L’illusione dell’adeguatezza delle informazioni, il bias
Crediamo di avere sempre ragione, ma spesso ci mancano i dati giusti. Scopri gli studi che smascherano il bias di illusione dell’adeguatezza delle informazioni!
Cos’è il bias di illusione dell'adeguatezza delle informazioni?
Hai mai creduto di avere una visione completa su un argomento solo per scoprire che mancavano pezzi fondamentali? Oggi con il 4° episodio di Factfulness Monday parliamo di bias & euristiche. Nello specifico, prende il nome di “bias di illusione dell'adeguatezza delle informazioni” la nostra tendenza a sopravvalutare la validità di un’informazione incompleta o parziale solo perché sembra plausibile.
Prendiamo un esempio concreto: quante volte hai visto articoli, caroselli con titoli come “Il 70% delle persone fa X”? Suona convincente, ma il 70% di chi? Dove? Quando? Queste informazioni non vengono fornite quasi mai nella loro totalità, eppure lo storytelling visivo, grafico e uditivo può essere sufficiente per farci credere che ci sia dietro uno studio serio. Abbastanza per prendere quella opinione e farla nostra.

Perché accade?
Il bias di illusione dell’adeguatezza dell’informazione è il motivo per cui accettiamo dati privi di contesto, affermazioni senza fonti o statistiche con lacune di analisi critica. È subdolo perché non si manifesta con un “non lo so”, ma con un “penso di sapere abbastanza”, il che è, causticamente, molto più pericoloso. È così che finiamo per accettare come “verità”, concetti e idee che non ci appartengono, scegliendo semplicemente un lato su cui sbilanciarsi. Sei ancora sicuro di avere ‘sempre’ ragione?
«In media, lo fanno tutti»
Alla base di molti dibattiti accesi da aperitivo e non, citiamo il recente studio pubblicato il 9 ottobre 2024 sulla rivista ‘Plos One’. Il punto di partenza è che non sempre si hanno in mano tutti i fatti, pur essendo spesso convinti del contrario. La parte della ragione è sempre quella più lontana (e in salita) in un mondo dove il confine tra il bianco e il nero è più sfumato che mai. «In media, lo fa la maggior parte delle persone», spiega a Fortune il coautore dello studio Angus Fletcher, professore alla Ohio State University.
Lo studio scientifico che smaschera il bias di illusione dell'adeguatezza delle informazioni
Lo studio sopracitato, condotto su 1.261 adulti investigato in collaborazione dalla Ohio State, Stanford University e della Johns Hopkins University, ha messo in luce un fenomeno comune che ha preso vita come l’illusione di adeguatezza delle informazioni. Parliamo a tutti gli effetti di un bias, ovvero di una scorciatoia mentale. (Un’euristica se vuoi spiccare nella conversazione quando lo citerai). In particolare, i partecipanti dello studio sono stati divisi in 3 gruppi e sono stati invitati a leggere un articolo su una scuola immaginaria con un grave problema: la carenza di acqua.
- 1° gruppo: Riceveva solo una proposta di soluzione con i pro (fusione delle scuole).
- 2° gruppo: Leggeva una proposta alternativa con i contro (mantenere le scuole separate).
- Il 3° gruppo (di controllo): Riceveva entrambe le prospettive, con pro e contro.
I risultati dello studio:
‘Sorprendentemente’, i due gruppi che avevano ricevuto informazioni incomplete credevano di possedere dati sufficienti per prendere una decisione. Il fenomeno, definito come "illusione di adeguatezza delle informazioni", dimostra che raramente ci fermiamo a riflettere su ciò che potremmo non sapere. Su ciò che potrebbe essere stato omesso, ad esempio. Al contrario, la presunzione di completezza ci porta a sentirci sicuri delle nostre opinioni, anche quando sono basate su frammenti di verità.
Cacciatore Gehlbach, Carly D. Robinson, Angus Fletcher (Gli autori)
«Nel pregiudizio del realismo ingenuo le persone presumono che la loro interpretazione soggettiva di una situazione rappresenti una verità oggettiva». E anche i fenomeni sociali sono intrisi di questo bias.
E sì, lo fanno anche i media.
Leggi anche: Perché una perdita vale il doppio in termini di guadagni e il bias di negatività
La neuroscienza dietro il fenomeno dell’illusione di adeguatezza delle informazioni
Questo fenomeno è strettamente legato alla nostra tendenza naturale ad accettare la semplicità rispetto alla complessità del mondo. Factfulness Monday, si basa sui lavori di Daniel Kahneman e Amos Tversky, pionieri della psicologia cognitiva e della neuroscienza comportamentale. Questi fenomeni – i bias, ma anche Amos e Dan non scherzano – sono direttamente proporzionali alla stasi che il nostro cervello preferisce per risparmiare energia. Nondimeno Hans Rosling, l’autore di “Factfulness: 10 ragioni per cui il mondo va meglio di quanto pensi”, ci invita a riflettere su come, solitamente, tendiamo a interpretare informazioni parziali come complete anche se non lo sono. Informazioni che formano la nostra visione del mondo e che, spesso e volentieri, ci fanno sbagliare e fraintendere il contesto moderno.
