Weltschmerz: quando soffri il dolore del mondo

Dal punto di vista sociologico, il dolore del mondo riguarda un sentimento di rassegnazione e tristezza verso il mondo e le sue sorti, che si lega al fenomeno della solastalgia. Ma cosa sono? Da cosa sono causate?

Per quanto poco conosciuto, il termine tedesco Weltschmerz - che fa riferimento ad una specifica sensazione di tristezza, dolore e rassegnazione nei confronti del mondo - negli ultimi due secoli ha attraversato le principali filosofie occidentali e orientali, passando per i grandi classici della letteratura. Lungi dal considerarlo un concetto del passato: esso è ben radicato nelle dinamiche della società odierna.

Dolore per il mondo: un po’ di storia

Si attribuisce comunemente allo scrittore tedesco Jean Paul - autore de Il Titano - l’invenzione della parola tedesca Weltschmerz, che ha dato il via a un vero e proprio movimento intellettuale e che riesce a meravigliare ancora oggi.

Da Schopenhauer a Tolkien

La visione tipicamente romantica del mondo affonda le radici proprio nel significato intrinseco di questo sentimento. Il celeberrimo “pessimismo” - associato a una visione ateleologica e cupa della vita e del mondo - ha caratterizzato in sfumature diverse le opere di alcuni dei più grandi scrittori e filosofi dell’800, come - tra gli altri - Arthur Schopenhauer, Giacomo Leopardi, Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud. Tuttavia, quello che è un sentimento “nato” agli inizi del XIX secolo è oggi alla base dell’uomo contemporaneo, con implicazioni psicologiche, sociologiche e filosofiche ampie, come peraltro “profetizzava” Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra e La gaia scienza. Ritornando alla letteratura, ancora nel 1954 il concetto sopravviveva nelle pagine del capolavoro di J.R.R. Tolkien Il Signore degli Anelli.

Il dolore per il mondo oggi

Dal punto di vista sociologico, il sentimento di dolore del mondo si manifesta continuamente negli stili di vita odierni e nel nuovo modo di concepire l’esistenza e il futuro. Per approfondire meglio il tema, la Redazione si è messa in contatto con la Dr.ssa Alessia Ciniglio, sociologa.

Quanto incide nelle nuove generazioni?

Il fenomeno del Weltschmerz sembra più attuale che mai soprattutto nelle nuove generazioni, dopo decenni di generale ottimismo. In particolare, la Dr.ssa Ciniglio definisce la nostra epoca come «segnata da un disagio profondo e pervasivo». A gravare è soprattutto un «malessere sociale diffuso, che oggi assume forme diverse».

Che cos’è cambiato rispetto al passato?

Il dolore oggi - afferma la Dr.ssa - è ben diverso rispetto al passato, «meno eclatante, eppure costante». Ma in cosa consiste? 

Si tratta di un dolore che non fa rumore perché si annida nei ritmi frenetici della nostra società caotica. Il dolore del mondo, talora evidente e amplificato dai media, talvolta più sottile, spesso ignorato o nascosto dal circuito dell'informazione, è evidente nella solitudine delle relazioni digitali, nella fragilità economica, nella mancanza di orizzonti certi, nella precarietà lavorativa e isolamento sociale

Anche la nuova e più profonda percezione che i giovani hanno della propria interiorità ha fatto emergere disagi probabilmente latenti ma impattanti.

A differenza del passato, in cui la lotta avveniva per la sopravvivenza materiale, oggi molti giovani combattono battaglie interiori contro l’ansia, la depressione, il senso di inadeguatezza e la pressione ad essere performanti in un mondo instabile. È un dolore meno evidente, ma non meno reale: il dolore dell’iperconnessione senza contatto e dell'identità frammentata.

Photo by Tomas Williams

Le cause del “dolore del mondo”

Riguardando la collettività, il fenomeno del Weltschmerz risulta particolarmente «legato a mutamenti storici, culturali ed economici». L’eziologia sociologica è dunque vasta.

La risposta nei grandi del passato?

I grandi pensatori del passato sembrano aver riconosciuto e descritto le cause di questo sentimento già nella società ottocentesca, su cui d’altronde si basa quella odierna occidentale. Come ci ha spiegato la Dr.ssa Ciniglio,

Diversi sociologi, tra cui Max Weber e Karl Marx, hanno tracciato le cause di questo "dolore”. Max Weber - uno dei fondatori della sociologia moderna - ha coniato il termine “disincantamento del mondo” per descrivere il processo di razionalizzazione che ha causato la perdita di significato simbolico e religioso nella vita moderna, sostituito da una razionalità fredda e burocratica. Ciò comporta nell’individuo un senso di vuoto esistenziale ed impotenza verso i problemi globali che lo circondano.

