi: Friday for Future in piazza per il clima
Diverse migliaia di studenti presenti al corteo a Roma. Oltre agli slogan per il clima, presenti anche attivisti contro la guerra in Palestina e il Governo Meloni
Oggi, 11 ottobre, Fridays for Future Italia ha indetto uno sciopero nazionale per il clima, unito a una serie di manifestazioni e cortei in tutte le principali piazze lungo l’Italia, da Aosta a Caltanissetta, da Milano a Lecce, e Nxwss è andata ad assistere alla manifestazione di Roma.
La protesta ha visto la partecipazione di migliaia di ragazzi venuti dai licei di tutta la Capitale, che si sono dati appuntamento a Piazzale Ugo la Malfa, vicino al Circo Massimo.
Ad unirsi agli attivisti per il clima, erano presenti anche i manifestanti del collettivo OSA in piazza per il “No Meloni Day”, per protestare contro il conflitto in Palestina e il DDL 1660
Gli studenti poi hanno iniziato un corteo che dal Piazzale è arrivato fino al MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), con l’intento di «far sentire la rabbia degli studenti».
Gli obiettivi di Fridays for Future
Mentre la situazione ambientale continua a peggiorare, l’appello di Fridays for Future è: «Non è troppo tardi, il cambiamento è possibile». Infatti, se la temperatura del pianeta negli ultimi decenni ha continuato ad aumentare, crescendo di più di un grado globale medio rispetto alla media dell’epoca precedente alla rivoluzione industriale (e quindi precedente all’inizio dello sfruttamento delle fonti di energia fossili, causa principale dell’inizio del riscaldamento globale).
Secondo gli scienziati, solo agendo adesso possiamo interrompere questa tendenza e non alzare ancora ulteriormente la temperatura globale. Il riscaldamento globale è infatti notoriamente una delle cause di diversi fenomeni negativi, quali la distruzione degli ecosistemi, l’innalzamento del livello del mare (con lo scioglimento dei ghiacciai), ma anche l’aumento di fenomeni climatici estremi, come ad esempio gli uragani o le alluvioni.
Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea ed esperto di questi fenomeni si è espresso sul tema per Il Sole 24Ore:
Dal 2022 la temperatura degli oceani è salita in maniera importante, quanto successo anche nel Mediterraneo è un segnale allarmante.
Nel corso degli anni gli oceani respiravano e assorbivano il calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale. Dove è finito il calore? Negli oceani che hanno capacità termica superiore all’atmosfera e impiegano molto più tempo per riscaldarsi. Ma questo fatto non deve essere sottovalutato, perché gli effetti e gli impatti di un incremento della temperatura, hanno effetti esponenziali.
Sulla home del loro sito i Fridays for Future hanno messo un countdown, il Climate Clock, che vede il tempo rimasto prima di raggiungere l’aumento di 1,5°C (a cui mancano attualmente 4 anni e circa 280 giorni) e la percentuale di energia mondiale rinnovabile rispetto al totale (circa il 14 per cento). È chiaro l’intento di voler trasmettere da un lato la necessità di dover agire subito, senza dimenticare da dove possiamo partire.
Possiamo ancora cambiare la rotta e contenere l’aumento della temperatura media globale a +1.5°C. Quello che manca è il coraggio e la volontà politica di mettere in atto strategie a lungo termine per la difesa dei territori e delle persone.
Queste le parole di Antonio Iodice, del movimento.
No Meloni Day
Oltre ai temi ambientali, a portare gli studenti in piazza è stato anche il “No Meloni Day”, organizzato dal collettivo studentesco OSA (Opposizione Studentesca D’Alternativa), organizzazione politica nata nel 2018 e sparsa su tutto il territorio nazionale. I ragazzi del collettivo si definiscono «Anticapitalisti, Antifascisti, Antisessisti e Internazionalisti», e si posizionano «in completa rottura e lotta contro l’attuale modello di Scuola, costruendo negli istituti controinformazione e proteste nelle forme più varie».
I motivi per questa mobilitazione sono esposti nel loro profilo Instagram:
Il primo è la critica del conflitto Palestinese (giudicato un genocidio), con l’esposizione di numerose bandiere palestinesi e libanesi, e l’intonazione di slogan contro il governo israeliano. Con l’aumento della tensione in Medio Oriente nelle ultime settimane (si veda l’attacco da parte di Israele al contingente dell’ONU UNIFIL in Libano) e la manifestazione del 5 ottobre, svoltasi nonostante i divieti della Questura e che ha visto molti scontri tra manifestanti, infiltrati, e forze dell’ordine, il tema sta diventando sempre più caldo, e sta portando sempre più persone in piazza a manifestare il loro dissenso, e la situazione non sembrerebbe potersi disinnescare nel prossimo futuro.
L’altro argomento fortemente criticato è il DDL 1660 considerato un provvedimento liberticida, cioè che attenta alla libertà politica e civile. Infatti questo decreto di legge (soprannominato Decreto Sicurezza) è stato approvato qualche settimana fa alla Camera, e ora sta aspettando l’approvazione del Senato. Esso prevede l’introduzione di 20 nuovi reati, con un forte inasprimento delle pene per le rivolte in carcere o in un centro di accoglienza, per i reati commessi dai manifestanti e per gli occupanti abusivi. Prevedrebbe ad esempio fino a due anni di prigione per chi blocca strade o ferrovie, prassi usata negli ultimi mesi dai manifestanti di Ultima Generazione.
Il DDL considererebbe anche le infiorescenze di canapa industriale come sostanze stupefacenti, rendendo illegale la vendita e bloccando le industrie che la producono.
Queste critiche sono state unite quindi in una protesta generale contro l’attuale governo Meloni, e contro le sue politiche sia interne che estere.
Una scuola da cambiare
Il corteo è terminato davanti alla sede del Ministero dell’istruzione, dove gli studenti hanno richiesto un incontro con il Ministro, per parlare dei problemi della scuola e dell’università.
La prima richiesta dei manifestanti presenti è l’aumento dei fondi alla scuola, sia per risolvere i numerosi problemi strutturali di molti edifici scolastici, con il caso recente della finestra caduta in testa a uno studente del liceo Nomentano, sia per ovviare alle mancanze di risorse di molti licei, con insegnanti spesso precari e impreparati.
Un’altra problematica riscontrata dagli studenti è quella dei programmi scolastici, che vengono considerati obsoleti e inutili a preparare gli allievi per l’università e il lavoro. Un tema molto chiacchierato è quello della proposta di inserire l’educazione sessuale e sentimentale a scuola, temi in cui gli studenti italiani rimangono spesso impreparati. Negli ultimi anni è stata proposta anche l’educazione finanziaria nei licei.
Discusso anche il sistema di alternanza scuola-lavoro, o PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento), considerati inutilmente costosi per le casse dello Stato e non formativi per gli studenti.
Altri problemi riportati sono gli eccessivi costi degli affitti per gli studenti, e dei trasporti pubblici.
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