I profili spam: perché li creiamo e a cosa servono davvero?

La parte bella dei social è che li puoi utilizzare un po’ come vuoi, lasciando quindi spazio alla creatività. Per quanto all’apparenza sembrino senza senso, i nostri famosi “profili spam” (finsta) hanno un motivo di esistere.

I profili spam

 

È diventata un’abitudine, per la Gen Z, creare dei profili spam su social come TikTok e Instagram

Il profilo spam (che su Instagram viene abbreviato in Finsta – un’abbreviazione di Fake Instagram) è un secondo profilo appartenente alla stessa persona che ne possiede anche uno “principale”. La differenza tra i due è prevalentemente cosa viene postato: sul profilo spam solitamente vengono postate foto più personali, meno perfette e ironiche.

Su TikTok è un po’ la stessa storia: vengono postati video divertenti, con gli amici o meme, o, se si fa riferimento ai tiktoker, video che non rientrano nel loro lavoro di creator.

 

Il profilo principale

 

Il profilo “principale” è quello che tutti abbiamo sui social, dove postiamo foto, storie o video. 

Rappresenta anche il profilo dove si accetta la richiesta di follow un po’ di chiunque.

Il problema è che spesso lo sentiamo “legato” ai capisaldi dei social: foto perfette, video con la giusta inquadratura e le giuste modifiche. Rappresenta, in sostanza, la migliore versione di noi, è il palcoscenico su cui mostriamo le nostre – apparenti – vite e personalità perfette.

Eppure, tutto ciò non basta: oggi la Gen Z opta per qualcosa di più vero, ha cercato un escamotage per ribellarsi a queste imposizioni sociali pur rimanendo sui social: il profilo spam.

In questo articolo dell’emittente radiotelevisiva BBC, Jamie, il ragazzo intervistato afferma come sul suo profilo principale propini foto e video che alimentano l’idea della vita perfetta che conduce, quando in un secondo momento rivela di avere a malapena i soldi per uscire di casa. Sul suo Finsta può “svelare” questo segreto, che resta invece celato sul profilo principale.

 

Il Finsta

 

Oltre a ciò che viene postato, un’altra discrepanza è rappresentata dai follower. Il profilo principale può, appunto, essere seguito da chiunque la persona accetti, mentre i profili spam vengono creati appositamente per accettare solo gli amici più intimi, una sorta di evoluzione della funzione degli Amici stretti delle storie di Instagram.

Il potere del profilo spam, in sostanza, diventa questo: accettare solo le persone con cui ci si sente a proprio agio a mostrare foto in cui si è venuti male o non troppo curate.

Anche il nome utente non deve essere nome e cognome della persona in questione, per rendere ancora più palese il bisogno di privacy.

«Da una prospettiva sociologica, i profili spam sui social network possono essere visti come una manifestazione della crescente mercificazione delle relazioni sociali. Citando il sociologo canadese Erving Goffman e la sua teoria del "dramma sociale", i social media possono essere visti come una scena teatrale, dove le persone si esibiscono in pubblicità o in comportamenti conformisti per ottenere approvazione o visibilità. I profili spam, da un lato, diventano una forma di "maschera sociale", che cerca di inserirsi artificialmente in questo spazio, alterando la percezione di autenticità», esordisce la sociologa Lavinia State.

Postare le foto o le storie che più ci piacciono, senza preoccuparci troppo di inquadrature, effetti, difetti, dovrebbe rendere i social più leggeri e toglierci il peso del giudizio.

Ma è veramente così? E soprattutto, perché sentiamo il bisogno di eliminare il peso di un giudizio che non abbiamo scelto?

 

Il giudizio dei social

 

I social potremmo paragonarli a una grossa matrioska di vetro, sotto cui c’è una campana trasparente per ciascuno di noi, con cui possiamo osservare gli altri e siamo, a nostra volta, costantemente osservati. Vicini ma lontani.

