Intensità, teatralità e drammaticità: che cos’è il disturbo isterico

Per la rubrica Metapsicologia, oggi approfondiamo un disturbo storicamente fondamentale per la psicologia, il cui studio si è evoluto molto nel corso degli anni: il disturbo isterico di personalità.

Oggi diamo il via a Metapsicologia, la nuova rubrica di approfondimento divulgativo psicologico che ogni secondo lunedì del mese vi illustrerà i disturbi psicologici che non conoscete, o ciò che non conoscete dei disturbi psicologici. E non potevamo non partire da un disturbo che ha fatto da apripista per la ricerca psicologica, tanto particolare quanto importante: il disturbo isterico di personalità.

Una storia travagliata

Per le proprie caratteristiche, il disturbo isterico ha da quasi un secolo e mezzo messo in crisi le vecchie convinzioni mediche e - successivamente - psicologiche. Nel suo libro Hysteria: The History of a Disease, la storica della medicina Ilza Veith dimostra come quello che alla fine dell’800 prenderà il nome di “isteria” fosse una condizione già conosciuta in tempi remoti, ma continuamente ignorata dagli esperti. Nel corso dei secoli, i pazienti con questo disturbo furono infatti ritenuti come bugiardi, accusati di mettere in scena delle sintomatologie inesistenti. Il motivo? L’approccio sostanzialmente organicistico proprio della medicina di allora non riusciva a riscontrare cause anatomiche dei sintomi manifestati.

La “Scuola di Parigi” e il contributo freudiano

Già tre neurologi francesi - Hippolyte Bernheim, Jean-Martin Charcot e Pierre Janet - rifiutarono la convinzione di falsità delle sintomatologie isteriche, e si adoperarono per risalire alle vere cause di una condizione piuttosto invalidante. Ai tre si deve non solo un contributo epistemologico, ma anche il merito di aver ispirato una forte corrente di ricerca che attirò neurologi da tutta Europa, tra i quali spiccò certamente Sigmund Freud

E fu proprio Freud ad offrire un’ampia letteratura sperimentale su questi pazienti, arrivando ad identificare la cosiddetta nevrosi di traslazione, ovvero la manifestazione fisica di profondi disagi e traumi psichici irrisolti.  

L’evoluzione clinica

Soltanto diversi decenni dopo si chiarirà che quello illustrato da Freud non era altro che l’attuale disturbo da sintomi neurologici funzionali, conosciuto anche come disturbo di conversione. Il disturbo isterico non è però scomparso dai manuali clinici. Si deve soprattutto allo psicologo Otto Friedmann Kernberg la distinzione tra disturbo isterico (ad alto funzionamento, dunque più vicino al funzionamento di un individuo “sano”) e disturbo istrionico (più vicino al livello borderline di personalità). Quest’ultima denominazione ha quasi del tutto rimpiazzato la storica “isteria”.

Disturbo isterico: le caratteristiche principali

Attualmente, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5-TR) individua tra i tratti peculiari di questo disturbo una ricerca continua di attenzioni oltre che una eccessiva manifestazione emotiva (sia negativa che positiva), individuabile in una vera e propria dipendenza dall’eccitazione. Inoltre, al centro della vita dell’individuo isterico vi è una sopravvalutazione della sfera sessuale, risultando particolarmente - e in parte inconsciamente - attraente, ma dall’altro lato superficiale e manipolatore

L’interiorità dei pazienti isterici è tuttavia caratterizzata da forte ansia e conflitto - soprattutto relazionale - oltre che incapacità di elaborare le esperienze dolorose[1].

I principali meccanismi di difesa

Dal punto di vista psicodinamico, alla base del funzionamento isterico vi è un meccanismo controfobico di rimozione dei conflitti e traumi infantili, generalmente di natura erotica. Ciò - oltre a scatenare una continua sessualizzazione dell’intimità - porta spesso a fenomeni di regressione, ovvero messa in atto di comportamenti infantili soprattutto in situazioni di rifiuto o stressanti. Può capitare inoltre che si manifestino fenomeni dissociativi, da cui possono derivare amnesie, alterazioni emotive e comportamentali e incoerenza tra credenze e azioni (McWilliams, 2012).

Le cause del disturbo isterico

Oltre ad un’eziologia puramente costituzionale, per cui si è ipotizzata una maggior dipendenza dal funzionamento dell’emisfero destro dei pazienti isterici[2], è interessante affrontare un’origine culturale del disturbo.

Il ruolo della famiglia

Già nell’800 questo disturbo - seppur come si è visto con prospettive diverse - fu etichettato come riguardante il genere femminile. Seppur questo possa apparire come un mero pregiudizio di genere riferito ad un periodo storico a noi lontano, ha in realtà una base epidemiologica accertata anche oggi, e il motivo è sostanzialmente culturale. In particolare, è stato ipotizzato che il disturbo isterico affondi le proprie radici in contesti familiari ben precisi, in cui le bambine - in presenza di fratelli di genere maschile - vivono con il continuo timore e tormento di una preferenza genitoriale per essi. Inoltre, anche messaggi familiari ambigui possono contribuire allo sviluppo del disturbo. Soprattutto nel passato non era infatti raro imbattersi in tipi di comunicazione volti all’affermazione della “mascolinità”: ai figli maschi era chiaramente detto di non piangere o non assumere determinati comportamenti, in quanto “da femmina”.  

Foto di MART PRODUCTION

Il ruolo del padre

Dal punto di vista esterno di una bambina di sesso femminile, ciò può risultare infatti particolarmente contraddittorio e conflittuale, portando ad un rifiuto del proprio genere sessuale[3], in parte confermando dunque quella che Freud definiva “invidia del pene”. Ma non è tutto.

Ad essere determinante è la figura paterna, anch’essa fonte potenziale e disambigua di conflitto. Con lo sviluppo dei caratteri sessuali primari e secondari, la bambina assiste infatti ad un allontanamento del padre, che diviene così distante (e quindi “attraente”) e spaventoso, a causa sia della propria costituzione fisica (corporatura, tono di voce) sia per un tratto latente di personalità sostanzialmente narcisistico e possessivo (McWilliams, 2012).

Le conseguenze

In età adulta, nel paziente isterico tutto questo si traduce in una generale ricerca di mantenimento della propria autostima tramite l’unico “potere” che l’isterico attribuisce e riconosce nel genere femminile: la seduzione. Inoltre, come conseguenze di tale processo vi sono una visione riduttivista dei generi sessuali (anche in termini di pregiudizi di genere) e la ricerca di affermazione del proprio potere sul sesso opposto, ricercando uomini “potenti” sia in termini sociali che caratteriali, esponendo dunque a relazioni superficiali e potenzialmente distruttive. Naturalmente il comportamento del soggetto isterico è inserito in un contesto difensivo di gestione della forte ansia relazionale e dei sensi di colpa che caratterizzano questa personalità.

La paura di invecchiare

Alla luce della sopravvalutazione che il paziente isterico fa dell’arma seduttiva, particolare attenzione è posta all’aspetto fisico ed estetico, fondamentali per esercitare il proprio potere sul sesso opposto. Con il passare degli anni, l’invecchiamento e il deterioramento estetico vengono quindi vissuti in maniera fortemente negativa, portando di frequente a reazioni depressive (McWilliams, 2012).

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