Bias di negatività: perché ricordiamo solo le notizie catastrofiche?

Nel nostro Factfulness Monday Ep2, l'invito è quello di sfidare il proprio istinto e il bias di negatività. Pensa alle notizie del mondo con la consapevolezza che, un’altra volta, non tutto è come sembra. Apri gli occhi davanti alla vastità e complessità del mondo, e di come questo, sotto molti aspetti, stia andando meglio di quanto pensi.

Factfulness Monday Ep.2: Bias della Negatività

Pensi che il mondo di oggi sia migliore, peggiore o più o meno lo stesso?

Ti sei mai chiesto perché, nonostante gli innegabili progressi globali, ci sembra di vivere in un’epoca in costante declino? Non c'è da sorprendersi. Ogni giorno ci trapassano notizie che ci fanno credere di essere sull'orlo di un’imminente catastrofe. La risposta si nasconde negli istinti primordiali che spesso ignoriamo. Abbiamo visto come, nell'episodio precedente di “Factfulness Monday", il sovraccarico cognitivo e il bias di conferma possono compromettere la nostra capacità di elaborare e comprendere correttamente il mondo che ci circonda. Pensi ancora che il mondo stia peggiorando? Oggi, ti mettiamo sotto il riflettore il bias di negatività, l’errore cognitivo che ti spinge a rispondere ‘’ a questa domanda.

Il bias & l’istinto della negatività

Non sentiamo mai parlare delle migliaia di aerei che atterrano con successo, ma se un aereo si schianta fa notizia. Oggi il 90% delle notizie che consumiamo arriva attraverso la TV e, soprattutto, grazie al web, per mezzo di computer, tablet e smartphone. Nel 2020, uno studio proposto della Harvard T.H. Chan School of Public Health ha confermato che le notizie negative ricevono il 30% in più di interazioni rispetto a quelle positive. Difatti, il nostro cervello ha una naturale propensione a dare più peso alle notizie negative rispetto a quelle positive. Comportamento sì utile per l’evoluzione e per la sopravvivenza ma problematico oggi, nel contesto moderno.

Hai mai notato come una cattiva notizia possa pesare di più rispetto a una buona notizia di pari intensità? Oppure come siamo più propensi a focalizzarci sulle critiche piuttosto che sui complimenti? Questa è la forma in cui questo istinto si presenta. L’errore cognitivo dietro al bias di negatività ci spinge a direzionare l’attenzione verso feedback negativi ed errori rispetto a successi e competenze dimostrate. Ma perché il nostro cervello fa leva su questo bias?

L’eredità primordiale: sopravvivenza prima di tutto

Il motivo dietro il bias di negatività è da attribuire alle nostre radici evolutive. Essere in grado di notare e reagire rapidamente alle minacce rappresentava un vantaggio evolutivo cruciale. Nel corso dell’evoluzione, l’attenzione alla negatività era una questione di vita o di morte. Nel contesto moderno il mondo di oggi, dati alla mano, è migliorato sotto molti aspetti. Tuttavia la percezione comune ci persuade con imminenti visioni catastrofiche. Gli stimoli negativi tendono ad attirare la nostra attenzione e le persone tendono a dare più peso alle notizie negative rispetto a quelle positive quando prendono decisioni. 

Teoria del Prospetto

A tal proposito emerge una verità universale dalla Teoria del Prospetto (*), ideata da Daniel Kahneman e Amos Tversky. Nello specifico, se vengono poste due scelte davanti a un individuo, entrambe uguali, dove una presenta potenziali guadagni e l'altra potenziali perdite, con grandi probabilità verrà scelta la prima opzione. C'è una tendenza asimmetrica nella valutazione ed è stato dimostrato che il timore della perdita è tre volte maggiore della gioia che si prova per il guadagno. Questo è il campo della finanza comportamentale. Ma per dosare la nostra attenzione riguardo alla disinformazione e alla cattiva informazione che prolifera online, dobbiamo imparare a leggere i dati e a contestualizzare, andando oltre il sensazionalismo d’impatto.

(*) Kahneman D., Tversky A. (1979). Prospect theory: An analysis of decision under risk. Econometrica, 47, 263-291.

Il grande equivoco secondo cui «il mondo sta peggiorando»

Un esempio calzante di come il bias della negatività si manifesti su scala globale è il Doomsday Clock, l'orologio simbolico ideato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, organizzazione senza scopo di lucro riguardante le questioni di sicurezza globale derivanti dall'accelerazione tecnologica, per rappresentare quanto siamo vicini a un'ipotetica catastrofe globale. Le minacce apocalittiche potrebbero derivare da tensioni politiche, armi nucleari, tecnologia e il progresso dell’AI generativa, cambiamenti climatici o pandemie.

L'orologio ora segna 90 secondi a mezzanotte, il momento più prossimo alla catastrofe globale che abbia mai avuto. L’attenzione a queste potenziali minacce imminenti è giustificata? Certo che sì! L’attuale situazione è grave. La questione ambientale, i potenziali conflitti nucleari, la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi sono solo alcuni tra i problemi che dobbiamo affrontare nel mondo di oggi. Eppure l’aggettivo ‘grave’ può coesistere con ‘migliore’. Ha senso quindi poter affermare, in questo contesto, che il mondo sta migliorando?

