Lookismo e pretty privilege: se sei bell* (non) sei ok
Il lookismo discrimina le persone in base all’aspetto fisico. Tranquill*, in realtà potresti avere dei problemi anche se sei bell*
Nella nostra società, il perfezionismo e l’estetismo - inteso come la ricerca sfrenata del “bello” si sono infiltrati in molti aspetti di vita quotidiana.
È importante ciò che è bello e socialmente accettato, il resto viene osservato da lontano con occhio di riguardo, e questo fenomeno prende il nome di lookismo.
Il lookismo: una società di bell’aspetto
Negli ultimi anni si parla sempre di più di quanto la nostra società sia incentrata sul circondarsi di perfezione, sull’esasperazione di una bellezza iper ricercata.
Il professore di filosofia dell’Università di Potsdam Thomas J. Spiegel ha redatto un articolo in cui spiega perché il lookismo dovrebbe essere considerato al pari di altre discriminazioni, quali il sessismo o il razzismo.
Il fenomeno del lookismo è una vera e propria forma di discriminazione sociale consistente nell’avvantaggiare o sfavorire alcune persone in base al solo aspetto fisico.
La società ha naturalmente imposto dei canoni entro cui gli individui dovrebbero rientrare; qualora non corrispondessero ai dettami decisi potrebbero vivere situazioni spiacevoli o svantaggiose, al contrario di chi è ritenuto di bell’aspetto.
Per quanto questo fenomeno appaia come estremamente vincolante nella vita di una persona, non è stato affrontato a dovere. Ci sono pochi studi che indagano quanti danni faccia questa discriminazione sociale.
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Da cosa nasce questo fenomeno?
Il lookismo prevede una discriminazione in ambo i sensi: il lookismo positivo lo si riscontra nei vantaggi che vengono dati a chi è ritenuto bello, mentre quello negativo lo ritroviamo quando chi non rientra nei canoni estetici della società si ritrova sfavorito in molti ambiti di vita.
Per capire la motivazione che sta dietro a questo fenomeno possiamo fare un passo indietro e soffermarci un attimo sulla nostra infanzia. Nella stragrande maggioranza dei cartoni animati che passavano in TV, l’antagonista era quasi sempre brutto, al contrario dei personaggi ritenuti buoni che la maggior parte delle volte erano di bella presenza. Da qui, lo stereotipo “brutto-cattivo” e “bello-buono”.
È chiaro che questo fenomeno sia inserito all’interno del paradigma della nostra società da molto tempo, perciò appare quasi scontato che come discriminazione sia difficile da estirpare.
Le conseguenze psicologiche
Il lookismo potrebbe porterebbe a un bias cognitivo molto noto, l’Effetto Alone: questa scorciatoia mentale, che viene utilizzata inconsciamente, porta gli individui a generalizzare il giudizio su una persona in base a una sola caratteristica della stessa. Quindi, ad esempio, l’aspetto fisico di una persona può influenzare positivamente o negativamente l’intero giudizio.
Inoltre, le persone ritenute esteticamente belle avranno una visione del mondo distorta: ricevendo molti vantaggi e favoritismi, saranno propense a vedersi più meritevoli di attenzioni e ad avere una visione della realtà migliore di quella che è. Al contrario, chi si vede negate molte possibilità potrebbe scoraggiarsi e sentirsi inadeguato. L’esclusione sociale può portare l’individuo a sentirsi non abbastanza, poco capace e non meritevole di rispetto, poiché spesso la società si ferma di fronte a persone non attraenti, non indagando altri aspetti della personalità.

Il bello…
Il lookismo positivo si può manifestare anche attraverso un altro fenomeno, il cosiddetto pretty privilege. Essere belli fa affrontare la vita in maniera più liscia, ma non tutti possono permetterselo. I ritocchi per corrispondere ai canoni estetici, per esempio, sono operazioni molto costose, a cui non tutti possono accedervi. La questione economica qui diventa divisiva, chi può permettersi di rientrare entro i canoni della società sarà incluso, al contrario chi non ha accesso alle risorse vivrà una situazione in cui, appunto, subirà lookismo negativo.
