Bias di Proiezione: cos'è, come funziona e perché ti inganna
Scopri il bias di proiezione, uno dei 200+ errori cognitivi che influenzano le tue scelte quotidiane senza che tu lo sappia.
Ti è mai capitato di credere che qualcuno fosse arrabbiato con te solo perché ti sentivi irritato? O di pensare che una tua battuta fosse piaciuta a tutti, semplicemente perché tu l'hai trovata brillante? Ecco, sei stato vittima del bias di proiezione e te lo spieghiamo meglio nel settimo episodio di Factfulness Monday.
Cos'è il bias di proiezione?
Il bias di proiezione è l'errore cognitivo per cui crediamo che gli altri pensino, sentano o reagiscano come noi. In altre parole, proiettiamo i nostri stati mentali sugli altri. Per assemblare il quadro che ci spinge a capire il bias di proiezione citeremo i lavori di alcuni pionieri della ricerca contemporanea. Secondo i neuroscienziati Chris e Uta Frith ("The Neural Basis of Mentalizing", Neuron, 2006), il cervello usa sé stesso come modello per interpretare la mente altrui. Questo processo, chiamato mentalizzazione, si basa sulla simulazione interna. Nello specifico:
Immaginiamo cosa proveremmo noi in quella situazione, e assumiamo che l'altro faccia lo stesso. Ma qual è il motivo che ci spinge a farlo? Long story short: il bias di proiezione & le scorciatoie evolutive.
Il bias di proiezione: origini evolutive e neuroscientifiche dell’errore cognitivo
Il bias di proiezione ha radici evolutive ben sedimentate. Parliamo di una strategia che ci ha permesso di velocizzare il processo decisionale sociale. Non a caso la proiezione è uno dei 200+ bias cognitivi che il cervello usa per semplificare la complessità del mondo. Peccato che, nel farlo, lo distorca. Perché la mente non cerca verità, ma cerca conferme. Ma facciamo un passo avanti.
Vedi anche:
- Bias di Conferma & istinti negativi che ci fanno fraintendere il mondo
- L’illusione dell’adeguatezza delle informazioni, il bias
La Embodied Simulation Theory & i neuroni specchio
La Embodied Simulation Theory, proposta dal neuroscienziato e ricercatore Vittorio Gallese (Università di Parma), suggerisce che comprendiamo gli altri simulando internamente le loro esperienze. I neuroni specchio, scoperti proprio in Italia, ne sono la base neurale. Questa "empatia automatica" può funzionare bene e non ha nulla a che fare con la 'bontà'. Eppure, le differenze interpersonali possono rischiare di sabotare la comprensione dell’altro.
Neuroscienze sociali & empatia
Nel dettaglio, secondo le neuroscienze sociali e le neuroscienze dell'empatia, il nostro cervello empatico non è semplicemente una funzione astratta, ma un’attività radicata in meccanismi percettivi e motori. Il bias di proiezione e i neuroni specchio entrano in azione anche quando vediamo qualcuno provare un’emozione o compiere un’azione -- accade anche davanti a un'opera d'arte. In tal caso i nostri stessi sistemi senso-motoriali si attivano — non in modo simbolico, ma incarnato. Questa simulazione neurale è ciò che ci permette di comprendere intuitivamente l’altro, ma è anche il motivo per cui siamo così vulnerabili a proiettare su di lui ciò che proviamo noi. Ed ecco spiegate le basi per comprendere il bias di proiezione.

Esempi quotidiani del bias di proiezione
- Relazioni personali: pensi che chi ami debba capire sempre ciò che senti, talvolta senza bisogno di spiegazioni..
- Lavoro: un manager crede che i suoi dipendenti siano mossi dalla passione, come lui. Ma alcuni possono lavorare soltanto per pagare l'affitto, e non sempre per realizzarsi.
- Social media: un influencer presume che il proprio pubblico condivida le sue idee e valori. Ma internet è pieno di specchi e del fenomeno chiamato 'echo chamber'. Nella planimetria digitale consenso non sempre significa “compreso”.
Il paradosso sociale: meno vedi, più credi di vedere
La neuroscienziata Tania Singer, direttrice del Social Neuroscience Lab della Max Planck Society, ha evidenziato che quando condividiamo le emozioni altrui, il nostro cervello attiva le stesse aree neurali coinvolte nell'esperienza diretta di quelle emozioni. Questa attivazione, spesso automatica, coinvolge strutture come l'insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore, suggerendo che l'empatia si basa su rappresentazioni neurali condivise tra sé e l'altro. Tuttavia, questa "simulazione incarnata" può portarci a proiettare i nostri stati mentali sugli altri, distorcendo la nostra comprensione delle loro esperienze. In altre parole, anziché comprendere veramente l'altro, potremmo sovrapporre le nostre emozioni alle sue, creando un'illusione di empatia che, in realtà, riflette più noi stessi che l'altro.
La teoria della mente, ovvero la capacità di inferire gli stati mentali altrui, viene così distorta: non capiamo davvero l'altro, lo ricopriamo di un significato tutto nostro.
Perché il bias di proiezione è così subdolo?
- È invisibile dall'interno.
- Si presenta come "buon senso".
- Ti fa sentire più empatico, mentre riduce la tua empatia reale.
E, soprattutto, si mimetizza da verità logica. Lo pensi, lo senti, quindi dev'essere giusto. No? Ecco perché la teoria della mente va compresa meglio.
Oltre il bias di proiezione: più di 200 trappole mentali
Il bias di proiezione non è un caso isolato. Fa parte di un ecosistema di oltre 200 bias cognitivi noti, catalogati dalla psicologia contemporanea (Vedi anche: Cognitive Bias Codex). Il bias di proiezione fa parte degli errori sistematici del pensiero, dette anche euristiche o scorciatoie mentali. Non capita una volta: accade sempre ogni giorno. E spesso senza che te ne accorga.
Si può riconoscere (e disinnescare) il bias di proiezione?
- Interrompi l'automatismo. Quando sei sicuro di sapere cosa pensa l'altro, fermati. Potresti non avere ragione.
- Fai domande, non deduzioni. Sostituisci il "so cosa provi" con un "me lo racconti?".
- Accetta l’iter secondo cui l'altro non è un'estensione di te.
Conclusione - Factfulness Monday: il nostro invito
Viviamo in un mondo dove è facile semplificare. Troppo facile. Ma la semplificazione è il primo passo verso l'errore. E il bias di proiezione è un’ulteriore conferma. Pensiamo di capire il mondo. Di capire gli altri e di capire noi, mentre quello che facciamo è solo ascoltare il riverbero dei nostri pensieri. Factfulness Monday è il nostro invito a sospendere il giudizio, accendere la curiosità e allenare l'empatia. Solo così, forse, possiamo avvicinarci ad accettare il fatto che il nostro pensiero, spesso, ci tradisce proprio quando ci sembra più lucido. Non per avere meno bias. Ma per far sì che siano loro ad avere meno controllo su di noi.
Fonti principali:
Frith & Frith, "The Neural Basis of Mentalizing", Neuron, 2006.
Vittorio Gallese, "Embodied Simulation Theory", Università di Parma.
Tania Singer, Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences.
Cognitive Bias Codex, Wikipedia & Buster Benson.
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