Il contesto digitale amplifica molti bias
Uno studio del MIT del 2022 che combatte la disinformazione ha evidenziato come le persone tendono a fidarsi di contenuti visivamente accattivanti – come grafici o tabelle – anche quando i dati sono incompleti. Ha esplorato in particolare tre nuove funzionalità: la possibilità di valutare:
- l’accuratezza dei post,
- indicare utenti ritenuti affidabili
- personalizzare i feed in base all’accuratezza valutata.
Un sondaggio su 192 utenti ha evidenziato che molti già cercano di contrastare la disinformazione, seppur con strumenti limitati. In un test pratico su 14 partecipanti, queste funzionalità hanno permesso di influenzare attivamente la visibilità dei contenuti, mostrando come affordance mirate possano migliorare l’esperienza e la qualità dell’informazione online.
«Solo perché questo è lo status quo non significa che sia il modo corretto o l'unico modo per farlo», afferma Farnaz Jahanbakhsh, studentessa laureata presso il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT.
Il nostro cervello ama risparmiare
Perché succede? Perché il nostro cervello ama risparmiare energia quanto il fuorisede i contanti. Capita che l’informazione non si usi per informare, bensì per sedurre. Questa distorsione cognitiva ha un infatti prezzo: la curiosità sacrificata sull’altare dell'informazione immediata (e impacchettata con il fiocchetto). La combinazione di figure percepite come autoritarie sfocia in un grande (in)successo che porta alla diffusione di informazioni irrilevanti, bufale o disinformazione, interferendo persino nei processi elettorali (Allcott & Gentzkow, 2017 ).
Inoltre, i nostri feed sono ricolmi di analisi che confermano molte delle nostre opinioni preesistenti sono le nostre preferite. Difatti il fenomeno dell'illusione di adeguatezza delle informazioni va a di pari passo con il confirmation bias .
Vedi anche: Bias di conferma e istinti negativi che ci fanno fraintendere il mondo
Esempi nella vita quotidiana:
Un esempio velato dell’impatto del bias di illusione dell’inadeguatezza delle informazioni è la giustificazione della guerra in Iraq nel 2003. L’amministrazione statunitense sostenne che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa, basandosi su prove incomplete e, in alcuni casi, del tutto inesistenti. Dove ha portato? Alla guerra più dispendiosa di sempre, giustificata da informazioni che, col senno di poi, erano gravemente insufficienti.
Il vero grande problema, però, è che questo nodo si applica ovunque:
- Nelle discussioni online: leggi un post, senti un’opinione e hai già interpretato la faccenda con gli occhi di un’altra persona che ha idee più forti della tua.
- Nella politica: un titolo di giornale, una frase a effetto, e credi di avere tutti gli strumenti per capire cosa stia succedendo nel tuo Paese.
- Nelle relazioni: ascolti metà della storia e credi di dover giocare la carta orgolgio.
(Infatti, litigare per il bucato è un po' come una questione politica, spiega Fletcher a Fortune).
Perché è così facile cascare nel bias di illusione dell’inadeguatezza ?
- Comfort cognitivo: sapere “abbastanza” ci fa sentire sicuri. Nessuno vuole ammettere di essere ignorante, vero?
- Eccesso di informazioni: ironia della sorte, viviamo nell’era del sovraccarico informativo, ma siamo più ignoranti che mai perché scegliamo solo ciò che conferma le nostre convinzioni.
- Paura dell’incertezza: l’idea di non sapere abbastanza ci spaventa. È più facile aggrapparsi alla prima mezza verità che ci passa davanti
La disamina finale
La polarizzazione che brulica nei principali canali social su temi di scottante attualità è solo una conseguenza del non avere tempo o voglia di investigare le cose che hanno davvero importanza (e sono tante, forse troppe). Non siamo qui per (bias)imare di certo il nostro cervello. Al contrario, questa rubrica è pensata per fornire un supporto concreto alle cose che, a primo avviso, sembrano complicate. I social media hanno perfezionato lo storytelling in modi che sembrano quasi progettati per aggirare il nostro spirito critico.
«Il problema è che le persone non tengono conto degli unknown unknowns», spiegano i ricercatori, riferendosi alle cose che non sappiamo di non sapere perché ne ignoriamo l'esistenza. Ammettiamolo, non c’è nulla di più pericoloso che sentirsi sicuri di una verità incompleta. È il punto esatto in cui perdiamo la curiosità, la vera chiave per capire il mondo.
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