Il bias dell'illusione della frequenza, cos'è e come riconoscerlo?
L'illusione di frequenza, chiamata anche fenomeno di Baader-Meinhof, è un pregiudizio cognitivo per cui quando si impara una nuova parola o un nuovo concetto "improvvisamente" lo si ritrova ovunque, quando in realtà è solo più evidente perché è stato osservato di recente.
Hai mai avuto la sensazione che, non appena inizi a pensare a qualcosa, quella cosa inizi a comparire ovunque? Decidi di comprare un’auto nuova e d’improvviso sembra che il mondo sia invaso dallo stesso modello. Scopri una marca insolita e, come per magia, sembra che ogni angolo della tua realtà te lo faccia notare. No, non sempre sono “apparenti coincidenze”. È il cervello che gioca con le sue stesse regole e la spiegazione è molto più affascinante di quanto sembri.
Il bias dell’illusione della frequenza
Stiamo parlando del fenomeno cognitivo noto come Illusione della Frequenza. Si tratta di un bias cognitivo che dimostra come la nostra mente, ben lontana dall'essere una macchina neutra e infallibile, tende a ripresentare all'attenzione dettagli apparentemente sconnessi tra loro con un'insolita frequenza. In altre parole, il bias dell’illusione di frequenza mostra come il cervello vede ciò a cui ha già posto attenzione, creando una sorta di loop autoalimentato. Quando la percezione è incanalata verso un’osservazione logica, la realtà si adatta alla narrativa che il cervello crea e si tende a sovrapporre possibili applicazioni di concetti e saperi appena acquisiti in ogni frangente della vita di tutti i giorni.
Come funziona il nostro cervello quando è vittima di un bias?
Per capire meglio questo fenomeno, proviamo a pensare al modo in cui interagiamo con i social media. Più si interagisce con un determinato argomento, più quel contenuto apparirà sui nostri feed (echo chamber). La stessa cosa accade nel nostro cervello con il bias dell’illusione di frequenza: più lo si stimola con un concetto, più si inizierà a "vederlo" nella vita quotidiana. I nostri pensieri influenzano la percezione della realtà, proprio come il flusso costante di contenuti sui social ci fa credere che alcune informazioni siano onnipresenti. Ma perché un cervello così sofisticato, capace di riconoscere e creare pattern e schemi, si fa ingannare così facilmente?
Il bias dell’illusione della frequenza (o Baader-Meinhof Phenomenon) fa sì che il nostro cervello applichi filtri selettivi dovunque. Non nota tutto, perché sarebbe un sovraccarico di informazioni insostenibile. Ma quando qualcosa diventa rilevante, il cervello lo “evidenzia” in maniera ricorrente. Questo perché il cervello umano cerca coerenza. E quando il bias dell’illusione della frequenza entra in gioco, si allineano collegamenti e associazioni con le nostre convinzioni, talvolta inconsce, che non cercano riscontro su prove concrete.
Bias: tra Apofenia e Recency Illusion
L’approccio per comprendere meglio la portata del bias dell’illusione della frequenza risiede nel modo in cui la nostra memoria processa e elabora le informazioni appena acquisite. La memoria infatti è fortemente influenzata dall'emozione e dalla ripetizione. Quindi, quando un'informazione viene “tarata” sulla nostra attenzione, "semplicemente" tenderemo a notarla di più. Questo fenomeno richiama l’idea dell'Apofenia, ovvero la nostra inclinazione a vedere connessioni e schemi tra eventi che, in realtà, non sono affatto legati. Un esempio lampante? La convinzione secondo cui ogni volta che non si porta l’ombrello, piove. È un modo in cui il nostro cervello seleziona un pattern che non sempre ha una reale causa-effetto universale. Un altro fenomeno collegato è il cosiddetto “Recency Illusion”: Credere che qualcosa sia nuovo o più comune solo perché lo si è appena scoperto.