Essere continuamente sotto l’occhio attento di altre persone ci fa sentire al centro dell’attenzione, come se ogni sbaglio, difetto o smacco si potesse vedere lontano chilometri. E questa sensazione la provano più o meno tutti quelli che utilizzano i social.

Tutto questo inficia su vari aspetti della personalità delle persone: l’autostima, la ricerca del perfezionismo e la paura dell’imperfezione.

La pubblicazione di foto più ironiche e meno curate però, se fatta sul profilo principale, viene ampiamente giudicata o vista male, nonostante il ricorrente uso di questa tecnica sul profilo spam. Quindi perché lì sì, e sul profilo principale no?

«Sui social, c'è una forte pressione a presentare un’immagine ideale, curata, "perfetta" che, talvolta, diventa anche irrealistica. Quando qualcuno pubblica immagini più autentiche, dove si mostra per com’è realmente senza filtri o che non rispettano gli standard estetici tradizionali sul proprio profilo principale, infrange implicitamente questa norma sociale. La critica nasce in parte dal fatto che l'idea di perfezione è diventata così radicata che chi "trasgredisce" quella regola rischia di suscitare disagio negli altri, suscita il non piacere, che vedono la pubblicazione di foto "non curate" come un’affermazione di non conformità a un codice di comportamento socialmente accettato».

Il feed di Instagram o TikTok propone a raffica foto o video di corpi perfetti, idealizzati e privi dei difetti fisici a cui tutti siamo soggetti. E quel giorno dove sei particolarmente triste ecco che non vedi una, due foto, ma duecento, trecento di ragazzi o ragazze che ti sembrano migliori, più belli, con tutte le caratteristiche “socialmente accettate”.

Ma chi le ha accettate? Be’, noi. Ma non direttamente.

 

L’uso di stereotipi e bias

 

Le caratteristiche socialmente accettate esistono perché la nostra mente lavora tanto – forse troppo- e quindi a volte necessita di una pausa. Per non spendere energie preziose analizzando qualsiasi cosa ci circondi, tende a fare un po’ “di tutta l’erba un fascio”: i bias e gli stereotipi sono due scorciatoie mentali con cui riusciamo a semplificare il mondo.

Semplificare però, può voler dire eliminare informazioni a volte importanti.

Di ragazze belle ce ne sono a bizzeffe, però i canoni socialmente riconosciuti, prediligono la ragazza alta, priva di imperfezioni, con un corpo snello e tonico. Lo stesso discorso vale per i ragazzi, che per la società devono essere alti e muscolosi. 

Ed è quello che di solito viene proposto nei feed dei nostri social. Tutto ciò che non si avvicina a questo stereotipo viene giudicato come strano o diverso.

La tendenza allora sarà quella di uniformarsi a questo pensiero, e così nascono le app per modificare le foto e i video, in cui talvolta è persino difficile capire se ci sia stata la modifica o meno.



I profili spam contro il perfezionismo

 

I problemi di autostima e l’insoddisfazione corporea che possono nascere in seguito all’utilizzo dei social non sono così lontani dalla realtà.

Coloro che si sentono coinvolti nel confronto sociale che avviene naturalmente sui social, svilupperanno anche una costante paura del giudizio degli altri.

La consapevolezza dei propri difetti fisici nasce dopo aver assistito a un’estenuante proposta di corpi perfetti, ideali di perfezionismo che non corrispondono alla realtà. Spesso l’insoddisfazione corporea ha portato anche allo sviluppo di disturbi d’ansia, depressione e disturbi alimentari.

«Nel 2020 è stato condotto un esperimento di Steinsbekk e colleghi con l’obiettivo di testare l’influenza dell’uso dei social sull’autostima; i risultati hanno evidenziato che l'esposizione ai social media può avere effetti contrastanti sull'autostima. In alcune circostanze, un maggiore coinvolgimento sui social media è stato associato a un abbassamento dell'autostima, in particolare quando gli utenti confrontavano la propria vita con quella degli altri, sviluppando così sentimenti di inadeguatezza, insoddisfazione e bassa autostima. Tuttavia, i ricercatori hanno anche evidenziato che gli effetti non sono univoci: l'autostima di alcuni individui sembrava non essere influenzata negativamente, soprattutto quando l'uso dei social era limitato o indirizzato verso esperienze di interazione più positive e supportive, come conversazioni con amici stretti o l'interazione con contenuti che promuovono il benessere psicologico», ci rivela State.

