Lo psicologo entrerà nelle classi? Come funzionerà?
Lo psicologo entra ufficialmente a far parte della scuola. Ma quale ruolo avrà?
La nuova Legge di Bilancio 2025 - approvata lo scorso 31 dicembre - ha istituito la figura dello psicologo nelle scuole di ogni ordine e grado, un tema di cui si discuteva in Parlamento già dal 2016. Questa riforma rappresenta sicuramente una svolta per l’Italia in tema di salute mentale. Vediamo perché.
Psicologo nelle scuole: un tentativo di stare al passo
L’inserimento di questa figura nei contesti scolastici avvicina innanzitutto il nostro Paese al resto d’Europa, dove lo psicologo è ormai da decenni parte integrante dell’istituzione scolastica. Ma - al di là delle questioni politiche - tutto ciò si configura come un profondo passo verso il perseguimento del benessere psicologico gratuito e collettivo.
Un contesto complesso
La scuola - si sa - racchiude in sé contraddizioni e problematiche proprie e comunitarie. Nello specifico, ad interessare sono le numerose difficoltà che un individuo in età evolutiva affronta. Dai disagi familiari a quelli sociali, passando per malesseri personali spesso nascosti: questi sono solo alcuni esempi di fenomeni che coinvolgono direttamente un adolescente, e che in una certa misura hanno riguardato tutti noi. Accade spesso però che un disagio interno influisca sul modo di rapportarsi, il che può significare sia isolamento che esternazione di aggressività. Evitando banalizzazioni, basti pensare che fenomeni come il bullismo, le difficoltà relazionali e - in casi più gravi - veri e propri disturbi sono purtroppo la realtà in un sistema scolastico che ha finora fornito un supporto timido e superficiale, in quanto impreparato a tutto ciò.
Cosa può cambiare?
Alla luce di ciò, la presenza di uno psicologo nelle scuole - che potrà partecipare anche alle lezioni se richiesto dal consiglio di classe e quindi in situazioni a rischio - offre sicuramente una risposta concreta ai disagi degli alunni, quella risposta che è appunto mancata in tutti questi anni. Troppo spesso ci si aspettava che fossero i docenti a preoccuparsi delle dinamiche extra-scolastiche, nonostante la propria posizione creasse un inevitabile conflitto tra quella che è l’idealizzazione che lo studente fa del proprio insegnante - non sempre positiva - e la sua parte umana e comunicativa. Nonostante gli sforzi di molti docenti, sembra ora giunto il momento di un supporto solido e professionale volto innanzitutto alla prevenzione dei fattori di rischio, soprattutto nel caso di fragilità sociali ed economiche.
Quanto ne gioverà la scuola?
Ma non è tutto. La figura dello psicologo non solo accoglierà le richieste di supporto dei singoli studenti - una possibilità già presente in molte scuole - ma seguirà le dinamiche educative e didattiche e svilupperà strategie di potenziamento delle attività lì dove richiesto, in modo da creare un ambiente produttivo e positivo nei casi di mancanze e complicazioni.
Inoltre, lo psicologo sarà parte attiva dell’integrazione di studenti reduci da lunghi periodi di assenza o per qualche ragione emarginati dal contesto scolastico. Naturalmente tutto ciò verrà svolto in collaborazione con i docenti.
Infine, proprio i docenti - così come il personale ATA - hanno ora la possibilità di richiedere un supporto psicologico individuale.
Una “sanitarizzazione” della scuola?
Non sono mancate critiche ad una riforma che - secondo quanto riportato da un’indagine dell’Istituto Piepoli per il CNOP - era attesa e voluta dall’89% degli italiani[1]. Le opinioni più dure si sono scagliate contro quella che è stata spesso definita una “sanitarizzazione” della scuola. L’accusa ritiene - in sostanza - che l’introduzione della figura dello psicologo nelle scuole rischi di trasformare i luoghi di formazione in cliniche, trattando gli adolescenti come “malati”.
È lampante il richiamo ad un’ideologia ormai obsoleta, che ancora oggi continua ad associare i disagi psicologici - attenzione, non disturbi - ad uno stato di malattia. La presenza di uno psicologo può solo che giovare una fascia d’età fortemente a rischio ed esposta a problematiche emotive, sociali e psicologiche che - seppur spesso non patologiche - non possono continuare a rimanere ignorate e non trattate, in quanto esse rappresentano importanti fattori di rischio con implicazioni in alcuni casi gravi.
