Healthy o junk? I fast food ci fanno meno gola
La generazione Z consuma un eccesso di cibo spazzatura? Nella contemporaneità globalizzata, al proliferare delle offerte nei fast food, si fa spazio anche una maggiore consapevolezza alimentare. La salute è la priorità dei giovani: tanto fisica quanto mentale.
Il cibo si caratterizza per la sua valenza simbolica e comunicativa. Sul cibo e per il cibo non si agisce solo in virtù di un bisogno fisiologico, o per mera sopravvivenza: a queste sfere si sovrappongono quella della sua produzione e conseguente distribuzione. Inoltre, il cibo è un bene culturale, e l’alimentazione è una scelta.
Dietro ogni pratica alimentare si cela qualcosa che va oltre la pratica stessa in senso stretto, e che in questo caso risponde ad esigenze sociologiche, che superano il gesto di, per così dire, preparare un piatto e sedersi a tavola.
Il cibo, in definitiva, è molto di più, poiché incarna valori simbolici. Posto che il nutrimento implichi una scelta, allora si può affermare che il cibo non è buono solo da mangiare. Se da un lato il cibo risponde a bisogni fisiologici diretti, in virtù del principio di utilità; dall’altro si impone una percentuale non trascurabile di bisogno culturale, che ne plasma la scelta e l’eventuale rifiuto.
Il cibo marca un confine, che è stato nel corso del tempo più definito rispetto alla contemporaneità, per cui ora risulta essere poroso e soggetto ad influenze. Marca quindi le differenze culturali, per cui è strumento di difesa, conservazione e riproduzione identitaria.
L’atto dello stare a tavola porta con sé delle criticità: il rapporto col cibo è genericamente complesso. Tra gusti e (dis)gusti, ciò che è buono da mangiare non coincide sempre con ciò che è sano. Oggi, la questione alimentare è tornata ad essere motivo di dibattito, soprattutto in relazione alla situazione climatica ed ecologica.
Per abitare il pianeta è necessario essere consapevoli (anche) di ciò che si ha nel piatto. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo, e tra un documentario e un'inchiesta, un'alimentazione alternativa sembra essere possibile.
Di contro, aumentano i fast food e le formule all you can eat, che attirano una vasta gamma di clienti, non solo Millenials e Gen Z.
Il principio primo che favorisce il proliferare di queste catene multinazionali, è proprio la comoda rapidità con cui i piatti vengono preparati prima, confezionati poi, e infine serviti. Una catena di montaggio inarrestabile, e che funziona perfettamente, in cui l'origine del prodotto finito è di interesse circoscritto.
La Gen Z ama i fast food? Sì, ma con attenzione
I ragazzi apprezzano un buon hamburger, il kebab o la barca di sushi; tuttavia cercano anche un equilibrio tra praticità e salute. Dimostrano così una sempre maggiore consapevolezza relativa ai rischi che il consumo di questi alimenti porta con sé.
Questo è dato, - in parte - anche ai contenuti social. Nella contemporaneità, sono molteplici gli influencer che sponsorizzano uno stile di vita sano all’insegna dell’allenamento e di una alimentazione bilanciata.
Che questo nasconda sottilmente delle criticità è fattuale, ma è parimenti indubbio l’impatto che questi contenuti hanno sugli adolescenti.
L’EIT (The European Institute of Innovation and Technology) ha svolto una ricerca prendendo in considerazione le abitudini alimentari di ragazzi tra i 18 e i 24 anni. La conclusione ha visto il cibo sano (e vegetale) come priorità, seppur alcuni dichiarino che tale scelta sia più una “moda”.
C’è da aggiungere che l’informazione relativa alla corretta nutrizione è confusa e insufficiente. Il 26% degli intervistati ha dichiarato di non saper bilanciare un pasto con i nutrienti essenziali.
Tuttavia, la percezione prevalente è che il cibo sano sia costoso, e spesso per questo si dà priorità al junk food: rapido, comodo e economicamente accessibile.
Queste caratteristiche costituiscono un elemento di preoccupazione verso i giovani e il loro rapporto col cibo. Se da un lato, la generazione Z dimostra consapevolezza, e voglia di informazione; dall’altro c’è preoccupazione.
A destare maggiore inquietudine sono gli snack che i giovani intervistati hanno ammesso di consumare tra i pasti principali: cibi preconfezionati, in cui gli zuccheri e i conservanti abbondano. Tuttavia, i giovani adolescenti, - come emerge da questa ricerca - sfruttano in misura sempre maggiore i dispositivi elettronici per reperire informazioni sulla corretta informazione.
È il loro modo per riempire il vuoto di cui sono responsabili tanto gli istituti scolastici, quanto le industrie. C’è grande attenzione anche sulle grandi aziende di delivery. Molti adolescenti considerano prioritaria la correlazione tra salute del corpo, garantita da una corretta alimentazione, e salute mentale.
C’è una correlazione tra il cibo spazzatura e la salute mentale: lo studio e i risultati
È de “The Jindal Naturecure Institute” la ricerca che ha visto - ancora una volta - come protagonisti i giovani della Gen Z, e che ha indagato il rapporto tra il cibo spazzatura e la salute mentale.
Evidentemente, mens sana in corpore sano non è un semplice motto. Le cattive abitudini alimentari influiscono sullo stato psicofisico dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Sulla totalità del campione in analisi, il 90% svolge regolarmente attività fisica, e il 38% mangia ai fast food almeno due volte alla settimana. A questi dati, si aggiunge il 39% degli intervistati che ammette di aver sofferto di ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare.