I progressi silenziosi surclassato il bias della negatività

Consideriamo la lotta alla schiavitù: nel 1800, 193 paesi riconoscevano la schiavitù legale; oggi, il numero è sceso drasticamente a 3. L’epidemia di HIV, che ha raggiunto il suo picco con 549 milioni di infezioni nel 1998, è stata arginata fino a contare 241 milioni di casi nel 2016 grazie a sforzi globali coordinati. Prendiamo l'aspettativa di vita, che si attestava intorno ai 30 anni nel 1800 (solo il 44% dei bambini sopravviveva ai primi 5 anni di vita). Nell’ultimo secolo è invece raddoppiata a livello globale e oggi si attesta a 72 anni.

Secondo l’UNICEF, la mortalità infantile si è ridotta: dai 12,6 milioni di decessi nel 1990 a circa 4,9 milioni nel 2022, raggiungendo un minimo storico. La percentuale di bambini che frequentano la scuola primaria è passata dal 50% circa negli anni '70 a oltre il 90% oggi. Simili miglioramenti sono documentati nella povertà estrema, che secondo la World Bank è scesa dal 36% della popolazione mondiale nel 1990 a meno del 9% nel 2017. La produzione scientifica ha visto un’esplosione massiva: dai 119 articoli annuali del 1665 ai 2,5 milioni del 2016.

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Nessun ambito è immune ai miglioramenti ma questo non significa distogliere lo sguardo dalla caducità dell’uomo. Il Doomsday Clock ne è un esempio. Al contempo, la diffusione di internet, le vaccinazioni, l’accesso all’acqua pulita, i telefoni cellulari, l’aumento dei sopravvissuti al cancro e l’espansione della copertura elettrica sono testimoni di un progresso silenzioso. Pensiamoci: le notizie sui miglioramenti graduali finiscono di rado in prima pagina, anche quando i progressi si verificano su larghissima scala e riguardano milioni di persone. Centinaia di progressi significativi possono essere consultati sul sito gapminder.org.

Il bias di negatività oggi & i media

Viviamo nell’era dell’informazione che viaggia alla velocità della luce. Di conseguenza il bias della negatività ha un riverbero maggiore, aumentando ansia e sfiducia generale. È facile essere consapevoli di tutte le cose negative che accadono sul pianeta. Eppure è altrettanto essenziale riconoscere come l'informazione venga spesso confezionata per massimizzare l'impatto emotivo. Un ciclo che i media sanno sfruttare bene. Le notizie drammatiche sono più facili da ricordare quando i canali d’informazione generano traffico su tendenze minacciose che continuano a puntare il mondo verso catastrofi globali di diverse entità. Titoli catastrofici e sensazionalistici funzionano perché la mente umana è cablata per rispondere più intensamente a ciò che può essere percepito come una minaccia.

Doomscrolling e Disconnessione Selettiva

Gli effetti del bias di negatività si riflettono anche nelle nostre abitudini personali. In antitesi al ‘doomscrolling’, la tendenza a dedicare troppo tempo alle informazioni negative, si parla sempre più di "disconnessione selettiva". Questo fenomeno descrive il comportamento di evitamento attivo delle informazioni percepite come opprimenti o dannose. Il fenomeno della disconnessione selettiva è evidenziato in studi recenti, come quelli del Reuters Institute, che rivelano come la percentuale di persone che evitano regolarmente notizie negative sia aumentata negli ultimi cinque anni. Secondo una ricerca condotta su 12 Paesi democratici, il 38% degli intervistati nel 2022 ha dichiarato di "disconnettersi" dalle informazioni, un dato in aumento rispetto al 29% del 2017.

«Gli argomenti che i giornalisti considerano più importanti ‒ come le crisi politiche, i conflitti internazionali, le pandemie globali e le catastrofi climatiche ‒ sembrano essere proprio quelli che stanno allontanando alcune persone dalle notizie, soprattutto tra coloro che sono più giovani o più difficili da raggiungere».

Factfulness: comprendere un mondo che cambia 

Comprendere un mondo che cambia significa fare un gradino in più nella scalinata dell’evoluzione. Convincersi ad avere contemporaneamente due pensieri nella testa può aiutare a tenere unito un mondo che appare frammentato e complesso. Facfulness Monday serve anche per riconoscere quando riceviamo notizie negative e ricordare che è molto più probabile che le informazioni sugli eventi negativi ci raggiungano. Quando le cose migliorano, spesso non ne sentiamo parlare. Questo ci dà un'impressione sistematicamente troppo negativa del mondo che ci circonda, il che è molto stressante. 

L’autore del libro ‘Factfulness’, il medico svedese con la predilezione per la statistica Hans Rosling, lamenta che perfino i suoi brillanti studenti del prestigioso istituto svedese Karolinska (dove viene assegnato il premio Nobel per la medicina) siano tristemente ignoranti sullo stato attuale del mondo. Non è vero che va tutto male. Non è neanche vero che tutto va bene. Finchè ci saranno incidenti aerei, morti infantili evitabili, specie in via d’estinzione, persone che negano il cambiamento climatico, maschilisti, dittatori folli, rifiuti tossici, giornalisti in carcere è vietato rilassarsi. Apriamo gli occhi davanti alla vastità e complessità del mondo, e di come questo, sotto molti aspetti, stia andando meglio di quanto pensi.


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