Dalla filosofia di Marx possiamo invece risalire alle cause del dolore del mondo dal fenomeno dell’alienazione lavorativa, uno dei fardelli più pesanti che ci affligge ancora oggi:

Altre cause sono riconducibili alla teoria dell'alienazione di Karl Marx che offre una visione fondamentale delle radici sociologiche del dolore del mondo: l'alienazione è un’esperienza psicologica e sociale. Questa condizione di estraneità e di distacco dal proprio ambiente sociale e dal proprio essere interiore è una delle forme più gravi di dolore del mondo.

Ma contributi significativi per comprenderne la genesi arrivano anche da voci più vicine a noi. È il caso di Ulrich Beck, che introduce il concetto di «società a rischio».

Il rischio diventa una condizione permanente, e l'incapacità di controllarlo genera ansia e frustrazione. Il dolore del mondo, in questa ottica, nasce dalla paura collettiva di un futuro instabile, milioni di persone percepiscono l’impotenza umana di fronte alle sfide globali.

Dal generale al particolare: dolore per il mondo e per l’ambiente

Un senso di dolore, tristezza e rassegnazione può riguardare non solo una visione complessiva del mondo, ma anche le realtà particolari degli individui. È il fenomeno che prende il nome di solastalgia, il quale si manifesta in situazioni di perdita o disgregazione dell’ambiente che circonda il soggetto.

In che modo sono correlati?

Solastalgia e Weltschmerz sono fenomeni più connessi di quanto si possa pensare. La Dr.ssa evidenzia infatti che 

entrambi i fenomeni sono espressione di una crisi più ampia che riguarda non solo l'individuo, ma anche l'intero ecosistema sociale e planetario generando una sensazione di perdita: la perdita di valore, di legami, di senso, e di stabilità, che sono temi universali nell'esperienza della modernità. In entrambi i casi, l'individuo è incapace di adattarsi completamente alle trasformazioni sociali ed ambientali e vive una sofferenza legata alla consapevolezza di un futuro incerto.

Che conseguenze hanno sull’individuo?

Le implicazioni di tale dolore - universale o particolare che sia - segnano l’individuo in maniera sostanziale «sui rapporti interpersonali e sul modo in cui gli individui si approcciano al mondo esterno». Più in particolare,

tali fenomeni influenzano non solo la sfera emotiva e psicologica, ma anche le dinamiche sociali e comportamentali. Vi è un aumento della solitudine ed alienazione nella società odierna, soprattutto tra giovani, con conseguente perdita di fiducia in se stessi, negli altri e nelle istituzioni. Inoltre, numerosi episodi di comportamenti difensivi e resistenza al cambiamento derivano dalla sofferenza causata dai fenomeni di interesse.

Un’opportunità di rinascita

Per quanto negativi, i fenomeni di profondo dolore interiore per il mondo esterno possono rappresentare una scintilla che spinge al cambiamento. Come sottolineato dalla Dr.ssa Ciniglio,

la sofferenza legata al cambiamento e alla perdita può essere il motore di una visione del mondo più inclusiva e orientata al bene comune: un maggiore impegno verso l’ambiente e un rinnovato interesse per la solidarietà sociale.

Dolore del mondo: intervenire è possibile

È proprio la collettività la chiave di volta per l’attenuazione del dolore e il cambiamento del modo in cui l’individuo si affaccia alla realtà.

Cosa si può fare?

Sotto una prospettiva sociologica, la Dr.ssa Ciniglio riporta l’esistenza di numerose strategie e interventi utili a tale scopo.

È opportuno lavorare sulla costruzione di nuovi significati socioculturali e la promozione di cambiamenti strutturali e ambientali che possano ridurre il senso di estraniazione, sofferenza esistenziale e impotenza. Ad esempio, per rinforzare il senso di comunità e solidarietà sociale, in molte città sono state attuate iniziative di co-housing e progetti comunitari che mirano a creare spazi di vita condivisi, al fine di favorire il senso di appartenenza, riducendo la solitudine. Inoltre, fondamentale è il ruolo di numerose politiche pubbliche per il benessere collettivo che promuovono la giustizia sociale, la lotta contro le disuguaglianze e la sostenibilità ambientale per contrastare il dolore del mondo.

Riscoprire la comunità

In un mondo sempre più diviso e individualista, riscoprire il senso di comunità e collettività è probabilmente tra gli atti rivoluzionari più forti che ognuno possa attuare. Anche nel proprio piccolo, costruire una rete sociale significa quantomeno contenere le sofferenze di una situazione che ci sta sempre più schiacciando, e il dolore del mondo ce lo dimostra

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