Inoltre, secondo uno studio delle Nazioni Unite, le donne con disabilità vittime di violenza superano di gran lunga quelle che non presentano particolari problemi, poiché, oltre ad avere minore difesa, socialmente risultano più escluse.
… e Il brutto tempo
La bellezza e la bruttezza non sono totalmente soggettive. Nonostante alcuni affermino che “La bellezza sta negli occhi di chi guarda” e che ciò vari dalle preferenza di una persona, ci sono alcuni studi che nell’articolo di Spiegel dimostrano come queste considerazioni trascendano il soggetto.
Da un saggio del 1984 del sociologo francese Pierre Bourdieu si evince come il gusto - inteso come le proprie preferenze nel giudicare belle o brutte le cose - è in parte determinato dalla cultura in cui si cresce. Gli standard di bellezza si formano in una classe, in un’epoca e in una cultura sempre differenti, e ciò spiegherebbe i canoni diversi. Questa concezione è quindi ben lontana dal parere soggettivo, che invece si formerebbe a partire dal background sociale in cui una persona cresce.
Le conseguenze del lookismo nella società
La razza o il genere sono due elementi che caratterizzano l’identità di una persona e benché se ne possa vergognare qualora la discriminazione fosse molto forte, tendenzialmente vengono portate con orgoglio.
Dall’altra parte, la bruttezza no. Il lookismo negativo è una forma di discriminazione che porta gli individui a vergognarsi della propria estetica, nessuno vuole essere brutto, afferma Spiegel. Ciò accade per due motivi: la mancanza di credibilità, poiché un individuo considerato brutto ha meno probabilità di essere creduto qualora denunciasse violenze o manifestasse altre condizioni. “No, è impossibile che uno come lui abbia trovato una fidanzata. Se lo sarà inventato”. Sono molti anche i lavori da cui le persone non attraenti vengono escluse, come sfilare o prestare il proprio volto per la pubblicità di un brand.
Il secondo motivo lo potremmo ricondurre alle amatissime buone maniere. Il tabù del brutto - come viene definito da Spiegel - lo si ha quando una persona ritenuta poco attraente lamenta questa sua caratteristica a qualcuno che, per educazione, nega o mitiga questa lamentela. Negare qualcosa di evidente porterebbe la persona a sentirsi inadeguata e vergognarsi per la sua condizione. Una sorta di gaslighting senza volere il potere sull’individuo.

Chi è ritenuto molto attrente, al contrario, potrebbe essere escluso da alcuni lavori particolarmente impegnativi poiché non ritenuto abbastanza intelligente.
Questo si traduce in preclusione di occasioni importanti, poiché non tutti avranno la possiiblità di accedere alle stesse opportunità.
L’autostima potrebbe risentirne: l’individuo poco attraente farà fatica ad accettare il suo aspetto fisico considerato lontano dai canoni estetici, mentre chi è molto bello non riuscirà mai completamente ad esprimere le proprie capacità intellettive poiché spesso ci si ferma all’apparenza.
Il lookismo risulta umiliante per gli individui, come se avessero mancato a un dovere verso se stessi o peggio, verso altri. Le norme estetiche che sono alla base di questa discriminazione impongono dei paletti che le persone fanno propri nella visione di vita, condizionandone quindi l’intero vissuto.
Il lookismo si basa su canoni estetici non completamente soggettivi e spesso condizionati dal contesto e dalla cultura in cui si cresce e si forma il proprio pensiero.
Questi paletti che vengono impostati e indirettamente fatti rispettare da tutti - perché se non li rispetti vieni semplicemente emarginato dalla società - non permettono alle persone di esprimersi appieno, riducendo una moltitudine di personalità, caratteri, preferenze, capacità a un pugno di caratteristiche estetiche in continuo mutamento. Se pensiamo a cosa i nostri genitori consideravano bello, siamo ben lontani dalla cultura della perfezione che c’è ora.
Le persone, se cambiano, dovrebbero farlo per proprio volere e perché sentono di potersi esprimere solo così, non per rientrare in paletti che tra 5 anni - o meno - saranno già considerati obsoleti.
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