Non è tanto come noi vediamo noi stessi, ma come pensiamo che gli altri ci vedano.

Sui profili spam questo problema non si pone poiché nascono proprio per abbattere questi muri, allontanarsi da questi ideali per cercare di vivere più serenamente in questo spazio che, seppur soffocante, ci ha inglobati: i social.

«Il fattore più interessante riguarda l’espressione del sé attraverso l’irregolarità. In un ambiente dove l’apparenza e la perfezione sono enfatizzati, chi crea questi profili potrebbe voler esprimere la propria individualità attraverso l’irregolarità, ovvero una sorta di sfida, un modo di dire che non si accetta il sistema, pur rimanendo dentro di esso. La “ribellione” non è un rifiuto totale del social, ma piuttosto una forma di adattamento a un ambiente che, pur essendo fonte di frustrazione, è anche il punto centrale di connessione e relazione. L'idea di sfuggire dal social diventa, quindi, meno attraente rispetto alla possibilità di manipolare le regole del gioco per ottenere una sorta di libertà dentro di esso».

 

Ma perché deve essere tutto perfetto?

 

La vera domanda che può scombinare gli equilibri dei social è: perché le foto e i video devono essere perfetti? Perché sentiamo di dover, a tutti i costi, soddisfare questo obbligo?

I social sono la nostra vetrina, come quando conosciamo qualcuno e tendiamo a voler proporre la migliore versione di noi, per una buona prima impressione. Prima si poteva contare solo sulla propria personalità e carattere, ora abbiamo le foto e i video a fare da pubblicità.

Il continuo perfezionismo ostentato dai social nasce da una riproduzione della società, che si è adattata alle tecnologie. 

Alcuni ricercatori della Harvard Medical School hanno indagato il fenomeno delle prime impressioni: sembra, infatti, che i partecipanti all’esperimento riuscissero a formarsi una prima impressione da una fotografia mostrata per soli 10 secondi.

La prima impressione resta importante per i bias che abbiamo nominato sopra: il bias della prima impressione ci mette circa 7 secondi a formarsi, dopodiché sarà difficile modificare il la costruzione che il nostro cervello ha già immagazzinato e archiviato. In 7 secondi, la persona davanti a noi viene analizzata e catalogata, ecco che quindi questo potrebbe essere uno dei motivi per cui sui social c’è la spasmodica ricerca del perfezionismo. 

 

Un’ipotesi dietro i profili spam

 

Non solo la fuga dal perfezionismo. Dietro la creazione dei profili spam, potrebbero esserci altre motivazioni. Con la sociologa State, abbiamo indagato l’ipotesi che, una di queste, potrebbe essere la volontà di creare un alone di “unicità” attorno a sé.

«Le persone che si imbattono in questo profilo potrebbero iniziare a chiedersi: "Chi c'è dietro? Cosa sta cercando di nascondere o rivelare? Perché questo mistero?". In questo modo, l’individuo dietro il profilo potrebbe ottenere una sorta di attenzione o di "valore sociale" anche senza rivelare completamente sé stesso, giocando con l'immagine che gli altri si fanno della sua persona. Questa dinamica di mistero potrebbe anche riflettere un desiderio più profondo di essere percepiti in modo speciale o unico. Piuttosto che conformarsi a una persona perfetta o standardizzata (come spesso avviene nei social tradizionali), si crea un profilo che stimola un interrogativo, che invita gli altri a compiere uno sforzo per "scoprire" l'identità dietro il velo di anonimato. In questo senso, non si tratterebbe tanto di sfuggire completamente ai social, ma piuttosto di sfidarli, mettendo in gioco l’idea di essere visti in modo diverso, fuori dalle categorie prestabilite», conclude la sociologa State.

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