Il bias dell'illusione della frequenza e il ruolo dell’economia cognitiva
La realtà, come suggerisce la psicologia cognitiva, è che il nostro cervello riceve circa 11 milioni di bit di informazioni al secondo. Eppure, solo una minuscola frazione di queste informazioni arriva alla nostra coscienza. Per evitare di andare in overload, il cervello deve fare delle scelte immediate basate su scorciatoie cognitive(*):
- ignora ciò che sembra irrilevante
- risalta ciò potrebbe essere significativo.
Questo è il principio dell'economia cognitiva: risparmiare risorse e fare inferenze rapide basate su ciò che sembra rilevante.
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La percezione che abbiamo dei bias
La stessa cosa può accadere con concetti che si apprendono a scuola o in università. Improvvisamente, quella teoria che si scopre sembra poi appare ovunque, anche nei contesti più inaspettati. Perché? Perché il cervello ha deciso che quella conoscenza è rilevante, e la inizia a notare in ogni angolo della realtà. Questo è l’effetto del bias dell’illusione della Frequenza.
Il bias dell'illusione della frequenza negli studenti
Gli studenti universitari sono tra i più vulnerabili a questo bias. Ecco come funziona:
- Si apprende una nuova conoscenza.
- Il cervello la considera importante e la registra.
- Da quel momento, tutto sembra riflettere quella conoscenza.
In pratica, si sovrappongono concetti e idee appena acquisiti con qualsiasi cosa sembri avere una correlazione, anche quando questa, nella realtà dei fatti, non sempre esiste perché correlazione non sempre significa casualità. Un concetto tecnico, studiato in un manuale, può improvvisamente sembrare applicabile ad ogni situazione quotidiana, confondendo la percezione di quello che è veramente utile con ciò che può essere una sofisticata coincidenza.
La sincronicità secondo Jung
Eppure, non sempre tutto si riduce a calcoli. Ci sono momenti in cui una coincidenza sfugge alla logica del caso statistico e lascia una traccia più profonda. Lo psichiatra Carl Gustav Jung conia il termine sincronicità per spiegare alcune sofisticate coincidenze di grande impatto nella nostra vita come "un principio di connessione acausale". Ma cosa significa? Le sincronicità sono viste come segnali di un ordine intrecciato che connettono il mondo interiore con quello esterno. Un evento che arriva al momento giusto, uno di quelli che scuote la percezione e sembra rispondere a una domanda che non sapevamo di aver posto. Secondo lo psichiatra quando accade una coincidenza ricolma di un profondo significato per chi lo vive, qualcosa di più grande si muove all'interno della nostra mente, dicendo implicitamente che forse il caso non è casuale, ma un algoritmo che ancora non sappiamo interpretare.
«Questo cenno fa appello alla disposizione sempre e dovunque presente, a livello inconscio, a vivere un miracolo e alla speranza che dopotutto qualcosa del genere sia possibile».
Siamo vittime della nostra mente
Il nostro cervello, pur essendo una delle macchine più sofisticate mai esistite, è costantemente in trappola, ingannato dalle sue stesse percezioni. Ciò che vediamo e percepiamo non è la realtà oggettiva, ma una versione filtrata e distorta da quella che riteniamo essere la nostra "verità". Eppure, ci lasciamo affascinare da schemi alla ricerca di coerenza, come se, talvolta, questi possano avere un significato universale.
In fondo, il cervello non fa altro che cercare un ordine dove potrebbe non esserci altro che caos. E, in quella ricerca, è facile credere che tutto ciò che vediamo sia una conferma di ciò che pensiamo. Ma è davvero così? E soprattutto, cosa possiamo farci? Purtroppo nulla. O meglio, essere consapevoli o almeno, cercare di farlo. Factfulness Monday è il nostro invito a farti riflettere su quanto sia facile cadere nelle trappole della nostra stessa mente. E tu credi di più alla mera realtà statistica o alle coincidenze sofisticate?
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