Il presupposto fondamentale è infatti la prevenzione. E ciò si configura come una possibilità ancora più preziosa se pensiamo che un adolescente - già in difficoltà nel comunicare i propri disagi ad un adulto - è completamente sprovvisto di risorse economiche per poter affrontare un percorso psicologico privato - attualmente l’unica possibilità in Italia per curare la propria salute mentale - anche a causa della mancanza di uno psicologo di base offerto dal Sistema Sanitario per ogni cittadino.
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Risorse e competenze: l’importanza dello psicologo nelle scuole
Al fine di approfondire maggiormente la questione, ci siamo messi in contatto con il Dottor David Lazzari, Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, tra i principali fautori di questa riforma.
Una riforma in ritardo?
Come ci ha spiegato, la comunità scientifica avverte già da decenni i governi di tutto il mondo riguardo la necessità di prendersi cura degli aspetti psicologici degli studenti.
L’ONU, l’OMS, l’UNICEF, solo per citare le principali, da oltre vent’anni raccomandano di utilizzare la scuola per dare ai ragazzi strumenti per affrontare e muoversi in un contesto sempre più complesso, parliamo di competenze emotive, relazionali e cognitive, tutte cose di cui la psicologia si occupa da sempre e che la psicologia scolastica ha tradotto in pratica nella realtà di molti Paesi già da tempo. Gli psicologi anglosassoni non a caso parlano di “empowerment”, che vuol dire aiutare le persone a sviluppare le proprie risorse che fanno capo alla dimensione psicologica, cioè a tutto ciò che siamo al di là della biologia.
Un rischio umanitario
Ciò che ha allarmato il CNOP è stato un repentino mutamento del rapporto che l'istituzione scolastica ha avuto rispetto alle sofferenze degli studenti. In particolare, il Dott. Lazzari fa notare che
gli insegnanti sono sempre più chiamati a capire e a relazionarsi con tante situazioni che sono malessere o bisogno di ascolto. Avere la disponibilità e il supporto di psicologi, che non fanno certo ambulatorio ma ben altro, è fondamentale. Se non si lavora in questo modo i servizi sanitari di cura saranno travolti dal malessere che si trasforma in patologia, con costi umani e sociali enormi.
Aggiungendo che
tra la salute e la malattia c’è un territorio immenso dove oggi non c’è quasi nulla; bisogna invece metterci ascolto, sostegno, orientamento ma anche strategie attive di sviluppo psicologico dei ragazzi.
E in merito alle accuse di “sanitarizzazione” della scuola, il Presidente del CNOP sottolinea la natura preventiva della riforma.
Dare strumenti alla psiche non vuol dire curare, ma fare prevenzione e promozione ed evitare che tante situazioni abbiano bisogno di cure perché non si è fatto nulla prima. Vorrei inoltre che si finisse di fare confusione tra psichiatria e psicologia, tra psicologi clinici e psicologi nella scuola, chi confonderebbe uno psicologo del lavoro con un neuropsicologo o uno psico-oncologo?
Psicologo nelle scuole: il parere dell’esperta
Ma c’è di più. Secondo la Dottoressa Mariachiara Trovato - psicologa e terapista Applied Behavioral Analysis (ABA) - lo psicologo nelle scuole rappresenta un’opportunità senza precedenti per un «supporto all’educazione sessuale, aiutando gli studenti a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, dei propri bisogni e desideri, e dei propri diritti, promuovendo un approccio più consapevole e rispettoso delle proprie relazioni».
Una nuova concezione di scuola
La Dr.ssa Trovato sottolinea l’importanza di un rinnovamento dello stile di vita scolastico, tale da rendere le scuole dei «luoghi di benessere condiviso». È dunque necessario non sottovalutare uno degli aspetti fondamentali della scuola, la quale è «un ambiente in cui si cresce non solo da un punto di vista formativo ma anche emotivo e relazionale».
Un cambio di rotta?
L’introduzione dello psicologo nelle scuole può divenire un vero e proprio apripista verso riforme sempre più incisive verso la costituzione di un sistema sanitario di cura e prevenzione della salute mentale dei cittadini che sia capillare, accessibile e gratuito. Nonostante gli ostacoli e la lentezza del mondo politico, sono in molti a necessitare un cambiamento sistematico, nella speranza che questa sia solo la prima di diverse riforme necessarie.
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