Il consumo di questi cibi provoca danni alla salute: dall’obesità, al diabete fino alla coronaropatia. Ma anche squilibri ormonali e disturbo del sonno. Tra gli intervistati, un numero significativo ha indicato come alternativa la pratica dello yoga e della meditazione, per favorire il mantenimento fisico ma anche il benessere mentale.
Meno carne rossa, più verdure e… insetti? L’alternativa del novel food
Mangiare è una scelta: nutrizionale, culturale, sociale, etica e ambientale. Quello che raggiunge le nostre tavole svolge un ruolo decisivo tanto per lo sviluppo, quanto per la deriva del nostro pianeta.
Col passare del tempo, le condizioni di sopravvivenza mutano, e a queste l’uomo deve adattarsi continuamente, impiegando strategie sempre diverse. Infatti, per fronteggiare la crescita demografica, è risultato necessario provvedere ad una maggiore quantità di cibo, e nello specifico di proteine di origine animale, di cui abbonda la richiesta su scala mondiale.
All’aumentare della domanda, che ad oggi è ampiamente soddisfatta, cresce però anche la preoccupazione degli- per così dire- addetti ai lavori del pianeta. Di fronte ad una tale fattualità, e cioè all’inevitabile e sempre maggiore crescita della popolazione mondiale, preoccupa la futura risposta alla richiesta (già in atto, peraltro): la produzione intensiva di carne.
All’Annual meeting 2018 del World Economic Forum (WEF) i risultati delle ricerche sul consumo e sulla produzione di carne non lasciano spazio al dubbio: nonostante il consumo di carne sia in calo in molti Paesi considerati ricchi (Italia inclusa), nel 2017 la sua produzione ha toccato il record di 263 milioni di tonnellate distribuite tra manzo, maiale e pollo.
Quali sono le alternative sostenibili disponibili per evitare un disastro annunciato?
Da qualche tempo si parla di novel food, ovvero il cibo non tradizionalmente europeo, equivalente sul piano dei nutrienti e ad impatto ambientale zero: gli insetti, in particolare. In termini ecologici il vantaggio sarebbe enorme.
Quella che per il futuro del pianeta rappresenterebbe una rivoluzionale svolta positiva, lascia qualche dubbio ai singoli individui che lo abitano. L’etnomofagia, infatti, si scontra con il muro del disgusto culturale, che spesso si assottiglia verso la diffidenza, e molto raramente alla curiosità.
Da un sondaggio che ho effettuato tramite Google form, ad inizio dicembre 2023, su un campione di 115 persone- stratificato per genere, età, e provenienza geografica-, si illustra la percezione collettiva sul consumo di insetti e l’ulteriore alternativa della carne coltivata. Su un totale di 115 persone, di età compresa fra i 17 e gli 81 anni così distribuiti:
• 82 di genere femminile;
• 32 di genere maschile;
• 1 non specificato
Alla domanda “Conosci il Novel Food e le alternative al consumo di carne? (ad esempio, gli insetti)?”, le risposte e registrate sono state le seguenti:
Hanno risposto “Sì”, il 59,1% del totale, corrispondente a 68 persone. Il 40,4%, ossia 47 persone, ha dato risposta negativa.
Alla domanda “Ti è mai capitato di assaggiare insetti? Saresti curioso?”, l’esito è stato:
5 persone, cioè il 4,3% del totale hanno risposto “Sì, ho provato”. 32 persone invece, cioè il 27.8% hanno risposto “no, non mi è mai capitato”. Inoltre, 20 persone(17.4%) hanno selezionato come opzione di risposta “Sì, mi incuriosirebbe”, e infine 58 persone (50,4%) hanno invece selezionato “No, non mi incuriosirebbe”.
Ho chiesto di motivare la risposta, e sebbene l’intera totalità non abbia compilato il campo, ho raccolto comunque le motivazioni date. Il motivo maggiore relativo alla risposta negativa è la repulsione/fobia per gli insetti (43 persone), a cui segue il timore/diffidenza per la consistenza (5 persone), ma anche il rifiuto di proteine animali (11 persone), e l’ammissione di un limite culturale che considera gli insetti un cibo “tabù”(14 persone).
Tenendo presente che i giovani della “generazione Z” sono, per la maggior parte, sostenitori delle cause ambientali, etiche e quindi alimentari; e hanno una consapevolezza ambientale più evidente rispetto alle generazioni passate, è fondamentale che le aziende del settore si aggiornino e stiano al passo con la richiesta.
Considerando la nostra realtà, dove la società è compulsivamente consumista e spesso trascura le conseguenze delle sue abitudini frivole, diventa urgente ripensare al nostro ruolo. Il pianeta chiede un comportamento diverso, e a questo proposito, sorgono le proposte del veganismo o del vegetarianismo.
Secondo l’American Dietetic Association – ADA (2009), le diete vegetariane, quando ben seguite e pianificate e che includono prodotti vegani, sono considerate salutari e nutrienti, potendo portare benefici e prevenire patologie, anche negli atleti.
Evidenze scientifiche mostrano dunque come l’alimentazione influenzi la salute- tanto fisica quanto mentale, e il modo in cui il cibo consumato abbia un impatto sull’ambiente. La generazione Z, - in misura maggiore rispetto a quella precedente- dimostra una consapevolezza nuova in merito alle scelte alimentari.
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