La forza dei desideri dietro il fenomeno del wishful thinking
Hai presente quando credi che tutto vada come vuoi, ma poi… sorpresa? È il fenomeno wishful thinking: ma perché ci caschiamo così spesso?
La nostra percezione di cose e situazioni è molto più labile e inesatta di quanto immaginiamo. In particolare, durante la valutazione di una determinata circostanza - quale può essere una decisione, un’idea o un sentimento - entrano in gioco delle “distorsioni”, i cosiddetti bias. In realtà, ciò non è nuovo per chi ci segue. Da qualche mese approfondiamo il tema dei bias nel nostro Factfulness Monday (non perdete l’appuntamento di domani!): dal bias dell’ancoraggio al bias dell’illusione di frequenza, abbiamo imparato a conoscere i tipi più disparati di un processo psichico che si manifesta velatamente in noi ogni giorno.
Il wishful thinking
Quello di cui parleremo oggi è un fenomeno curioso, che dimostra quanto il proprio modo di pensare possa influenzare ciò che percepiamo.
In cosa consiste?
Più nello specifico, per wishful thinking si intende quel processo psichico che spinge gli individui a costruire credenze e valutazioni sulla base dei propri desideri. In altre parole, la spiegazione che mi darò di una specifica situazione ambigua - su cui non ho quindi abbastanza elementi per arrivare ad una verità oggettiva - sarà influenzata e “veicolata” da ciò che desidero succeda.
Cosa c’entrano i bias?
In apertura parlavamo di bias, ma in che modo sono correlati al wishful thinking? Ebbene, non è ancora chiaro se il wishful thinking sia un bias in sé o sia solo il risultato dell’azione di diversi bias sottostanti. Ciò che è certo però è che le implicazioni tra i due processi sono spesso comuni. Per fare un esempio, una caratteristica peculiare del wishful thinking è l’ignorare dati oggettivi e razionali a favore della suddetta credenza basata sul desiderio. Questo è un processo molto comune quando valutiamo qualcosa, e si manifesta in maniera del tutto analoga nel bias di conferma, per cui si compie una discriminazione inconsapevole delle informazioni, ignorando quelle razionali e oggettive a favore di dati che confermano la nostra tesi o credenza.
Le cause del wishful thinking
Negli ultimi anni sono state mosse diverse ipotesi al fine di risalire alle cause del fenomeno. Nonostante non vi siano ancora evidenze certe, le ricerche scientifiche in merito sembrano confermare un’eziologia comune con il fenomeno dei bias.
Una distorsione psicologica?
Una ricerca della University of Iowa - pur premettendo la necessità di ulteriori ricerche in merito - associa al fenomeno del wishful thinking nove diversi bias, come quello di negatività e illusione di controllo, oltre che quello di conferma[1]. Più in generale, l’ipotesi riguarda un’alterazione attentiva da parte del soggetto - possibilmente influenzata dai processi emozionali - che porta all’azione di più bias attentivi. Ciò avrebbe come risultato - in questo caso specifico - una valutazione basata sul desiderio.
Una causa neurofisiologica?
Uno studio britannico recente ha indagato il fenomeno dei bias attentivi dal punto di vista neurofisiologico. Nello specifico, è stato osservato un ruolo preponderante di una particolare area della corteccia prefrontale, ovvero la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra. Quest’area - coinvolta nei principali processi cognitivi come memoria di lavoro e decision making - è deputata al mantenimento dell’attenzione su stimoli rilevanti, venendo quindi direttamente coinvolta negli episodi di bias[2].

Le possibili implicazioni del wishful thinking
Quello del wishful thinking rappresenta un fenomeno particolarmente interessante non solo per le sue caratteristiche, ma anche per le sue possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni.
Una nuova area d’intervento?
Il wishful thinking può configurarsi come un prezioso alleato soprattutto in ambito riabilitativo e terapeutico. Come dimostrato da uno studio del 2022, le credenze che un paziente ha del proprio disturbo e del trattamento a cui è sottoposto rappresentano dei predittori riguardo la buona riuscita o meno della terapia[3]. Lo studio - che si riferisce ai pazienti con disturbi mentali - apre la strada a nuove tecniche di intervento, non più unicamente focalizzate sul disturbo in sé ma anche volte a supportare la psicologia del paziente durante il percorso terapeutico. In questo contesto, il wishful thinking può fare da catalizzatore per l’aumento di ottimismo e motivazione nel paziente, oltre che della sua autoefficacia. Queste risorse psichiche sono infatti fondamentali affinché il paziente non viva con frustrazione la terapia.
Un fenomeno pericoloso?
Anche nel caso del wishful thinking, non tutto è oro ciò che luccica. Le implicazioni negative del fenomeno sono diverse e potenzialmente pericolose. In particolare, il wishful thinking - se portato a livelli eccessivi - può portare a comportamenti irrazionali o negligenze potenzialmente fatali. Ciò è applicabile alla vita quotidiana, per cui si possono ignorare aspetti negativi o pericolosi di un partner o di una relazione, ma tale conclusione risulta vera anche per altri ambiti. Come sostiene uno studio dell’American Economic Association, il fenomeno del wishful thinking risulta particolarmente marcato in situazioni di forte ansia[4]. Ciò rappresenta però un’arma a doppio taglio, in quanto desiderare che andrà tutto bene e modulare le proprie credenze - e dunque le azioni - su questa speranza può indurre anche in questo caso a ignorare dati oggettivi e agire passivamente, mettendo in atto scelte finanziarie errate - nel caso specifico dello studio - o a trascurare la propria salute.
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